i libri di febbraio

Tra il comodino e la cucina è il titolo approssimativo che potremmo dare a questa nuova categoria di parole, che cominciamo ad abbozzare tra queste pagine. Perché sì certo qui abbiamo parlato qualche volta di libri, di cucina e non solo, ma visto che il nostro blog è prima di ogni casa un diario (di quel che mangiamo certo, ma anche dei mercati, dei restò, dei luoghi dove ci porta la pancia), abbiamo pensato di fare un diario anche di ciò che leggiamo. Non proprio recensioni, perché non è il nostro mestiere, ma suggestioni sì, facendo parlare o perlomeno intravedere la pancia del libro.

Ecco i libri di Febbraio:

Enzo Bianchi, Ogni cosa alla sua stagione, Einaudi, Torino 2010 (pp 132, 17 euro)

“Da allora, bere vino richiede che uno abbia voglia di aiutare la vita, che accetti le vicissitudini della vita, che aspiri a dare sapore ai suoi giorni, che aneli a “celebrare” ciò che gli dà gioia: l’amore, l’amicizia, l’incontro, un evento insperato o a lungo atteso e desiderato. Bere vino richiede che uno, nella consapevolezza della morte ineluttabile, voglia dire sì, amen alla vita.”

“Nessuna idealizzazione però in questa intima connessione tra il mangiare e il parlare: quando ci si siede a tavola, mescolato al desiderio e al bisogno di mangiare, c’è anche un sentimento di aggressività verso l’altro; oppure c’è il mutismo ostile che trasforma lo stare insieme in fastidio reciproco. Occorre disciplina, consapevolezza dell’aggressività che ci abita: si tratta di evitare di parlare spinti da ciò che emotivamente ci domina, di vigilare sull’umanizzazione del nostro rapporto con il cibo e la parola.”

“Quanto il Natale invitava all’intimità del singolo nucleo familiare, tanto l’Epifania veniva allargata a parenti, amici vicini, persone sole, agli emarginati: una festa contrassegnata dalla generosità, dalla gratuità del dono. Non ci sorprende, allora, se perfino i fautori della laicissima rivoluzione francese ripresero le tradizionali galettes des Rois che addolcivano l’Epifania e disposero – con decreto del 4 Nevoso dell’anno III (il 24 dicembre del 1792) – che i cittadini condividessero les galettes de l’égalité, semplici biscotti capaci di far assaporare il gusto dell’umanità che ci accumuna allo straniero, che ci fa sentire tutti uguali: quel sapore di cui resta impregnata la festa dell’Epifania.”

“Molti dicono che siamo immersi in una cultura dell’attimo fuggente e che, quindi, il rapporto con il passato e con l’avvenire non ha peso. Ma la speranza nasce quando si prende posizione riguardo al futuro, quando si pensa che un avvenire sia ancora possibile per un individuo, una società, l’umanità intera: si tratta di vedere oggi per il domani. Scegliere di sperare significa decidersi per una responsabilità, per un impegno riguardo al destino comune, significa educare le nuove generazioni trasmettendo loro la capacità di ascoltare e di guardare l’altro: quando due esseri umani si ascoltano e si guardano con interesse allora nasce la speranza (…) “Sperare è possibile solo se si spera per tutti.”"

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Antonia S. Byatt, Il libro dei bambini, Einaudi, Torino 2010 (pp 700, 25 euro)

“Era curiosa della dispensa chiusa a chiave. Poiché aveva pulito dappertutto, doveva pulire anche lì, pensò, ma sapeva che in realtà era l’antica sfida dell’unica porta chiusa a chiave. Sulla porta chiusa a chiave era fissato il disegno di Bernard Palissy dal Valhalla di kensinghton, e un angolo, notò Elsie, copriva il buco della serratura. Forse non intenzionalmente, tuttavia cominciò a guardarsi intorno in cerca di chiavi scompagnate, dicendosi allo stesso tempo che se la dispensa nascondeva un segreto, la chiave poteva essere da tutt’altra parte. Poi, un giorno, in precario equilibrio su uni sgabello per raggiungere un alto scaffale, afferrò una lugubre saliera a forma di grifone con il becco minaccioso e la cresta eretta, e udì un tintinnio metallico. Qualcuno aveva spinto la saliera indietro, nell’ombra. Elsie la recuperò e la portò a terra. Inclinò la creatura che vomitò una sottile chiave di ferro. Elsie infilò la chiave nella tasca del grembiule e sorrise tra sè, come un gatto. Attese per due giorni, finché Frank Mallet invitò Seraphita e Pomona a un picnic estivo al vicariato di Puxty. Quando ebbe la casa tutta per sé, Elsie tolse i chiodini che tenevano PalissY al suo posto e scoprì il buco della serratura. La chiave vi entrò agevolmente, e agevolmente girò, come se fosse oliata. La dispensa era proprio una dispensa.”

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Philippe Lechermier e Rébecca Dautremer, Diario segreto di Pollicino, Rizzoli, MIlano 2010 (pp. 203, 20 euro)

“In classe, siccome Cremenza non c’è più, Mariapuzza Marigusti si è seduta vicino a me.
Mi sento bollire, non riesco ad abituarmi. E poi ha passato praticamente tutta la giornata a guardarmi. Non mi sono mosso quasi mai, da quanto ero imbarazzato.
- è l’amore – ha detto Giovanni Lumacone nell’intervallo.
- ne so parecchio sull’amore, ho letto tanti libri ed è proprio il massimo!-
E ha voluto spiegarmi come sarebbe stato l’amore
tra Mariapuzza Marigusti e me, ma io l’ho bloccato, ero troppo impressionato.
Già quando vedo il sangue, tendo a sbiancare!
-hai ragione- ha aggiunto lui. – avete tutta la vita davanti a voi-
A proposito, me li presterai gli stivali delle sette leghe, ti prego, ti prego, ti prego?-
-vedremo- ho detto per prendere tempo, immaginando con orrore l’odore dei piedi di Giovanni Lumacone nei miei nuovi stivali.
La sera ho accompagnato Mariapuzza a casa.
Poi Mariapuzza mi ha accompagnato a casa. Abbiamo continuato così per un po’.
I miei fratelli mi prendevano in giro, fischiando con le dita, ma non mi dava fastidio.
La signora Marigusti era alla finestra con suo marito, Lo Scorciato, che ci guardava
con l’unico occhio che gli restava. Sembrava contento, sorrideva come non mai.
è calato il buio, e sotto la luna Mariapuzza mi ha chiesto se un giorno, quando sarò grande,
la porterò a fare un giro con gli stivali delle sette leghe.
- e se rimango piccolo?- ho detto io.
Ci ha pensato su e , guardandomi con i suoi grandi occhi umidi, mi ha detto:
- ho fame…-
Giovani aveva ragione.
è bello l’amore.”

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Paul Bocuse, La cucina del mercato, Guido Tommasi editore, MIlano 2010 (pp 699, 30 euro)

“Tutte le mattine – è una tradizione lionese alla quale sarebbe molto difficile rinunciare- vado al mercato e mi aggiro a lungo fra i banchi. Facendo la spesa di persona, so che un contadino ha dei cardi eccellenti, che un altro è lo specialista degli spinaci e che un terzo ha portato stamattina deliziosi formaggi di capra. A volte non idea di quali piatti cucinerò per il pasto di mezzogiorno: decide il mercato. Ed è questo, penso, che fa la buona cucina.
Nell’elaborazione dei nostri menu, tengo conto egualmente della stagione. Quando è la stagione della lepre, cuciniamo la lepre; in primavera arriva l’agnello, poi le verdure novelle. Anche il calendario decide la composizione dei nostri menu. (…) In altre parole per fare della buona cucina conta, sì, l’abilità ai fornelli; ma la scelta dei prodotti, il saper fare la spesa, mi sembra altrettanto importante.
Ma al mercato, oggi, che cosa troviamo? Sento ripetere da tutte le parti che non si trova più niente di buono. Lo stesso lamento ho letto in un libro di cucina del 1908; i Goncourt nel 1860, dicevano che la carne aveva perso sapore e potrei facilmente risalire al secolo XVII e redigere su questo argomento un intero catalogo di lagnanze d’ordine culinario. A rischio di sorprendere i miei lettori, posso invece assicurare che oggi noi riusciamo a trovare prodotti assolutamente eccellenti, e di tutte le provenienze, grazie, tra l’altro, ai mezzi di trasporto moderni. Basta saper aspettare il momento giusto e sapersi guardare in giro. Il fatto è che i miei contemporanei sembrano perdere, poco a poco, il senso del succedersi delle stagioni, il senso del ritmo, dei rituali che ogni stagione con le sue particolarità porta con sè. Si vogliono asparagi a Natale, fragole a Capodanno, selvaggina a Pasqua. Da quando abbiamo dimenticato che i pomodori più buoni si mangiano in agosto, le ciliegie migliori in giugno e che un menu si fa avendo l’occhio al calendario?

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Romain Gary, La promessa dell’alba, Neri Pozza, Vicenza 2006 (pp 398, 14 euro)

“Feci anche un esame di coscienza. Scoprii che mi prendevo troppo sul serio e che mancavo al tempo stesso di umiltà e di senso dell’umorismo. Avevo mancato di fiducia anche nei miei simili e non avevo tentato di sondare a fondo le possibilità della natura umana, la quale non poteva, nonostante tutto, essere priva di generosità. Tentai un esperimento sin dall’indomani mattina e le mie previsioni ottimistiche trovarono conferma. Cominciai col prendere in prestito cento soldi dal ragazzo del piano, con la scusa che avevo perso il portafogli. Quindi andai al banco del Capoulade, e ordinai un caffè, affondando decisamente la mano nella cesta dei croissant. Ne mangia sette. Ordinai un altro caffè. Poi fissai serio negli occhi il cameriere; il povero diavolo non sospettava che attraverso la sua persona sarebbe stato fatto l’esame a tutta l’umanità.
- Quanto pago?-
- Quanti croissant?-
- Uno- dissi
Il cameriere guardò il cesto quasi vuoto. Poi guardò me. Quindi ancora il cestino. Infine scosse la testa.
- Merda-, disse. -Mi prendete anche in giro-.
- Forse-, dissi.
- Bene, così va bene, si capisce-, disse il cameriere. -Due caffé, un croissant, in tutto sono settantacinque centesimi.
Uscii di là stravolto. Qualcosa mi cantava nel cuore: probabilmente i croissant. Da quel giorno diventai il miglior cliente del Capoulade. Talvolta l’infelice Jules, così si chiamava quel grande francese, avanzava qualche protesta, non troppo convinta.
- Non puoi andare a sbaffare da qualche altra parte, no? Mi metterai nella merda con il proprietario-.
- Non posso-, rispondevo io. -Tu sei mio padre e mia madre-.
Spesso lui si lanciava in vaghi problemi aritmetici, che ascoltavo distrattamente.
- Due croissant? hai il coraggio di guardarmi negli occhi e di dirmi questo? C’erano nove croissant nella cesta tre minuti fa-.
prendevo la cosa con molta freddezza.
- Ci sono ladri dappertutto-, rispondevo.
- Ebbene merda!- diceva Jules con ammirazione. – Hai una bella faccia tosta. Cos’è che studi esattamente?-
- Legge. Prenderò la laurea in legge-.
- Bravo il mio sporcaccione-, diceva Jules.
Diventammo amici. Quando la mia seconda novella fu pubblicata dal Gringoire gliene diedi una copia con dedica.
Penso che tra il 1936 e il 1937 al banco del Capoulade mangia, senza pagare, tra i mille e i mille ecinquecento croissant. per me era come una specie di borsa di studio che mi veniva passata dall’istituzione.
Mi è rimasta una grande tenerezza nei confronti dei corissant. Mi pare che la loro forma, la loro crosta, il loro buon tepore abbiano qualcosa di simpatico e amichevole. Oggi non li digerisco più così bene come una volta e i nostri rapporti sono diventati più o meno platonici. Ma mi piace saperli là, nel loro cesto, sul banco. Hanno fatto più loro per la gioventù studentesca che la Terza Repubblica.”

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Alberto Capatti e Massimo Montanari, La cucina italiana. Storia di una cultura, Laterza, Bari 1999 (pp 424, 12 euro)

“L’Italia delle cento città e dei mille campanili è anche l’Italia delle cento cucine e delle mille ricette. La grande varietà di tradizioni gastronomiche, specchio di un’esperienza storica segnata dal particolarismo e dalla divisione politica, è l’elemento che maggiormente si impone agli occhi e al palato del visitatore, rendendo incredibilmente ricca (e perciò attraente come nessun’altra, oggi che la domanda di diversità e di sapori “del territorio” si è fatta particolarmente forte) la gastronomia del nostro paese. Basta questo per concludere che una cucina italiana in senso proprio non è mai esistita e ancora, in fondo (e fortunatamente), non esiste?”

“Riconoscere un’impronta barocca alla tavola seicentesca, così come un merito geometrico a quella illuminista, è stato un espediente per “nobilitare” alimentazione e cibo, per parlare di cucina alludendo ad altro. Ma la cucina non cerca analogie, ha una sua storia e una sua autonomia documentaria, anche se può e deve essere interrogata attraverso molteplici fonti- ivi comprese quelle letterarie.”

“La proposta che questo libro avanza è di spostare la nozione di identità dal piano della produzione (cui normalmente viene riferita) al piano dello scambio. In tal modo, non sarà difficile rinvenire una circolazione di usanze alimentari, di conoscenze gastronomiche e di pratiche di cucina che da tempo assai antico fanno esplicito riferimento a un contesto “italiano”: tale, si badi, non in virtù di qualche omogeneità delle culture locali (ciascuna delle quali mantiene una sua specifica connotazione e diversità) ma proprio a partire dalla loro diversità, che si delinea nel momento stesso in cui entra in circolo. La cucina in tal modo si rivela per ciç che effettivamente è, ed è sempre stata: il luogo per eccellenza dello scambio e della contaminazione, oltre che (più che) dell’origine. Se un prodotto può essere espressione di un territorio, il suo uso in una ricetta o in un menù è quasi sempre il frutto di un’ibridazione.”

15 Commenti a “i libri di febbraio”

  1. roberta cobrizo scrive:

    nella mia pancia già riposa quella chicca di Lechermier e Dautremer.

    stamane sono arrivata troppo tardi, mi spiace. com’è andata?

    • maite scrive:

      non so perché Roberta ma lo immaginavo che Pollicino fosse tuo, io sono pazza della Dautremer credo di avere tutti gli albi e in diverse lingue per compulsione…
      PS stamattina bene, domattina levataccia per Milano e impastamento tutto il giorno, ma felici.

  2. Reb scrive:

    Pollicino ha il dono dell’ubiquità, è anche qui sul mio pseudo comodino.
    E la Byatt- ad eccezione dei momenti eccessivamente poetici- è amore storico.
    ‘notte

  3. [...] la cucina di calycanthus: i libri di febbraio Ti piace? [...]

  4. comidademama scrive:

    Meravigliosa selezione, calycanthus in testa. Quando sento il profumo per strada è impossibile non pensare a voi tre e ad Anna.

  5. comidademama scrive:

    Non capisco cosa sia quell’uccellino (in carta? in foglie piegate e poi colorate?)

    • ilfotografo scrive:

      è di latta e ha una impugnatura a molla che gli fa sbattere le ali. stupendo!
      maite sul treno che va a infornare biscotti e altre sorprese per la presentazione di domani a milano.

  6. nina scrive:

    La Dautremer è strepitosa, ma io alla lunga sono più per i talenti di scarabocchi, non ci si annoia mai, come Javier Zabala. Consiglio consiglio!

    baci a voi e che bello quel faro di libri, e quel ramo che mi sa che è lungo assai.
    In bocca al lupo per domani..
    ninetta

  7. Edda scrive:

    Consigli preziosissimi ;-) Mi avete ricordato Gary letto da adolescente, mi ha colpita tantissimo (si sà le menti giovani), è un libro forte, profondo…

  8. Ade scrive:

    Vi ho conosciute oggi,ora e mi avete fatto venire in mente il film chocolat siete vere o siete una favola???
    Ma allora l amicizia che diverte che crea che cresce esiste!!!!!!!
    Beate voi complimenti la zuppa di carote e buonissima ade

  9. Laura scrive:

    Ehi, ma Milano cosa dove come quando???
    Non mi conoscete ma io vi leggo spesso… e vivo a Milano, così fosse una presentazione pubblica, chissamai…
    :-)grazie,
    Laura

  10. Laura scrive:

    uff trovato
    http://www.guidotommasi.it/eventi/
    ma no… alle 18.30 non posso….uff uff uff

  11. ila scrive:

    Che meraviglia questo comodino poetico. Grazie per le letture e per l’uccellino di cui mi sono gia’ innamorata.Un grande in bocca al lupo per la presentazione di domani. Vi abbraccio e vi penso tanto.

  12. Gaia scrive:

    quel libro di bocuse è meraviglioso!

  13. Elena scrive:

    Vorrei segnalare questo comparatore di prezzi libri gratuito che permette di trovare i libri della bella lista presentata a prezzi più economici! :)

    Elena

    “La cucina italiana” http://www.rilibri.it/book.php?relation=editions&isbn=9788842076759&lang=it

    “La cucina del mercato” http://www.rilibri.it/book.php?relation=editions&isbn=9788895092874&lang=it

    “Il libro dei bambini” http://www.rilibri.it/book.php?relation=editions&isbn=9788806199241&lang=it

    “La promessa dell’alba” http://www.rilibri.it/book.php?relation=editions&isbn=9788854501034&lang=it