Ago
2

è ufficiale: siamo in vacanza!
Ci rivediamo a settembre con qualche novità covata in questi mesi. Intanto, in queste ultime ore, aspettiamo di prendere aerei, finiamo di sbrinare il frigorifero, andiamo a caccia di un trasportino per il gatto con misure impossibili (mannaggia all’Alitalia!) e soprattutto salutiamo gli amici.
Buonissime vacanze.
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Lug
29

Assenti, siamo stati molto assenti, tanto da aver lasciato sola la piccola Nina nella sua pioggia di riso. Ma qui i lavori incalzano e abbiamo cominciato a tirare il fiato da poche ore, giusto in tempo per cominciare finalmente a pensare alle vacanze.
C’è da dire che il tempo, quello atmosferico, ci proietta, almeno qui tra le montagne, più verso l’autunno che non verso l’agosto di sole e di sonno a cui aspiravamo. Ma sembra che sarà solo una parentesi, che la pioggia finirà domani e dunque tra pochi giorni saremo sparpagliati tra Barcellona, l’amaca siciliana e il patio nel Chianti, ognuno nella sua “isola”. Poi chissà che per fine agosto non si riesca a ritrovarsi con di nuovo la voglia di cucinare che anche quella, diciamocelo, se ne è andata un po’ in vacanza.
Tra voglia latitante e frigo desertificato da troppi spostamenti in giro per l’Italia, per la ricetta con il riso abbiamo virato sul minimal, ma di quelli tradizionali. Queste frittelle di riso sono veramente solo riso, zucchero e frittura, con soltanto un cucchiaio di farina a reggere l’impasto: niente uova, niente latte, niente marmellata, niente crema… niente insomma. Eppure i ricordi sono tanti perché queste frittelle qui erano quelle che a Siena le fanciulle di questo blog hanno mangiato a quintalate negli anni dell’Università, e una delle due pure prima. In piazza del Campo compariva ad annunciare la fine dell’inverno un banchetto che le sfornava fino a San GIuseppe: croccanti, caldissime in cartoccini che scaldavano le mani e una tirava l’altra.
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Lug
18

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Sono giorni di grande caldo e per i calycanti pure di grande lavoro. Avremmo molta voglia di un bagno in piscina se non proprio in un mare profumato. A ben guardare ci accontenteremo pure di una vasca da bagno con ghiaccioli galleggianti, e forse forse pure di mettere a bagno i piedi in una tinozza per qualche ora.
Ecco allora che, a riguardarla oggi la ni-ne-tta dolcissima e bella sotto una pioggia di riso, sembra quasi che l’immagine ci possa rinfrescare. La giornata in cui è stata scattata, alla vigilia del nostro pic nic tutto bianco, segnava l’inizio dell’estate. Nina e il suo riso ci ricorda che per andarle incontro, all’estate, occorre solo un vestito bianco, un sorriso disarmante e un ombrellino vezzoso!
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Lug
12

L’ambiguità vale la pena scioglierla subito: non si tratta di dare da mangiare ai gechi anche se l’idea sarebbe di quelle folgoranti, perché, diciamocelo, sono così carini che la voglia verrebbe di farseli amici, di tenerseli in casa come animaletti domestici, e a pensarci conosco più di una persona che ha almeno provato a passare dall’intenzione ai fatti.
No, no qui si tratta di un problema molto più da femmina, come direbbe qualcuno, ovvero come riuscire finalmente a usare una (ma sono tante) di quelle formine da biscotti comprate in un raptus compulsivo di acquisti da cucina. E qui bisognerebbe aprirla una parentesi perché frequentando case di gente che cucina, spesso, spessissimo anzi, ci si è consolati difronte a collezioni pari e pure qualche volta superiori a quelle di casa nostra. Un po’ come quando da bambine ci si trovava per giocare alle bambole e si voleva mostrare all’amica del cuore tutti i vestitini, gli accessori, le scarpine… ecco, con gli attrezzi da cucina e in particolar modo con le formine la sensazione è un po’ quella. Persino Elena-comida, che pure ha girato mezzo mondo e conosce bene il peso di un trasloco con l’Oceano nel mezzo, ha una sua collezione di formine che ho tenuto tra le mani, rassicurandomi un poco per quella che continuo a considerare una passione un tantino insana, ma almeno condivisa.
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Lug
10

Due righe su Palermo giusto per dire che ieri alla Galleria Garage proprio vicino, vicino alla Focacceria di San Francesco si è svolta una serata anche, almeno, in parte Calycanta.
Noi non c’eravamo, purtroppo, perché sono giornate di fuoco, passate a rincorrere un progetto di cui speriamo presto di poter parlare, ma in spirito, amicizia e ricette c’eravamo eccome. Così abbiamo ripescato questa immagine di uno dei mercati della città, perché c’è un po’ tutto: la vita del cibo, la luce, il colore e l’arte. Se siete o passate a Palermo, magari fateci un salto alla galleria, perché certe cose bisogna proprio vederle e poterle cuntare così come vengono e come sono.
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Lug
7

Sono giorni in cui la testa un po’ gira. Sarà il caldo (finalmente), sarà una (piccola) collezione di chilometri, saranno soprattutto certi shock climatico-geografico-culturali che trasportano dalle valli trentine misurate in bicicletta (vero papà?), alla laguna veneziana trascorsa in bragozzo, fino all’agrumeto siciliano calpestato quasi a piedi nudi. Bello, certo. Ma la testa gira un po’. Soprattutto che tutti questi trasbordi coprono il tempo risicato di una settimana e, cosa ben più stupefacente, un’unica, minuscola valigia.
Cosa riportare indietro dunque? La testa che gira, si è detto, poi il calore e tanti ricordi nella settimana che, per tante e insieme una sola ragione, è nella mia vita la più difficile da attraversare. Mentre mi/ci spostavamo qualcosa è andato a fuoco, “le cavallette” sono andate a caccia di tesori, è fiorito il gelsomino, un’amica ha compiuto gli anni e, soprattutto, è nata Sofia! Nell’attesa di conoscerla dal vivo, proviamo a dedicarle questo gelo di mellone che lei è troppo piccola ovviamente per mangiare e noi troppo lontani per farle assaggiare, ma che condensa in colore, consistenza, dolcezza un po’ del suo mondo.
Questo gelo di mellone non è soltanto siciliano, anzi sicilianissimo, ma ha tutta una sua storia di amore ziesco, incrociato, rimbalzato e potenziato.
Zia Graziella si è proposta per cucinarlo mettendo insieme gli stampi di nonna Lella e nonna Pina, zia Sara consultata su certi delicati passaggi ha dato apporti e suggerimenti decisivi, alla fine tutto si è addensato alla perfezione: il gelo era compatto e dolcissimo…
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Lug
3

In transito da un aereoporto pieno di ritardi due calicanti su tre hanno molto tempo (per una volta) di riguardare le foto (tante…) della giornata trascorsa in laguna sul bragozzo di Cristina. Venezia vista da lì aveva un aspetto insapettato anche nel ripercorrere luoghi conosciutissimi condensati di ricordi: affacciati sull’arsenale, sotto il ponte dei 3 archi, davanti alla Marisa e persino in pellegrinaggio all’ospedale dove un certo numero di anni fa nasceva (proprio lì e proprio in quel giorno di giugno) una calycanta su tre.
Poi il bragozzo colorato di Cristina ha preso le vie d’acqua e di terra: barene, bricole, dame, cavane, cormorani e cavalieri d’Italia, bilance, botti e ghedi e isole piccole, piccolissime. in cui siamo sbarcati in completa solitudine: Sant’Andrea, La cura, San Giacomo in palù, Mazzorbo con Santa Caterina.
Nè c’è da pensare che ci sia mancato conforto, dalla colazione con zaletti e caffè al vetro siamo transitati da uno spritz alleggerito fino al saor di sarde e pure di melanzane, insomma si stava tanto bene tra acqua e tera, tera e acqua..
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Giu
29

In partenza per la laguna, solo il tempo di lasciare questa granita di uva spina, quasi come un appunto, una nota fresca. Del calore del fuoco e dell’incendio, delle braci e della fuligine ne avremmo infatta abbastanza e la granita sembra proprio quel che ci voleva. L’uva spina poi la si può trattare un po’ come il limone ma con qualche aroma in più (e tanti più semi…) che la fanno un po’ più strana, un po’ più ”roba da femmine”, come direbbe qualccuno…
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Giu
28

Ci sono giorni (o settimane) in cui il Bianconiglio ti sembra un pigro signore compassato che se la prende comoda e che porta l’orologio sempre un po’ indietro per non stressarsi troppo.
Perfino i pranzi si trasformani in consigli di guerra per cercare di spremere anche quel minuto in più nel planing della giornata.
E allora, ogni tanto, bisogna pur concedersi un qualche genere di conforto, piccolo, dolce, croccante. Questi qui Maite li aveva infornati per la gioia del fotografo, che però, ingordo, pretendeva anche l’aperitivo al baretto in piazza. Sarà che il nostro orologio, al contrario di quello del coniglietto, è bollente; sarà che i nostri planing bruciano le tappe…, fattostà che scriviamo il post di oggi con parecchie ore di ritardo, ancora anneriti di fuligine e dopo aver passato la giornata in compagnia di tre squadre di pompieri, partite da tutti i paesi delle vicinanze. Nella confusione ci siamo perfino dimenticati di offrire i dolcetti.
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Giu
25

Di solito a giugno in toscana (e non solo) ci si riposa all’ombra di un albero, oppure si sorseggia una bibita bella fresca. E invece qualche giorno fa più che a giugno sembrava di essere a ottobre. Mese perfetto per la raccolta dei funghi, e così è stato! Ringraziamo Matteo e Nicolas per essersi svegliati alle cinque del mattino per raccoglierci dei porcini e finferli. La nonna di Marie, spagnola, ma che vive nel sud della Francia da tanto, tanto tempo, ci regala una notte di San Juan di terra e di bosco. Speriamo che il fotografo si consoli così almeno un po’ per non essere in spagna a saltare falò.
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Giu
23

I peperoni gialli che Timi ci ha servito su un piatto d’eccezione e una bella cassetta di nespole adocchiata dal fruttivendolo-pusher di fiducia sotto casa del fotografo hanno suggerito un gazpacho giallissimo e non troppo acido. Memori allora di una certa nonna e di una certa stufetta a carbonella che avevamo fotografato in sicilia, i peperoni li abbiamo arrostiti per ottenere un gusto più dolce e soprattutto una consistenza compatta e setosa. Abbiamo poi sostituito l’aglio con dei cipollotti freschi e l’aceto con un buon balsamico. Maite si è leccata i baffi! ma con lei non c’è gusto che il gazpacho se lo scola sotto qualsiasi forma o variazione. Timi invece non l’ha assaggiato… le sarebbe piaciuto?
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Giu
22

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Timi(soara) è un’amica con un nome originale, è lucana ed è belissima. Vive tra i dischi, lavora alla radio e il suo amore è musicista. Per posare per il nostro ritratto alimentare dubbi ne ha avuti pochi: peperoni! gialli, carnosi e possibilmente di buon augurio per un’estate che ancora stenta ad arrivare. Di nostro ci abbiamo messo solo qualche attenzione (e qualche filo) per riuscire a mettreli in orbita tra dischi-volanti un tantino vintage, ma scelti con cura.
Qui sotto qualche scatto di backstage e domani la ricetta con i peperoni ritornati a terra e “cucinati” dal fotografo.
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Giu
21
A dire la verità qualcuno, probabilmente sapendoci timidi, ci ha pensato prima di noi a linkare tra i commenti l’articolo del Corriere della Sera dedicato al pic nic. Lo facciamo anche noi tra una botta di coraggio e una vampata di rossore semplicemente perché ne siamo felici, oltre che per ringraziare ancora una volta tutte le “anime candide” che ci hanno aiutato a farne la festa che immaginavamo.
La foto poi ci aiuta a ricordare (visto che siamo reduci da un week end di tempesta in-tutto-e-per-tutto-perfetta!) che saremmo veramente a giugno e che soltanto una settimana fa c’era nel cielo terso una cosa calda che si chiama sole.
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Giu
18

La ricette si scambiano, si tramandano, si raccontano, si raccolgono in taccuini o in altri luoghi, un po’ come in un barattolo. Questa ricetta arriva da uno scambio. Novella e la zia Chiaretta, dopo aver assaggiato il nostro 500 esimo post ci hanno “regalato” il loro ciambellone che abbiamo deciso di mettere in barattolo (nel senso letterale di cuocercelo proprio dentro) per traspostarlo meglio in qualche futuro cestino da pic nic, fosse mai che perdiamo l’abitudine…
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Giu
15

In attesa di decretare chi abbia vinto il candido contest del pic nic di domenica, aggiudicandosi un ritratto con il proprio alimento preferito, trascriviamo una delle ricette più scambiate durante quelle stesse ore passate sotto la quercia.
Ricetta forse è un parolone, perché il lassi non è solo un cosetta facilissima, ma anche il regno delle variabili personali e personalissime che lo portano dal dolce (e pure dolcissimo) al salato.
La nostra versione era basica, nel senso di semplice ma anche di assolutamente a occhio, oltre che a estro: solo yogurt, acqua, miele (poco), semi di finocchio e zenzero.
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