E mentre in montagna si mangia ancora piuttosto cold e molto, molto liquido (meditando se introdurre il kefir al posto dello yogurt e se il latte di cocco si possa usare in una zuppa fredda) a Roma la pasta impazza. Come se non bastasse ci si mette tutto l’ardire di attingere a un grandissimo classico della cucina siciliana (qui la versione ortodossa ed eterodossa di Enza che ha pure vinto) proponendone una versione leggermente ri-maneggiata (ro-maneggiata?) che sostituisce al cavolfiore verde il broccolo romanesco e semplific qualch epassaggio. Bella è bella non c’è che dire, fa venir fame e voglia, chissa che domani qualcuno non si decida a prendere un treno (!) per Roma…
Feb
9
linguine coi broccoli romani arriminati
Category: paste, per primi | 5 Commenti
Feb
8
lassi di cannellini
Category: crudo (a), zuppe | 8 Commenti
Non è stagione, va bene. Ma ci sono a volte esigenze che trascendono la stagionalità, per esempio una dannata operazione ai denti che costringe ad adattare la cucina alle esigenze di una dieta liquida e per di più fredda. Dunque nella sua semplicità, il lassi di cannellini, è una non-ricetta figlia della necessità che in questi giorni è stata declinata in ogni variabile possibile di profumo e/o spezia. E così si finisce per scoprire che i limiti a volte aguzzano la creatività e che, con qualche giorno di anticipo, scaviamo pure nelle ragioni dell’illuminarsi di meno (la giornata giusta è in realtà il prossimo venerdì) perché cucinare senza sprecare energia, calore, chilometri può essere quasi un esercizio estremo…
Feb
5
Ci siamo stati. E poi ci siamo tornati. Il menù da Solociccia è sempre quello, strutturato da cima a fondo attorno ad un tema solo, e il tema, è evidente, è la carne, la ciccia. Sì perché il Cecchini è un macellaio, anzi è il macellaio di Panzano in Chianti. La sua “bottega”, l’antica macelleria Cecchini, sta proprio di fronte al ristorante e lui si giostra giocoliere, saltimanco, attore consumato nel palcoscenico animato e conviviale che include la bottega, la casa (cioè il ristorante) e lo spazio che sta nel mezzo. Ma la sensazione è che sia un po’ tutto il paese a circondare il Cecchini e lui ad essere parte del paese e del Chianti, in generale.
Del resto Solociccia è un’esperienza: si aspetta insieme agli altri il turno di servizio (ce ne sono due a sera) e insieme agli altri si mangia, passandosi vassoi e chiacchierando spesso in diverse lingue, ci si può portare il vino da casa e anche qui capita di scambiarsi le bottiglie. Poi la sequanza è fitta…
Feb
4
Questo post è un ringraziamento e pure un messaggio nella bottiglia, una bottiglia un tantino indirizzata, con nome, cognome, indirizzo. Sì perché una giovane cuoca di questo mondo ci ha spedito per posta tre magnifici sacchettini di spezie thai, tre curry di colori diversi (verde, rosso e giallo) attraverso quelle meravigliose circostanze che fanno transitare un regalo prezioso, che viene da lontano, per il Brennero in Italia (o quasi) partendo dalla Germania.
Insomma Alex grazie! Grazie di cuore di essere generosa come sei, grazie di aver pensato a noi, grazie della bella foto che accompagnava il tuo biglietto, grazie, grazie, grazie. Però, e di certo non si dovrebbe voler chiedere ancora, qua abbiamo bisogno urgente del tuo aiuto! perché in mancanza di un libro decente che ci inizi realmente a tradizioni orientali complesse, si continua a replicare la (quasi) medesima zuppa, variando gli elementi, facendo pure a meno dei più esotici, bilanciando il dolce con l’agrumato e provando pure a metterci i noodles… insomma noodles a parte (continuano imperterriti a risultare collosi e compatti) questa robetta ci riesce, vorremmo passare avanti. Ce li mandi i consigli? o meglio ancora vieni a farci un corso?
Feb
3
La pasta Garofalo la usiamo. La usiamo da prima della nascita di questo blog per tutta una serie di ragioni e di affezioni che forse si possono riassumere nel fatto che la troviamo buona, diversa e pure bella. Così quando anche quest’anno, come l’anno precedente, abbiamo ricevuto un pacco-dono dalla Garofalo non potevamo che esserne felici, e pure due volte. Insomma regalo e regalo gradito.
Ma la questione diventa più delicata quando si tratta di scegliere cosa farne, nel senso che a differenza di quella che compriamo al supermercato per quella nel pacco abbiamo una specie di remora al consumo. Come la facciamo? Nulla sembra degno. Ci vuol qualcosa di diverso. Ci vuole un’occasione. Bisogna fotografarla controluce, in piena luce, in bianco e nero. E così si rimanda.
Poi una sera, stanchi, difronte all’ormai proverbialmente vuoto frigo del fotografo ci si deve buttare, ed allora senza intenzione, senza pensare e con poca materia (buona però!) viene fuori una cosa che non ci avresti mai pensato, che fa sentire bene tutto, la pasta in primo luogo e, come piace a qualcuno e pure a noi, con pochi, pochissimi ingredienti.
Feb
2
identità golose
Category: appunti | 12 Commenti
Ci sono certe prime volte che segnano a vivo, e questa di Identità golose ha tutta l’aria di essere una di quelle da annoverare nella categoria. La premessa necessaria e imprescindibile è che la confusione è ancora tanta, ma tanta proprio, sia perché si è trattato di assaggio, di quelli colti davvero al volo transitando tra Roma e il Trentino (non è che sia esattamente in linea d’aria ma insomma…), sia perché Identità golose è tanto, ma proprio tanto in sè.
A volerci aggiungere che Marie e il fotografo mi ci hanno mandata da sola, e che mi mancava l’esperienza non solo della cosa nello specifico ma anche di ogni assembramento gastronomico di qualunque genere (o quasi), c’è di che farsi girare la testa.
Feb
1
ricetta d’artista N 5. Il suppl¡ di Andrea Satta
Category: non solo risi, ricette d'artista | 11 Commenti
Di ricette d’artista era un po’ che non ne facevamo, e a dire la verità ci mancavano, parecchio.
Di questa siamo particolarmente contenti, perché ha un contenuto semplice, “sferico” e poetico che sta nella mano di Andrea Satta, la voce dei Tetes de bois.
Roba consolidata il supplì, ci veniava da dire, e invece al primo morso (e pure al secondo e così via…) la versione di Andrea aveva un timbro caldo, una sorpresa dentro, arancione e profumata… buonissimo!
Gen
29
ciambelline al prosecco
Category: per dolce | 14 Commenti
Cosa fare di un rimasuglio di prosecco nel frigo in una giornata fredda e piovosa?
Ci sono giorni in cui si avrebbe voglia di qualche cosa di dolce, ma il frigo e la dispensa non hanno molto da offrire. Magari è pure domenica pomeriggio, o è troppo tardi, o l’indolenza è troppa per uscire fuori a comprare delle uova.
Ecco questa ricetta ce l’ha regalata la nostra amica Raffaella ed è da considerarsi a tutti gli effetti un salvagente! Mica solo perché le ciambelline sono tonde come quelle per galleggiare al mare, ma perché riescono sempre (e con il buco!) e con molto poco, che il vino sia bianco, rosso o pure prosecco, insomma quel che c’è e quanto ce n’è…
Gen
28
“Eh, stavolta non mi viene”, dice il fotografo dopo cinque minuti che il tortino è sui fornelli, ogni volta. Stavolta si attacca, oppure, È troppo grande, si romperà quando la giro. Eppoi invece viene sempre, con più o meno acrobazie e preoccupazioni. E Maite si lecca i baffi e ne vuole ancora.
Il tortino, si è capito, non ha un nome ben preciso e non è di facilissima esecuzione, pur nella sua severa semplicità. La sua preparazione è affidata esclusivamente al fotografo, questa volta con un pelapatate d’eccezione: le papate sono proprio quelle sbucciate da Alessandro che, a praticare cambuse, di patate se ne intende.
Gen
27

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Certo nel calendario lo avevamo gà inquadrato, gatto “intruso” compreso, ma Alex (come del resto Luca che ha posato per l’ultimo dei dodici ritratti) meritava la copertina, il post, la prima pagina e pure qualcos’altro che è una piccola sorpresa… il 18 febbraio a Roma, nello spazio Antù (via Libetta), Alex e gli altri undici saranno “appesi” in una piccola mostra di passioni alimentari. La serata sembra estremamente carina e piena zeppa di cose (cibesche e libresche), tutti i dettagli appena possibile (ma anticipiamo già che cucineremo pure qualcosa), dunque save the date e un backstage particolarmente gustoso.
Gen
26
zuppa di vino di terlano
Category: per primi, zuppe | 13 Commenti
Giusto per rimanere in tema di esotismo altoatesino, questa è una delle ricette che più ho sognato di replicare in tutto il suo aromatico trasporto. La faccenda del resto per quanto esotica, sembrerebbe semplice: ottimo brodo di partenza (di quelli con tutti i crismi, in particolare la pazienza…), ottimo vino (va da sè…) e panna freschissima, la cannella certo, le uova e i crostini, volendo, passati nel burro.
Ma la verità è che, per quanto attenta e ortodossa nell’esecuzione, questa zuppa non mi è mai riuscita come nel ricordo, così come in Alto Adige (e a Bressanone in particolare) la praticano con l’agilità di chi fa le cose “ovvie”.
Dunque aiuto: qualcuno conosce qualche segreto? Ha la suocera della Valle Isarco? Una ricetta migliore? o forse è meglio rassegnarsi all’idea che una zuppa così valga un viaggio?
Gen
25
torta di papavero
Category: per dolce | 16 Commenti
Durante gli anni dell’università questa torta faceva figura. Figura innnzitutto di cosa nordica, esotica, decisamente poco abituale. Tutto uno scricchiolare di semini piccoli, neri e blu, una specie di alone ”peccaminoso” (ma i semi di papavero non sono oppiacei?) e misterioso (ma dove li compri scusa?) . Così dopo, un effluvio di spiegazioni (no, no, non fanno dormire, almeno credo… li compro in drogheria, quella in via di città, accanto alla Chigiana, hai presente?) la meraviglia della torta si condensava sempre immancabilmente sull’ingrediente mancante: ma dvvero non c’è la farina? e nemmeno lievito? e il burro?
E sì davvero, la farina non c’è, e nemmeno il lievito per non paarlare del burro… sostituiti dalle mandorle e dal papavero appunto, e sorretti da molte, molte uova…
Gen
22
Quando, qualche mesetto fa, eravamo stati a Palermo la sansazione che ne avevamo riportato era quella di muoverci in una specie di scenografia disegnata all’eccesso: tutto troppo bello, troppo “forte”, troppo decadente. Ballarò ancora più ballarò di come avremmo mai potuto immaginarla, rumori, suoni, odori, e poi i balconi, la gente, i pupi di Cuticchio, Antonello, pane e panelle per davvero e fumo di stigghiole…
Quando, in quei giorni, abbiamo messo piede nella celebre antica-focacceria-S. Francesco le cose si sono fatte ancora più letterali. Sì perché sarà stato pure il fatto di sporgersi dalla balconata superiore come se stessimo al cinema, o semplicemente il fatto d prendersi il tempo di osservare, ma pareva proprio di stare su un set animato, di facce, di cibo, di vita. Tutto molto, molto siculo.
Quando dunque proprio ieri abbiamo letto (qui) che la focacceria sarà il centro della sit-com trasmessa via web ”Panelle e Crocché” ci è parso giusto, esatto, impeccabile! insomma un’idea geniale. Aspettando di guardare la prima puntata a febbraio ripassiamo le immagini catturate a dicembre proprio su quel ”set”.
Gen
21
zuppa di crescione
Category: roba verde (o quasi), zuppe | 11 Commenti
Il crescione non si trova spesso sui banchi dei mercati romani, dunque quando lo si intercetta non è questione di indugiare, di passarci accanto figendo di non sentire… anche perché il crescione, oltre ad essere maneggevole e verdissimo, è un classico della cucina francese, in particolare proprio nella versione soupe.
Dunque adocchiati due mazzetti al mercato a fare capolino tra cose più certe, il resto è venuto d sé, lineare, semplicissimo e di un verde assolutamente tono su tono.
Gen
20
coniglio al gin(epro)
Category: carni, per secondi | 7 Commenti
“è tardi! è tardi!”, ed è tardi davvero… che qui le giornate sono diventate strette, correndo e zompettando e poi impastando e rimpastando, con il fotografo rimasto solo a cucinarsi le uova di Parisi (beato lui!) e le cuoche un po’ stremate tutte inzaccherate di farina.
“è tardi! è tardi!” e tempo di cucinarsi qualcosa non ce n’è (nemmeno l’uovo al tegamino) così, a pensare a certi conigli ci è tornato in mente questo che è finito in pentola (a forza di far tardi?) con bacche di ginepro e una marinatura alcolica, che a partire dalla ricetta trentina avrebbe dovuto essere di grappa, ma che in sua mancanza è stata corretta al gin…

















