le uova della signora fausta (continua)

L’Uovo Nero (seconda parte)
continua da qui

…La cosa era troppo strana, e il galletto diventò prezioso. Tutti lo guardavano con rispetto; qualcuno anche con un po’ di paura. Ed esso se n’abusava. A tavola beccava peggio di prima, nei piatti del Re e della Regina; razzolava, come se nulla fosse, nei piatti dei Ministri che non osavano dirgli sciò per rispetto del Re; s’appollaiava dovunque, insudiciava perfino il soglio reale e lo riempiva di pollìna. E poi, notte e giorno: chicchirichì! chicchirichì! Rintronava gli orecchi. E il popolo imprecava a denti stretti: – Accidempoli al galletto e a chi lo fa allevare! Un giorno Sua Maestà dovea scrivere a un altro Re. Prese carta, penna e calamaio, fece la lettera e la lasciò sul tavolino ad asciugare. Va il galletto e gliela insudicia, proprio dov’era la firma. – Sporco galletto! Per questa volta passi. Un’altra volta te la farò vedere io! Il Re scrisse di bel nuovo la lettera, e la lasciò sul tavolino ad asciugare. Va il galletto, e gliela insudicia, proprio dov’era la firma. Il Re perdé il lume degli occhi: – Sporco galletto! Ora ti concio io! Chiamatemi il cuoco. Il cuoco si presentò. – Mi si faccia arrosto pel pranzo. In cucina gli tirarono il collo e lo infilzarono nello spiedo. Quando fu l’ora del pranzo, il cuoco lo servì in tavola. Sua Maestà cominciò a dividerlo, a chi un’ala, a chi una coscia, a chi un po’ di petto, a chi il codione: serbò per sé il collo e la testa colla cresta e coi bargigli. Avea terminato appena di mangiare, che dal fondo del suo stomaco sente scoppiare: – Chicchirichì! Fu una costernazione generale. Chiamarono tosto i medici di corte. Bisognerebbe spaccar la pancia del Re; ma chi ci si mette? E il galletto, di tanto in tanto, dal fondo dello stomaco di Sua Maestà, dava la voce: – Chicchirichì! – Chiamatemi la vecchia – disse il Re. Appunto essa veniva a domandar l’elemosina al palazzo reale, e la condussero su. – Strega del diavolo! Che malìa hai tu fatta a quell’uovo? Ho mangiato la testa del galletto, ed esso mi canta dentro lo stomaco. Se non me ne liberi, tienti per morta! – Maestà, datemi un giorno di tempo. E tornò subito a casa: – Ah, gallettina mia! Sono stata chiamata dal Re: “Ho mangiato la testa del galletto, ed esso mi canta dentro lo stomaco”. Se non lo libero, sarò morta! – Vecchia mia, questo è nulla. Domani prenderai un po’ di becchime, tornerai dal Re e farai: billi! billi! Sentendo la tua voce, il galletto verrà fuori. E così fu. La cosa era troppo strana. Il galletto diventò famoso, e tornò a fare peggio di prima. Una mattina, avanti l’alba: – Chicchirichì! Maestà, vo’ una gallina. – E diamogli una gallina! Il giorno appresso, avanti l’alba: – Chicchirichì! Maestà, vo’ un’altra gallina. – E diamogli un’altra gallina! Insomma, ne volle due dozzine. Un’altra mattina, avanti l’alba: – Chicchirichì! Maestà, vo’ gli sproni d’oro. E sproni d’oro siano! Il galletto, ch’era diventato un bel gallo, con quegli sproni d’oro si pavoneggiava attorno, beccando questo e quello. Un’altra volta, avanti l’alba: – Chicchirichì! Maestà, vo’ la cresta doppia d’oro. – E cresta doppia d’oro sia! Il Re cominciava a stufarsi; ma il gallo, con quegli sproni d’oro e quella cresta doppia d’oro, si pavoneggiava attorno, beccando questo e quello. Finalmente un’altra mattina, avanti l’alba: – Chicchirichì! Maestà, vo’ mezzo regno; ho corona al par di voi! Al Re scappò la pazienza: – Levatemelo di torno, questo gallaccio impertinente! Ma come fare? Ammazzarlo era inutile; risuscitava sempre. Portarlo lontano non concludeva nulla: sarebbe tornato. Prenderlo colle buone era peggio; rispondeva canzonando: – Chicchirichì! Il Re, disperato, mandò a chiamare la vecchia: – Se non mi liberi del gallo, ti fo mozzare la testa! – Maestà, datemi un giorno di tempo. E tornò subito a casa: – Ah, gallinetta mia! Sono stata chiamata dal Re: “Se non mi liberi del gallo, ti fo mozzare la testa”. Che debbo rispondere? – Rispondi: “Maestà, voi non avete figliuoli; adottatelo per figliuolo, si cheterà”. Il Re, messo colle spalle al muro, risolvette di adottarlo. Ma giovò poco. Con tutte quelle galline, il palazzo reale era diventato un pollaio. Il Re, la Regina, i Ministri, le dame di corte, i servitori, tutti si sentivan pieni di pollìna dalla testa ai piedi, e non potevano reggere. E poi, schiamazzate di qua, chicchiriate di là; aveano il capo come un cestone. Il popolo imprecava a denti stretti: – Accidempoli al gallo, alle galline e a che li fa allevare! – Senti, strega – disse il Re. – Se fra un giorno non mi spazzi gallo e galline, pagherai con la tua testa. – Maestà, qui ci vuole la fata Morgana; mandatela a chiamare. Il Re mandò a chiamare la fata Morgana. La Fata rispose: – Chi vuole vada, chi non vuole mandi. E il Re dovette andarci egli stesso in persona. – Maestà, finché quel gallo non sarà diventato un uomo al pari di voi, non avrete mai pace. – Ma che cosa ci vuole, perché diventi un uomo al pari di me? – Ci vuol tre sorta di becchime. Fate tre solchi colle vostre mani, e spargete queste tre sementi. Mietete, trebbiate, senza mescolare il grano, e poi dite: Billi, billi! Chi gli piace se ne pigli! E spargerete per terra questo grano qui. Quando non ne rimarrà più un chicco: Billi, billi! Chi gli piace se ne pigli! E spargerete per terra quest’altro grano. Quando non ne rimarrà più un chicco: Billi, billi! Chi gli piace se ne pigli! E spargerete per terra l’ultimo grano. Il Re s’ingegnò di far tutto a puntino. Quando fu il momento: – Billi, billi! Chi gli piace se ne pigli! E una metà delle galline morì. – Billi, billi! Chi gli piace se ne pigli! E il resto delle galline morì. – Billi, billi! Chi gli piace se ne pigli! Il gallo si mise a beccare lui solo, e appena beccato l’ultimo grano, si ritirò, s’allungò, chicchirichì! Si scosse le penne d’addosso e diventò un giovane alto e bello. Di gallo gli eran rimasti soltanto la cresta e gli sproni. Ma non importava. Il Re disse al popolo: – Non ho figliuoli, e questo qui sarà il Reuccio. Rispettatelo per tale. – Viva il Reuccio! Viva il Reuccio! Ma, sottovoce, dicevano: – Staremo a vedere. Chi gallo nasce dee chicchiriare. Il Reuccio, dopo parecchi mesi, diventò malinconico. Voleva star solo, non parlava con nessuno. – Che cosa avete, figliuolo mio? – Maestà, nulla. Non lo voleva dire, provava rossore, ma sentiva una gran voglia di far chicchirichì! Chiamarono i medici di corte; chiamarono anche quelli fuori del regno, i più valenti. Non ci capivano niente. – Forse il Reuccio voleva moglie? – Non voleva moglie. – Ma dunque che cosa voleva? Qualunque cosa avesse voluto, gli sarebbe stata concessa. – Vorrei… fare chicchirichì! Bisognò permetterglielo: e si sfogò tutta la giornata. Allora gli tagliarono la cresta, e quella voglia non la ebbe più. E il popolo: – Staremo a vedere! Chi da gallina nasce convien che razzoli. Dopo parecchi mesi il Reuccio tornò ad essere malinconico. Voleva star solo, non parlava con nessuno. – Che cosa avete, figliuolo mio? – Maestà, nulla. Non lo voleva dire, provava rossore, ma sentiva una gran voglia d’uscir fuori a razzolare. Tornarono a chiamare i dottori, ma non ci capivano niente. – Forse il Reuccio voleva moglie? – Non voleva moglie. – Ma dunque che cosa voleva? Qualunque cosa avesse chiesta, gli sarebbe stata concessa. – Vorrei… uscir fuori a razzolare! E bisognò permetterglielo. Allora gli strapparono gli sproni, e quella voglia non la ebbe più. Venne il tempo di dargli moglie: – Vi piacerebbe, figliuolo mio, la Reginotta di Spagna? – Maestà, dovendo sposare,… vorrei sposare una pollastra! Si era dunque sempre daccapo? Il Re quel giorno avea le paturne. Tira fuori la sciabola e gli taglia la testa. Ma, invece di sangue d’uomo, gli uscì fuori sangue di pollo. Si presentò allora la vecchina: – Maestà, ecco, è finita. Gli riappiccicò il capo collo sputo, e il Reuccio tornò vivo. Ora ch’era un uomo davvero stette tranquillo, e di lì a poco si sposò colla Reginotta di Spagna. Poi diventarono Re e Regina, e fecero un po’ di bene. E la fiaba finisce.

Luigi Capuana originale http://www.ilpollaiodelre.com

maite e il fotografo

5 Commenti a “le uova della signora fausta (continua)”

  1. PuroLino.it scrive:

    Originale davvero… la superficie scura sulla quale avete fotografato l’uovo mi piace molto…anche la luce morbida contribuisce a rendere il tutto molto fine e pulito. Bravissimi

  2. fra scrive:

    bella favola!
    Un bacione
    fra

  3. maite scrive:

    @PuroLino: grazie! riferiremo al fotografo in viaggio (beato lui…) verso Barcellona

    @fra: grazie! anche a noi le favole piacciono molto specie quelle intricate a sfondo alimentare… baci

  4. Dada scrive:

    Foto molto artistica…qui non si parla di solo cibo ;-). Grazie per la bella favola, come passare un bel momento fuori tempo. Buon pomeriggio!

  5. Konstantina scrive:

    Queste foto della serie delle uova sono veramente strepitose!! Sono senza parole…