coniglio con senape e dragoncello

La cucina francese ha un appeal tutto suo, carico di immagini sfumate in cui ognuno scorge, un po’ a piacere, la sua personale mitologia.
In questo gioco il fotografo è particolarmente bravo, per lui la cucina francese risuona soprattutto del rumore un po’ umido delle brasserie rassicuranti dove Maigret ha il suo tovagliolo, dove si ordina la blanquette de veau, andouillettes, soupe à l’ oignon, etcétéra, etcétéra. Ma è pure la cucina, concreta e vivissima nella memoria, della nonna Fanette, bretone e coraggiosa, sbarcata a Roma per colpa di una bugia e rimasta per amore.
Per Marie, lo dice il nome stesso, la cucina francese è soprattutto roba di casa con tutte le declinazioni di mani e di specializzazioni: la daube del suo papà, la pissaladière della zia Danielle, le steak au poivre di maman e ora pure di Manu. E poi è Parigi che non è mai abbastanza vicina, mai abbastanza a portata di mano, troppo lontana forse proprio per il ricordo di quegli anni candivisi insieme in molti giorni. Lo square Trousseau, le ostriche al Baron Rouge, la faccia rotonda di Luc e il suo gigot, quella certa tartare che a qualcuno veniva così bene, le facce di ogni colore e di ogni profilo del marché d’Aligre.
A tutto questo nella mia mitologia personale, fatta insieme di ricordi romanzati dal tempo e da romanzi che si sono incarnati nel tempo personale fino a confondersi con i ricordi, aggiungo le serate vin et fromage, il pollo alla Benoît che prima o poi troverò il coraggio di rifare, il mio marché sul boulevar Richard Lenoir, tanto tanto vicino alla casa di Maigret… ma il fotografo allora davvero lo ignorava.

La ricetta del coniglio alla senape è un riassunto piuttosto efficace di questo esprit de France, l’abbiamo presa, e naturalmente reinterpretata, da Garden Party di Nathalie Foll e Cléophée de Turckheim, Guido Tommasi Editore. L’esecuzione come si vede dal trionfante rosso della foto è in cocotte Staub, francese pure lei, ça va sans dire…

La ricetta

Ingredienti
1/2 coniglio
3 scalogni
20 g di burro
un vasetto di senape da 125 g
1 bicchiere di birra (nella versione originale: vino bianco)
150 g di panna
5 rametti di dragoncello
sale

Nella cocotte rosolare gli scalogni affettati fini senza farli colorare, appena sono trasparenti unire il coniglio tagliato in pezzi e rosolare su tutti i lati tenendo il fuoco basso. Versare la birra, far svaporare e unire la senape, coprire e lasciar cuocere a fuoco basso una decina di minuti, unire quindi la panna e il dragoncello (meno qualche fogliolina per decorare) e far cuocere coperto a fuoco dolce dolce, mesolando ogni tanto. Verso fine cottura aggiustare di sale.

Tratta e reinterpretata

9 Commenti a “coniglio con senape e dragoncello”

  1. la gaia celiaca scrive:

    na bontà, una cosa deliziosa, si vede ad occhio!

    belli i ricordi parigini…

  2. claudia scrive:

    Io ho fatto l’Erasmus a Parigi nel ’97 ed abitavo rue de Charenton, proprio vicino al marché d’aligre… ah… quanto amo quella città, non c’è giorno in cui non mi dico che vorrei tornare a vivere lì.
    E’ sempre bello venire a trovarvi, ormai mi sembra di conoscervi un po’… che siete quasi miei amici.

    • marie scrive:

      non puoi sapere come ti capisco. :)
      viva Paris.

    • maite scrive:

      sì va beh, ma allora ci siamo sgomitate di sicuro al banco delle lattughe della vecchietta all’angolo del marché, pure noi eravamo lì nel 97… ah..

      • claudia scrive:

        Mah non ci posso credere, le due, quelle all’angolo di fronte ai fiori, la figlia e la mamma… che gioia…ma ci saranno ancora?
        Anche voi nel ’97… ma allora sicuramente ci siamo incrociate. Che meraviglia, tutto ciò significa qualche cosa.

  3. agri scrive:

    ma la Brasserie Dauphine al Quai des Orfèvres esiste davvero?

  4. claudia.f scrive:

    Non ho mai cucinato il coniglio, ma la ricetta mi sembra molto invitante, secondo voi posso provare con il pollo?
    grazie

    PS il libro sembra bellissimo, credo che lo cercherò da feltrinelli sabato

  5. Mademoiselle Manuchka scrive:

    comunque, per la cronaca, la vecchietta delle lattughe non c’é più…