i talli d’aglio, e poi?

Quando li vedo non resisto. Durano lo spazio di un minuto nella stagione dimostrando, pure loro, che di quel che ci circonda, alimentariamente parlando, conosciamo e amiamo troppo poco.
L’aglio certo, che ci sarà mai da dire? quello di Nubia, quello di Sulmona, il provenzale, quello fresco, che cresce persino nel giardino del fotografo. Ma i talli? gli steli lunghi, dritti o ritorti, che dalla terra portano al fiore? A Roma, mai visti, dunque li ho afferrati al volo in un passaggio di treno, li ho cacciati in valigia e trasportati a sud.

Sul fronte cucina basta sbollentarli, meglio ancora a vapore e condirli con sale e olio buono. Hanno il sentore dell’aglio, ma sono dolci dolcissimi e la fruttivendola assicura che fanno benissimo. Se ne avanzano la frittata è da urlo, ma c’è pure chi riesce a farne scorta conservandoli sott’olio. E già sono pentita, avrei dovuto prenderne di più, mannaggia a me!

14 Commenti a “i talli d’aglio, e poi?”

  1. E perché non una sblollentata velocissima poi un salto un padella con un ombra di peperoncino e in ultimo du spaghi, per una aglio-olio-peperoncino delicata e primaverile?

  2. Marina scrive:

    A casa mia li facciamo a pezzetti e li saltiamo in padella con l’olio, in un’altra padella facciamo cuocere del guanciale a fette sottili che uniamo ai talli… non ti dico che bontà. Non è un piatto ipocalorico ma quando lo prepariamo vuol dire che è primavera!

  3. Azabel scrive:

    O un risotto… o l’hummus… o i bigoli! Ecco, con i bigoli sono fenomenali. Bigoli belli grossi e talli belli fini, in modo che abbiano diametro quasi uguale. Semplicemente lessati, aggiungti alla pasta e conditi con mollica fritta in padella con un goccio d’olio e peperoncino (e zenzero, se piace). Peccato che qui, quest’anno, se ne siano visti pochi fin’ora… il mio fruttivendolo di solito è fornitissimo sia di questi che di bruscansi, ma quest’anno sembra magra :(

  4. agnese scrive:

    In questi giorno ho letto in molti blog riguardo ai talli….riuscirò mai a provarli? comprarli qui a Roma è così impossibile??

  5. loredana scrive:

    Ciao ragazzi, qui in Abruzzo vanno per la maggiore e si chiamano “zolle”.
    Vengono sbollentati in acqua e aceto e poi mangiati con olio e sale, oppure conservati sott’olio senza aggiungere altro.
    Se ne cercate fate un giro al mercato di Sulmona, anzi se venite da queste parti vi ci accompagno io ; )
    a presto loredana

  6. cinzia scrive:

    ecco una cosa di quelle che, qui da noi, scommetto che si butta via
    Peccato, solo il pensiero di quei du spaghi.. ma anche un trito con del pomodoro a pezzi per una bruschetta.. mmh!

  7. cristiana scrive:

    Me ne hanno regalati una busta piena……che bontà!!!!Dalle mie parti si chiamano talle ed io le faccio sott’olio legermente bollite..mmmmmmmmmmmm

  8. LA LUNA NERA scrive:

    noi li chiamiamo “ombelichi dell’aglio”: sbolletanti appena e poi aggiunti alle fave (quelle un pò troppo durette per essere consumate crude) e cotti in padella con un pò d’olio. ieri ci ho aggiunto qualche foglia di menta.

  9. artemisia scrive:

    trovati ad Orvieto. frittata. magnificissima. mi piace l’idea dei bigoli.

  10. vanna scrive:

    da noi si chiamano bigoi d’aj … e si solito si mangiano sbollentati e poi conditi in insalata, ma mi è piaciuto trovare nuovi spunti su come cucinarli

  11. rosaria scrive:

    grazie per le nuove idee per cucinare i “bigol d’ai” che oggi ho raccolto nel mio orto ed ho mangiato volentieri ( in memoria di mio nonno che mi ha trasmesso la passione per l’orto)

  12. Rosario scrive:

    Provateli saltati in padella con le fave, una spruzzata di vino bianco, abbondante prezzemolo e scorza grattugiata di limone a fine cottura…fantastici!
    Complimenti per il sito.