quiche al doppio papavero

Delle poppole, o per dirla in italiano della papaverina, abbiamo parlato già da un po’… Ma la signora Fausta insiste a portarla al mercato e noi insistiamo a comprarla perché è buona, anzi buonissima (anche se noiosetta da pulire…) e romanticissima. A mangiare le foglie verdi dei papaveri infatti sembra di intravedere il rosso dei campi di maggio e di giugno, Maite si immagina sul treno e Marie nel Chianti… così con l’ultima borsa di verdura-romantica si è voluto giocare al quadrato, ma in assenza: del papavero si è usato tutto, foglie e semi, ma non il fiore che ancora non c’è. Le poppole come impasto, i semi di papavero sulla base di pasta brisée e nella garnitura “meringata”.

La ricetta

Ingredienti
pasta brisée
tre tazze di poppole cotte
3 uova
2 cipolle bionde piccole
2 cucchiai di grana tentino grattugiato (oppure di parmigiano)
semi di papavero
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Stendere la pasta briseée e prima dell’ultimo colpo di mattarello spolverizzare di semi di papavero nell’area centrale della circonferenza, quindi foderare con la pasta una tortiera a bordo medio alto (foderata di carta da forno), cuocere il guscio di pasta brisée con i pesi o i fagioli per circa 10-15 minuti, quindi togliere i pesi e lasciar asciugare in forno dolce par altri 5-10 minuti. Sbattare un uovo intero e due tuorli, unire la verdura (curata, lavata e sbollentata quindi) ben scolata e tagliata e il formaggio, regolare di sale e pepe e farcire il guscio di pasta precedentemente cotto. Montare a neve molto densa le chiare d’uovo aggiungere un po’ di sale e una manciata i semi di papavero, quindi disporre sulla torta e cuocere in forno ventilato per una ventina di minuti.

maite

13 Commenti a “quiche al doppio papavero”

  1. Elvira scrive:

    Io ogni giorno mi aspeto di vedere all’improvviso dei campi davanti ai quali passootutti i gorni, diventare rossi all’improvviso, come successe l’anno scorso…praticamente da un giorno all’altro, un campo che era solo erba si riempi di papaveri, un’emozione incredibile :)

    Non mi fiderei affatto però di usarne ll foglie,visto l’inquinamento, ma ciò non mi impedisce di ammirare questa quiche al quadrato!

  2. valentina scrive:

    Concordo… adoro tutte le erbe spontanee….ho da pochi giorni scoperto il Grisol detto anche sciopetin… l’ho cucinato ieri…. a breve un post…
    ma la cosa che mi piace ancora di più è uscire per campi a raccogliere quet meravigliosi frutti spontanei….grazie per questa segnalazione aprirò meglio gli occhi….

  3. fra scrive:

    che quiche splendida…mi piacerebbe saper riconoscere le erbe spontanee per creare piatti pieni di vita e romanticismo come questo
    bravissimi
    un bacio
    fra

  4. elisabetta scrive:

    bella idea… ieri ho raccolto le ultime rosette di papavero (la fioritura è imminente, le piante sopravvissute alla raccolta sono diventate ormai dei cespugli), ho anche un pacchetto di semi da inaugurare. E stasera ho ospiti, ecco che cosa mangeranno!

  5. maite scrive:

    @Elvira: hai ragione sai? i papaveri sono imprevedibili, persino assurdi spuntano all’improvviso e nei posti più impensati fregandosene totalmente persino dell’inquinamento
    @valentina: credo che il tuo sciopetin sia quella che io ho conosciuto con il primo nome di “cannatella” e a cui abbiamo dedicato varie cosine, il nome vero (!) è silene, e giuro la adoro! anche perchè un po’ come i papaveri si trova ovunque generosamente, lunedì di pasquetta ne abbiamo raccolte manciate e oggi a pranzo mi sa… cannelloni!
    @fra: anche a me piacerebbe conoscerle meglio, un’amica mi ha promesso una gita di istruzione con un’altra amica guardia forestale, chi è in zona e si vuole aggregare… sempre che ce la si faccia a organizzare, vero sara?
    @elisbetta: mi sa che tu sei un’esperta di ebette selvatiche, non è vero? a questo proposito: sempre lunedì, armata di una piccola enciclopedia portatile messa nello zaino, ho raccolto ell’equiseto, c’è scritto laconicamente che si può mangiare come gli asparagi anche se il sapore non assomiglia per nulla… la cosa pareva un po’ criptica, così ci siamo astenuti, tanto più che nemmeno la signora fausta aveva lumi, tu ne sai qualcosa? grazie.

  6. MICHELA scrive:

    poppole?
    Se non o capito male son quelle che qui chiamano rosoline.
    Buone!!
    Deliziosa questa quiche.
    ciao.

  7. valentina scrive:

    @maite si si sciopetin è ovviamnet il nome in veneto… ma si chiamo silene… ho controllato!!!

    Sarebbe bello una bella raccolta di ricette con erbe spontanee….

    Io lancio l’idea….e aspetto il post sui cannelloni se ci sarà ;-))

    Ciao

  8. Mariù scrive:

    Bellissima.
    Non credo che qui a Berlino le troveró mai ma intanto mi sono segnata tutte le ricette in attesa del bel giorno in cui ci inciamperó in un bel mazzetto di poppole.
    I vostri pancankes e ora questa quiche sono in cima all’elenco dei miei desideri!
    Brave!!

  9. elisabetta scrive:

    Esperta è una parola grossa… raccolgo le erbe che ho imparato a conoscere in famiglia, quelle che raccoglieva mia nonna, quelle ricorrenti nei ricordi di genitori, zii, amici. L’equiseto non lo raccolgo perché dove di solito vado io non ce n’è, ma i miei genitori da bambini lo mangiavano, qui le piantine novelle sono dette “tàmbari”

  10. sara scrive:

    per la gita è vero, dobbiamo organizzare velocemente!!!
    per le poppole invece….. dove le trovo io?????
    questa quiche ha messo in moto tutte le mie ghiandole salivari e adesso mi sembra di essere uno di quei cagnoni che sbavano su tutto e tutti….quindi Maite aiutami a trovare la preziosa erbetta, per favore!

  11. maite scrive:

    @michela, sì sì rosoline, che poi è un nome carinissimo e pur buffo se pensi che richiamano le rose e invece sono papaveri…
    @valentina: molto carina l’idea in effetti, sui cannelloni contaci sono già in pancia e nella macchina fotografica…
    @mariù: wow berlino, non ci sono mai stata, ma mi hanno detto che nei mercati a cercare bene si trova di tutto, magari con qualche ritardo di stagione ma le trovi…bisognerebbe sentire alex delel cuoche dell’atro mondo che vive in germania anche se non a berlino, lei magari sa se almeno esistono a quelle latitudini
    @elisabetta: sì, sì esperta proprio! e infatti hai notizie autenticate e verificate sulla commestibilità dell’equiseto, qui si sono spaventati tutti, dicevano che l’odore era quello della pennicillina
    @sara: oh ecco! per le poppole se sabato al mercato la signora fausta le ha, te le compro, promesso!

  12. cat scrive:

    avete il dono di rendere glam anche le erbazze di campo, bella l’idea della torta in assenza di rosso!
    saluti golosi, cat

  13. Mariù scrive:

    Scusa il ritardo con cui rispondo, é che dal vostro blog non ricevo notifica delle risposte ai commenti.
    E’ vero, a Berlino si trova di tutto, ma bisogna cercare cercare cercare.
    Nei posti piú impensabili a volte si trovano gli ingredienti piú assurdi e in quelli scontati a volte mancano quelli basici ed essenziali… ad averne di tempo per cercare cercare cercare, per quello dicevo “prima o poi ci inciamperó”.
    E riguardo a Berlino… cosa aspetti? Non sai che ti perdi!
    Un bacio,
    m.