ricette letterarie 2. Le minne di sant’agata

Siamo fuori stagione, decisamente. O troppo in ritardo, o troppo troppo in anticipo, ma in ogni modo dal 5 febbraio, festa di Sant’Agata, ci allontanano i giorni e la temperatura. La verità, però, è che quando i libri scelgono il momento di capitarti addosso c’è poco da fare i conti con il calendario, ti capitano e basta, e non puoi che caderci dentro con gli occhi, le scarpe e in qualche caso anche con la lingua. Così, quando in questi giorni abbiamo finito di leggere Il conto delle minne (di Giuseppina Torregrossa, Mondadori editore), passandocelo di mano tra le borse delle spese nei tragitti degli autobus romani, provare a farle, le minne, era un imperativo assoluto e improrogabile. Dunque, emarginato il fotografo dalla cucina (che queste son cose di donne) ci siamo messe a impastare senza dubitare un attimo che la ricetta del libro fosse non solo possibile e fedele, ma l’unica per noi praticabile. Che sia stato un piccolo azzardo ce lo siamo confessate dopo, quando le minne candide asciugavano la glassa, perché se certe volte è pericoloso fidarsi delle ricette di un libro di cucina non lo sarà tanto di più fidrsi di quella di un romanzo?

Ma la storia era troppo seducente, l’incanto delle minne troppo dolce e infatti seppure con qualche adattamento sulle quantità siamo arrivate in fondo, attente, attentissime che risultassero pari, perché il conto delle minne deve sempre tornare sia in termini di numero che di parole.
La ricetta la trascriviamo per come è sul libro segnalando solo che abbiamo usato burro al posto dello strutto e calcolato mezza dose (nella pasta frolla un uovo intero e un tuorlo), abbiamo ottenuto otto minne grandi e due piccine e ci è avanzata glassa e pastafrolla.

“Pastafrolla
600 g di farina 00
120 g di strutto
150 g di zucchero a velo
aroma di vaniglia
2 uova

Tagliare lo strutto o il burro a dadini e lavorarlo tra le dita insieme con la farina. Quando i due ingredienti saranno ben amalgamati aggiungere lo zucchero a velo, incorporare le uova e la vaniglia. Impastare velocemente. Quando il composto avrà una consistenza soffice ed elastica, da poterci affondare le dita come in un seno voluttuoso, coprire con una mappina e lasciar riposare.

Glassa
350 g di zucchero a velo
2 cucchiaio di succo di limone
2 albumi

Montare parzialemente gli albumi con un pizzico di sale. Aggiungere lo zucchero, il succo di limone e continuare a mescolare fino ad ottenere una crema bianca, lucina, spumosa.

Ripieno
500 g di ricotta di pecora
100 g di canditi
100 g di scaglie di cioccolato
80 g di zucchero

Lavorare la ricotta e lo zucchero fino a farne una crema liscia, senza grumi. Unite i canditi e il cioccolato. Lasciar riposare il frigorifero per mezz’ora circa. Imburrare e infarinare stampini rotondi, Perché il dolce abbia la forma di un seno. Stendere la pastafrolla in uno strato sottile. Foderare il fondo degli stampini, farcirli con la crema e chiuderli con dischi di pastafrolla. Capovolgerli sulla piastra unta e infarinata. Cuocere nel forno a 180∞ per 25-35 minuti. Sfornare e far freddare su una griglia. Estratta delicatamente ogni cassatina dal suo stampo, colarvi sopra la glassa, in modo uniforme Perché tenderà a solidificare in poco tempo. Perché delle semplici cassatelle si trasformino come per magia in seni maliziosi, minne piene, decorare queste magnifiche, bianche, profumate rotondità con una ciliegina candita.”

maite e marie

21 Commenti a “ricette letterarie 2. Le minne di sant’agata”

  1. enza scrive:

    calicanti non mi torna la dose della farina nella pastafrolla, mi sempra troppa rispetto alla quantità di burro e zucchero.
    sarà vero?
    parlare a me di minne è come parlare di corda in casa dell’impiccato insomma vale la pena leggere il libro

  2. maite scrive:

    ‘giorno @enza, e infatti nella nostra proporzione “aggiustata” abbiamo aggiunto un tuorlo (quindi 1 uovo intero + 1 tuorlo per 300 di farina) ed era duretta da tirare, ma è pure vero che ha tenuto bene in cottura e glassatura.
    Leggere il libro val la pena eccome anche perché questa agatina mette insieme sicilia orientale e occidentale e tu sai che sono cose…

  3. Annies scrive:

    Davvero belle e seducenti, come la copertina del libro che mi incuriosisce ogni volta da Feltrinelli… e come la Sicilia che da troppo tempo rimando di visitare.

  4. Alex scrive:

    La foto della copertina non mi è nuova, se la memoria non mi inganna deve essere di qualche blogger che seguo e che ne aveva parlato (ora faccio una figuraccia se é proprio vostra!!)

    Queste le faccio per sconvolgere le mie amiche tedesche tanto pudiche :-) Deliziose

  5. Giac.Dim scrive:

    mi pare opportuno aggiungere il proverbio appreso, c’è sempre da apprendere alcune settimane fà dalla signora Angela
    occhi e minni
    toccali chi pinni!
    per associazione mi viene in mente uno stornello un pò hard che mi piaceva cantare un tempo, cito solo l’inizio:
    buttana di tò ma
    quantu hai li minni!
    ca fa mpazziri a mia c’haiu vintanni……..

  6. cobrizo scrive:

    …e che sarà tutto questo parlar d’agata, oggi, che ci ha preso?

    che ridere. le coincidenze… ;-)
    bellissime.

  7. fra scrive:

    Ho proprio quel titolo nella lista dei futuri libri da leggere…penso proprio che come voi rimarrò conquistata sia dal racconto che dalla ricetta.
    Un abbaccio
    fra

  8. Dada scrive:

    Affascinante questo viaggio tra i due mondi: libri e cucina (già il timballo mi aveva colpito).
    E finalmente ho la ricetta delle minne che cercavo da tempo. Grazie!

  9. terry scrive:

    Un caro amico mi ha consigliato questo libro… la storia mi affascina molto… ora che vedo le famose minne realizzate poi… così procaci ;) …mi attira ancor di più!

  10. Albicocca scrive:

    Ma che bella idea questa delle ricette letterarie! Proprio carina! :) Vien voglia di gustarsi anche il resto del libro!

    Complimenti!

    Albicocca

  11. comidademama scrive:

    quando, tempo fa, ho visto il libro ho pensato a voi

    ot1: abbiamo visto sara a teatro, bellissimo spettacolo di Tomas Kubinek. Marta si è divertita un mondo. Pure io.

    ot2: avete i commenti chiusi per l’ultimo post uscito

    abbracci

  12. [...] giorni, o poco prima, che abbiamo imparato a fare la glassa, tentata la prima volta proprio per le minne fuoristagione. Una volta imparato avremmo glassato anche le carote, o comunque tutto quello che [...]

  13. [...] l’anno scorso tra il serio e il faceto le impastavamo tra le mani con un occhio al libro della Torregrossa e uno [...]

  14. daniela scrive:

    amiche care, le minne mi piacciono assai, il libro – che sto leggendo ora – parecchio di meno. Sono la cattiveria fatta lettrice, ahimè

  15. luisa canessa scrive:

    ….sto provando anch’io a preparare le Minne di Sant’Agata.Oltre alla ricetta del meraviglioso libro di Giuseppina Torregrossa,ho cercato su vecchi libri dei ricette che vagano nelle case delle Nonne.Pero’,mi fermero’ a quella del libro.Ho già i brividi nel leggere che la glassa cola qua e là.Stasera la mia cucina sarà uno scempio,lo sento;e i miei quattro cani leccheranno il pavimento fino a tarda notte e saranno piu’ gioiosi di sempre..annusando i profumi di Sicilia.Della straordinaria Terra di Sicilia.
    Faro’ le Minne per tre amatissime Amiche e le faro’rigorosamente in numero pari. Sono state operate nel giro di pochi mesi una dall’altra. Valutavo se regalar loro anche il Libro,ma è un po’ prematuro e lo faro’ piu’avanti perchè sono in”combattimento”con i loro capelli che hanno abbandonato,pur momentaneamente,la loro testa!
    Tornando al Letterario: ho apprezzato anche Manna Miele Ferro e Fuoco.Assai bello. Che ne dite di Simonetta Aniello Horby ? Ho letto tutto ma La Menullara e La zia Marchesa sono insuperate. Con “Un filo d’olio “ed.Sellerio ho provato a fare alcune ricette sfiziose. Luisa Canessa

    • maite scrive:

      ciao Luisa, curiosissima di sapere come è andata con le minne, le amiche e anche i cani golosi!
      Quest’anno ancora noi non le abbiamo ri-fatte, ma sono sicura che prima di chiudere la cucina all’estate succederà e ne usciremo glassate. Per quanto riguarda i libri, della Horby ho letto solo Un filo d’olio e mi sa che ne avevo pure scritto qui o su gastronomia Mediterranea, è strano come la Sicilia spinga più di altri luoghi a mescolare ricordi, lingua e cucina.
      Un abbraccio

    • marie scrive:

      Cara Luisa,
      a me hanno appena regalato “La Cucina del buon gusto”, ma ancora lo devo cominciare. L’anno scorso ne abbiamo preparate un bel numero a casa di una nostra amica a Milano e lei ancora si ricorda della sua cucina trasfomata in un piccolo laboratorio di pasticceria.

  16. Silvana scrive:

    Aiuto!!!
    Ho provato a fare le minne ed è stato un fallimento. Ho dimezzato le dosi mettendo però un uovo intero e un tuorlo. La pasta era dura, ma solo riuscita a stenderla lo stesso. Il problema l’ho incontrato con gli stampini, durante la cottura il fondo si è staccato ed è fuoriuscita la ricotta. Il mio dubbio è che forse bisognava lasciare un pò più di pasta e chiudere bene. Potete, per cortesia, spiegarmi bene la procedura per sistemare bene pasta e ripieno negli stampi. grazie grazie grazie

    • maite scrive:

      Ciao Silvana, per la pasta mi sorprende perché quella dose per noi è ormai è magia: il risultato è elastico che sembra quasi “pongo”, si stende facilissimamente. Per la fuoriuscita dagli stampini in effetti ogni tanto succede: come tu stessa scrivi la soluzione è non riempire completamente le calotte (puoi lasciare almeno 6-8 mm dal bordo e calare verso il basso il tondo per richiudere) e sigillare bene, se poi la base dovesse sollevarsi un poco in cottura abbiamo sperimentato che raffreddandosi capovolta in generale la “gobba” si raddrizza. Temo però che la pasta troppo dura (o meglio poco elastica) renda le cose più difficili.