venezia che resiste


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è passato qualche giorno ormai dai giorni, o a dir meglio le ore, passate in laguna. Scaricata finalmente la scheda della macchina fotografica, e passata la stretta maglia della censura (fotografica) del fotografo ritrovo l’immagine dolcissima di una giornata un po’ speciale trascorsa con amici un po’ speciali. Sì perchè di Venezia ho, per molte ragioni e per sovrapposizioni di molte vite, ricordi piantati come bricole nella memoria, ma il bello di una visione a pelo d’acqua è che è sempre quella certo, ma sempre necessariamente anche un po’ diversa. E che c’era dunque di diverso a Venezia?

Alcune cose tristi, molte preoccupanti, ma altre decisamente capaci di resistere.
E come spesso succede il mercato le racchiudeva tutte quante. Ci siamo arrivati via acqua, una specie di privilegio che ho vissuto poche volte (se si esclude il traghetto gondoliero che attraversa il canale tra S. Sofia e Rialto) e che valeva da sola tutta l’emozione. Sotto le tende rosse della pescaria c’erano ancora, sebbene fosse tardi, pesci san pietro, canestrei e persino moeche, c’era la signora bionda che era lì quando io avevo vent’anni, ma c’erano anche i cartelli della protesta, di cui già avevo sentito parlare, per scongiurare il trasferimento del mercato all’ingrosso del pesce dal Tronchetto, alle porte della città, fino a Fusina, un luogo lontano ed estraneo, da tanti punti di vista, all’ecosistema tutto speciale della laguna. La battaglia è complicata e sembra per il momento vinta, ma la gente del mercato non si fida, non del tutto. Del resto la sentenza è chiara e senza appello: se e quando morirà il mercato, morirà pure Venezia.
Eppure Venezia, quella che ho vissuto con Susanna, Andrea, il signorino Carlo e Pila, resiste, tenace e convinta, nonostante tutto. Resiste a San Giacomo dell’Orio tra i bambini in monopattino e i gessetti colorati, resiste sotto certi archi, o in qualche bacareto ancora inaspettato, resiste in quell’incontrarsi casuale e inevitabile, nei discorsi che vanno a piedi o in barca pure loro.

Grazie di questo regalo a Susanna e Andrea
se volete andarli a trovare, li trovate qui:

Campiello Zen
rio Terà 1285
Santa Croce

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15 Commenti a “venezia che resiste”

  1. gaia scrive:

    Una città da ri-scoprire e far-scoprire a chi ancora non ci è mai stato…
    grazie!

  2. nina scrive:

    ora “vedo” anche meglio.

    un abbraccio

  3. la gaia celiaca scrive:

    siamo tornati a venezia due anni fa, una vacanza meravigliosa fuori dai circuiti. basta allontanarsi poche calli dal triangolo infernale ponte di rialto/san marco/accademia per scoprire angoli ancora veri.

    capisco perfettamente quello che scrivi, che si potrebbe estendere a molti luoghi e anche a molti sentire.
    il periodo è così, contrassegnato dal bisogno di resistere al nuovo che avanza che purtroppo è spesso pessimo

  4. Anna Maria scrive:

    Venezia è la mia città natale che amo ogni giorno di più. Ora abito a Padova e spessissimo prendo il treno e, con un coloratissimo carrellino ikea, vado a Rialto a prendere il pesce o, in questi giorni, le castraure che arrivano direttamente da Sant’Erasmo. Ed è come un we di vacanza, almeno per la mia anima. Grazie di cuore per questo post.

  5. susanna scrive:

    ECCOCI che bello ritrovarsi tra i “calicanti” e che privilegio! le ore passate insieme sono state intense e sospese, come del resto un po’ tutto a Venezia divisa tra acqua-aria e un pugno di terra….. il signor Carlo vi aspetta al più presto….tutti e 3! bacibaci

  6. maite scrive:

    @gaia: lo merita di essere riscoperta, lo merita davvero.
    @nina: e io lo sapevo…
    @gaia c: magari fosse nuovo quello che avanza, a me spesso dà una sensazione di marciume con puzza di pantano, ma davvero ogni giorno c’è uno spazio, pure piccolo, per inventarsi un modo diverso ;)
    @AnnaMaria: e allora abbiamo un’altra cosa in comune (oltre a un pezzetto di nome), anche io sono nata a Venezia.
    @Susy: veniamo presto, promesso.

  7. Monica scrive:

    Bellissime cartoline!
    Venezia che nostalgia…
    Se ci penso sento ancora il meraviglioso profumo del caffè della sposa della torrefazione Marchi <3<3<3

  8. Walter scrive:

    Recentemente un vecio m’ha detto che non è veneziano chi ci è nato, ma chi la ama e la fa vivere!

  9. Andreina scrive:

    Eccole le moeche!
    Le ho mangiate al Corte Sconta. Deliziose.
    Stupendo questo tuo post, sono stata recentemente a Venezia, ma non sapevo la storia del mercato, non vi erano cartelli appesi e non mi sono accorta di nulla. Grazie per averla raccontata qui.

  10. alexandra scrive:

    Si resiste, e spesso rinasce dalle proprie ceneri dopo ogni incendio (incendi culturali piú spesso) Mai stata una cittá chiusa ed esremista, ma il nuovo é sempre stato accolto come fonte di arricchimento e non come svilimento. Consiglio a tutti “Marco Polo di Marco Paolini” un concetto semplice su Venezia, quello che é stata, che é….e quello che potrebbe diventare.
    p.s. rinnovo il nostro incontro a Venezia…o arriveró io prima a Rovereto?

  11. Lorella scrive:

    Bello questo post e grazie per l’amore che hai nei confronti della mia città. Purtroppo intorno a Venezia ruotano troppi interessi, fosse solo il problema del mercato ittico (che non è da poco, intendiamoci), potrei parlarti del Mose e di ciò che di peggio sta causando alla città oppure della sublagunare che da decenni progettano di costruire, alla quale noi veneziani ci stiamo opponendo con tutte le nostre forze, o del fatto che la stanno svuotando: tutte le società più importanti hanno trasferito le loro sedi in terraferma; l’esodo dei cittadini è un flusso continuo e di quattro ospedali ne hanno chiusi 3 a ne funziona, male, molto meno di mezzo…. Chi più ne ha più ne metta!
    Nonostante questo, a Venezia si sta bene. Io ci sono nata, cresciuta e ritornata, dopo una decina d’anni di trasferimento a Mestre, perchè l’adoro per tutto quello che è e rappresenta al di fuori delle sue problematiche e non potrei vivere in nessun’altra parte del mondo.
    E’ per questo che io soffro nel vederla “maltrattare” così….

  12. Luciana scrive:

    Non so come a quest’ora vi sto leggendo: sarà Venezia che mi commuove solo a nominarla e i miei appuntamenti al lido il venerdì dell’estate (ho casa agli Alberoni, posto magico)con Carlo che mi porta le verdure da Sant’erasmo, sole, pioggia, vento: lui c’è sempre. Io ho sangue veneziano nelle vene e comincio ad essere raggiante quando metto piede al lido, cambio proprio connotati. Venite a riscoprire il lido e non ve ne pentirete, c’è posto per tutti
    Salute a tutte e tornate presto.
    Arrivederci a settembre
    Luciana
    P.s, io abito a Padova