identità golose

Ci sono certe prime volte che segnano a vivo, e questa di Identità golose ha tutta l’aria di essere una di quelle da annoverare nella categoria. La premessa necessaria e imprescindibile è che la confusione è ancora tanta, ma tanta proprio, sia perché si è trattato di assaggio, di quelli colti davvero al volo transitando tra Roma e il Trentino (non è che sia esattamente in linea d’aria ma insomma…), sia perché Identità golose è tanto, ma proprio tanto in sè. A volerci aggiungere che Marie e il fotografo mi ci hanno mandata da sola, e che mi mancava l’esperienza non solo della cosa nello specifico ma anche di ogni assembramento gastronomico di qualunque genere (o quasi), c’è di che farsi girare la testa.

Sì perché Identità golose non è solo l’assoluto empireo cenacolo dei migliori cuochi italiani (e non solo), ma la precipitazione concreta, in carne ossa e materia, di cose, prodotti, esperienze che prima di oggi conservavano per me una dimensione astratta.
Così le uova di Paolo Parisi hanno finalmente un padre ovvero un simpatico signore con grandi occhiali rotondi, Oldani non è solo un concetto e un cucchiaino cavo, Alajmo è una filosofia precipitata in una lezione in cui non la finivo di prendere appunti, tanto che mi sono lasciata sfuggire l’assaggio di sfoglia all’olio con crema pasticcera senza latte (mannaggia! quello dietro ha pure infierito dicendomi che era buonissima!).
Per non parlare dell’appeal delle brigate di cucina in divise impeccabili (eccolo finalmente il fascino della divisa!), della omni-presenza un po’ magica di Paolo Marchi che riusciva ad essere sempre presente, a salutare tutti, ad assaggiare, parlare, introdurre, premiare, organizzare (tanto che avrei voluto, pur non conoscendolo, portargli un bicchier d’acqua, una caramella al limone, un qualche viatico di qualunque tipo).

E poi il sandaniele, il culatello e il penitente, i gamberi rossi crudi con la granella di pistacchio e di sesamo wasabato, la spuma (esiste ancora! e non è quella molecolare..) associata al calcio balilla (esiste ancora!!), sali sloveni, il pomodorino del Piennolo del Vesuvio in un packaging da sbattersi per terra (Elena ti sarebbe piaciuto) e i crescioni magici (Koppert cress) che sono stati il mio primissimo assaggio subito dopo il caffè (quello con il cucchiaino di Oldani) alle dieci meno un quarto del mattino. Magici perché l’erbetta minuta, la singola foglia sprigionava aromi incredibili dalla liquirizia alla noce, fino all’ostrica, e pure oltre… per non parlare dell’ebrezza di provare in bocca l’esistenza intorpidente del fiore del pepe di Sichuan, un’esperienza estrema che ho condiviso con Virginia che per prima ha realizzato che quel fiorellino apparentemente innocuo, giallo-camomilla, valeva l’anestesia dal dentista.

Il difficile è metterle in fila tutte le sensazioni, i pensieri, gli stimoli di un’esperienza del genere e pensare che ci sono rimasta un giorno solo! se l’anno prossimo, come spero, ci si organizzerà per starci tre giorni e magari tutti e tre al completo, sarà il caso di prendere appunti man mano, di parole e foto e tutto il resto e di postarli man mano come insegna Leonardo Romanelli, concentrato fin dalle prime ore a trovare le sue giuste parole.

maite

12 Commenti a “identità golose”

  1. valentina scrive:

    Magari esserci.. ma fisicamente non c’è la farei… bacio

  2. maite scrive:

    @Valentina: in effetti fisicamente è un po’ duretta…

  3. nina scrive:

    ogni volta sempre più desiderio di esserci! dal tuo racconto si sente tutto il piacere e lo stupore della meraviglia..
    un bacio
    nina

  4. alexandra scrive:

    Che bel concentrato di “golosità”!!! Quel fiorellino giallo definito “elettrico” ha colpito anche me (e il mio palato)…ma la sfogliolia di Alajmo no, non la dovevi perdere!!! Grazie per aver postato “in primis” qualcosa…io mi devo ancora riprendere e riordinare le idee….baci alexandra

  5. maite scrive:

    @ninetta: dai. l’anno prossimo ci andiamo insieme
    @alexandra: come ti capisco… e sì, lo so, mannaggia mannaggia! ma l’anno prossimo ho capito che devo sedermi più strategica! baci a te

  6. enza scrive:

    ogni volta che leggo di identità golose mi chiedo se potrei esserci anche io.
    non mi riferisco agli ovvi problemi organizzativi ma a quelli mentali.
    perchè un pò l’aura da star e la verticale del “me la tiro” mi turbano.
    però così torna più umano, quasi scientifico e quel genere di mondo sono più abituata.
    e questo grazie alle tue parole.

  7. giulia scrive:

    è stata anche la mia prima volta a identità golose…
    sono stata tutti i tre giorni…e sono andata come appasionata dell’argomento..è stato incredibile…lezioni grandiosi…assaggi incredibili…infatti mi spiace dirti che ti sei persa l’uovo embrionale di Bottura…oltretutto accolto come un Guru…e anch’io come te mi sono sciolta nel vedere la spuma…e mi sono pure fatta una super partita a biliardino…ma purtroppo mi trovo obbligata a dire che questo tentativo di rilancio farà molta fatica a colpire le più giovani generazioni…attacherò il tuo blog nei preferiti…

  8. Grazie per la foto!!

  9. maite scrive:

    figurati…

  10. la gaia celiaca scrive:

    leggo un po’ qua e un po’ là…

    sono perplessa.

    sarà perché mi vengono le bolle di maga magò al solo sentir parlare di evento e di marketing, odio i guru e la cucina spettacolo.

    forse è solo perché ho quasi 45 anni, e tutto passa attraverso molti filtri… forse è perché per me la cucina non sarà mai un lavoro, e non mi riferisco al fare il cuoco, ma nemmeno alle mille attività vicinali.

    sono curiosa delle cose che non conosco, ma non sento il bisogno di essere aggiornata sulle ultime novità. di fatto, voglio solo mangiare bene e far mangiare bene le persone che mi sono vicine.

    ecco, il tuo post mi è stato molto utile. ho capito varie cose, non solo che non parteciperò mai a simili eventi, ma anche che tipo di cuoca sono.

    grazie!

    p.s. per tacer del fatto che probabilmente non avrei potuto assaggiare quasi nulla, e sai che frustrazione! :-)

  11. maite scrive:

    @gaia: in realtà sai credo anche io di non essere molto “mondana” diciamo così, e infatti avevo delle perplessità e anche qualche paura, anche perché ci sono andata da sola e non ero mai stata prima a nessun genere di fiera, di nessuna categoria, non solo alimentare. Ciò detto, e ripeto è solo la mia esperienza personalissima e circoscritta, non mi sono trovata male, anzi. La creatività mi piace in qualunque modo si declini e lì ne ho respirata, senza avere la sensazione che ci fosse un modo unico di intendere la cucina e il cucinare, anzi mi dispiace, e me ne scuso, se forse ho riportato la sensazione che non ci fosse spazio per tanti tipi diversi di cuochi/e.
    Per le frustrazioni dei mancati assaggi effettivamente… ehm..