Quando si dice togliersi uno sfizio… sì perché questa faccenda è in ballo dall’anno scorso, quando al fiorire improvviso del sambuco Maite si è ricordata di aver mangiato in anni lontani di romantico/avventuroso fidanzamento in area veneziana certe frittelline in una pastellina croccante e leggera. Da allora ad ogni incrocio di fioritura bianca era un vagheggiare frittelle tra uno sbuffo e uno sconcerto del fotografo che trova che siano tutte robe da femmine!

Ma tant’è se l’anno scorso li abbiamo lasciati sfiorire, quest’anno non c’era verso di non raccoglierli, tanto più che lungo la ferrovia prima delle risaie inondate del vercellese all’andata, e dopo il transito milanese al ritorno è tutto un fiorire abbagliato di macchiette bianche che stimolano i pensieri e fanno crescere la voglia.
Della pastella poi c’era una memoria un po’ vaga di acqua ghiaccia e farina, allora non si sapeva di tempura né tanto meno di Adrià, ma visto che le stagioni passano abbiamo finito per mescolare ai ricordi le cose (e i libri) imparati lungo la strada, dunque la pastella è quella (più o meno) della tempura di Adrià di cui avevamo già parlato a proposito di avocado

La ricetta

della pastella è presa (con qualche variazione segnalata tra parentesi) da un volumetto uscito con El Pais dedicato a Ferran Adrià (della serie Cocina con firma, cocteles, aperitivos y entrantes, El Pais 2008)

Ingredienti
fiori di sambuco (esenti da parassiti e ben aperti)
83 g di farina (sì proprio 83 e non 84)
12,5 cl di acqua minerale (ghiacciata, secondo i ricordi)
6 di di lievito (in polvere anche se sarebbe stato prescritto quello solido, ma usando l’acqua ghiaccia e non tiepida rischiava di non sciogliersi)
1 g di sale
1 g di zucchero

Sbattere con una frusta la farina setacciata con il lievito e l’acqua ghiacciata, unire il sale e lo zucchero e tenere in frigo fino al momento di usarla. Tenendo i fiori per il gambo conservato piuttosto lungo intingerli nella pastella quindi immergerli in abbondante olio di semi caldissimo e mangiare di corsa.

maite



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This entry was posted on Martedì, Maggio 19th, 2009 at 00:02 and is filed under con le dita. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

22 commenti


  1. Mademoiselle Manuchka on Maggio 19, 2009 02:17

    onirico…
    anche coi fiori di acacia é buonissima..

  2. erika on Maggio 19, 2009 06:27

    che belli!!!!
    io feci una confettura di fragole e sambuco.
    con acacia quelle di pesche.
    ricordi di buoni profumi.

  3. Alex on Maggio 19, 2009 07:07

    Eh, questo è uno sfizio che vorrei togliermi da tempo, ma non trovo mai i fiori - o li vedo per strada quando sono in macchina, ma non ho alcuna possibilità di fermarmi.
    Eppure mia mamma faceva sempre la gelatina di sambuco, ma in Italia non ci abbiamo mai pensato a fare i fiorellini in pastella. Sono di una delicatezza unica

  4. Annies on Maggio 19, 2009 07:58

    Sembrano proprio delle nuvolette…delicate e romantiche!

  5. lenny on Maggio 19, 2009 08:09

    I fiori in pastella (noi li sgraniamo dall’ombrella, dopo averli avvolti nel buio di una coperta) sono un caposaldo della tradizione, dalle mie parti e quando ho letto il titolo, sono corsa ad ammirare le foto ed anche le frittelle: quest’anno non le ho ancora preparate, ma conto di provarle in tempura :-)

  6. valentina on Maggio 19, 2009 08:56

    ma che meraviglia… domenica correndo ne ho visti una marea lungo il fiume e delle persone che li raccoglievano.. ecco ora so perchè!
    ;-)

  7. Virginia on Maggio 19, 2009 09:29

    Romanticone, io non ho capito di che lievito state parlando…birra o chimico?

  8. maite on Maggio 19, 2009 09:38

    @MlleManu: sì, un po’ onirico è in effetti nel senso che nelle visioni dal treno spesso dormicchio… per le frittelle di acacia in effetti ho sempre sentito dire ma credo che siano declinate dolci, bisognerà provare anche perchè la signora fausta le porta al mercato
    @erika: meraviglia di marmellate! un po’ troppo da femmine direbbe il fotografo ma io sento che già voglio provare
    @alex: è sempre così, quando li vedi non ti puoi fermare, quando li cerchi pare si nascondano, ma ora ho individuato un cespuglione basso che posso raggiungere in bicicletta e mi sa che finchè fiorisce lo declinerò in ogni modo
    @annies: sì, ci vorrebbe uno dei tuoi disegni…
    @lenny: questa storia della coperta al buio è poesia, poi come procedi per le frittelle?
    @valentina: tu hai scoperto cosa facevano quelle persone mentre correvi, io mi sono ricordata che devo riprendere a correre…
    @virgi: F. Adrià prescrive lievito compatto, quindi credo che intenda il cubetto di lievito di birra, noi abbiamo messo lievito madre disidratato in polvere trovato in un negozio bio

  9. Virginia on Maggio 19, 2009 09:52

    Ok, grazie, immaginavo…

  10. erika on Maggio 19, 2009 11:15

    femmine??? oh mamma non ho mai pensato ai gusti da femmina.
    un mio conoscente e poi cliente Riccardo ne compro’ tantissime, era la sua preferita.
    ma mi hai dato un qualcosa a cui riflette, il sesso de gusti e dei profumi. ;-)

  11. comidademama on Maggio 19, 2009 11:52

    E’ geniale.

    Sai che a Sevilla la persona che mi ospita lavorerà con il panettiere di Ferran Adrià?

  12. fra on Maggio 19, 2009 12:24

    Una nuvola di bontà! Per ora ho sperimentato solo le frittelle con i fiori di acacia ma questi fiorellini di sambuco mi attirano tantissimo
    Un abbbraccio
    fra

  13. Mariù on Maggio 19, 2009 12:57

    Che bellezza, un mazzo di fiori fritti! Suona male ma le immagini rendono bene, proprio bene…….
    Complimenti!

  14. twostella il giardino dei ciliegi on Maggio 19, 2009 13:45

    Io ho sperimentato la pastella piemontese per la frittura dell’acacia, e ho impastellato anche i fiori di sambuco ma ho staccato i fiorellini.
    Bella l’idea di conservare il “grappolo” :-) Se volete sbirciare
    http://giardinociliegi.blogspot.com/2008/05/frittelle-di-fiori-di-acacia-e-fiori-di.html

  15. salsadisapa on Maggio 19, 2009 14:33

    la vedo adesso, ma l’ho fatta ieri sera… con acacia e sambuco insieme! un sogno ;-)

  16. alexandra on Maggio 19, 2009 23:20

    Ho fritto i fiori di sambuco la sett.scorsa…ho due alberi enormi in giardino e ogni primavera mi promettevo di friggerli…niente…quest’anno EVVIVA…ci sono riuscita…e dopo tanta attesa..beh non sono riuscita a finirli (ne ho fritti troppi?)…proverò la pastella di Adrià…perchè no?..ormai ho usato le sue texturas…

  17. isafragola on Maggio 20, 2009 00:03

    bellissimi… mio padre me ne parla sempre e non me li fa mai. Devo metterlo alle strette

  18. cobrizo on Maggio 20, 2009 00:06

    pizzi e lazzi… ;-)))

  19. walter on Maggio 20, 2009 10:54

    Ciao ragazze,
    da un po’ seguo il vs. sito eccezzionale e voglio ringraziarvi per le bontà che proponete e soprattutto per la semplicità della vostra idea di cucina.

    Approfitto del soggetto del post per chiedervi una buona preparazione per lo sciroppo di sambuco: ho provato un paio di volte ma il risultato non è mai stato un granché.

    grazie e ciao

  20. maite on Maggio 20, 2009 14:25

    ciao walter, grazie per i complimenti. Sullo sciroppo di sambuco ci stiamo lavorando, abbiamo poca esperienza, ma un albero già adocchiato e a portata di mano, oltre a un articolo su una rivista inglese che parla di cordial di sambuco con il quale prepararare pure un martini… messa in questi termini pure al fotografo sembra più appetibile, dunque credo che presto ci saaranno notizie…

  21. walter on Maggio 21, 2009 09:26

    allora attendo fiducioso :)

    grazie mille e buoni spadellamenti

  22. Notizie dai blog su Come cucinare con i fiori: frittelle di fiori di sambuco on Aprile 22, 2010 13:30

    [...] tempura di fiori di sambuco Quando si dice togliersi uno sfizio… sì perché questa faccenda è in ballo dall’anno scorso, quando al fiorire improvviso del sambuco Maite si è ricordata di aver mangiato in anni lontani di romantico/avventuroso fidanzamento in area veneziana certe frittelline in una pastellina croccante e leggera. blog: la cucina di calycantus | leggi l’articolo [...]

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