la festa di Vico 2011

Spesso al rientro da esperienze gastro-immersive (come Identità golose, come il Salone del Gusto, come Taste) mi ritrovo con la bocca secca e il disagio di non saper bene le parole per dirlo. E adesso? Da che parte comincio?
Passa qualche giorno, a volte più di uno, in qualche caso persino una settimana o più, poi spesso finisce che la via d’uscita è il pensarla semplice, il ricordarsi che questa cucina l’abbiamo disegnata come un diario e che dunque da lì conviene cominciare e lì conviene pure tornare.

Anche perché l’esperienza stessa di Vico è stata in sè un ritorno, visto che per ragioni del tutto casuali (ne sono davvero sicura?) ci ero stata alla primissima edizione quando questo blog non solo non esisteva, ma non apparteneva nemmeno all’ordine delle cose immaginabili. Tornarci con Marie, con le amiche di cucina, con la macchina fotografica, tornarci con il blog tra le mani da tre anni è stato anche un modo per capire cosa e quanto sia successo in questo tempo.

E allora?
La festa di Vico, è, esattamente come la ricordavo, una Festa. Una cosa che sarebbe come dire: venite a casa mia che stiamo insieme almeno un giorno, con gli amici che arrivano anche da lontano e portano tutti qualcosa. Solo che gli amici sono cuochi, chef, portano qualcosa di un po’ speciale, hanno attorno a sè brigate di cucina in festa pure loro, ma anche amici-produttori-fornitori che portano a loro volta ogni bendidio (il lardo di Colonnata che viene veramente da Colonnata, il prosciutto Dok, la mozzarella, le ricottine, carne, birra, ecc, ecc). La festa di Vico dunque è soprattutto questo, una festa attorno a Gennaro Esposito che ne è la mano e la testa e che l’ha voluta a Vico Equense perché lì è il suo ristorante, perché lì è la sua radice e alle radici e alla terra bisognerebbe sempre ricordare di restare attaccati e fedeli, giusto per non dimenticarci chi siamo.


In tutta questa festa, che si snoda di fatto su due giorni e un pezzettino, ci siamo goduti tutto, ma soprattutto (e lo dico con la pancia ancora piena di ogni eccellenza) il prima e il dopo. è stato bello la prima sera vedere arrivare gli amici sorridenti “in borghese” nella confusione della pizzeria del suocero di Gennaro (‘O Saracino) proprio lì di fronte, è stato bello arrangiarsi per trovare una sedia per far posto a qualcuno, baci, abbracci, pacche sulle spalle. è stato bello vedere i preparativi, con la luce ancora calda del tramonto, le mani che allestivano il cibo, che tagliavano, siringavano, montavano, l’attenzione, la cura. è stato bello anche, e molto, il dopo: bello veder slacciare il rigore delle divise immacolate, vedere i pasticcieri ballare, gli scherzi, le risa, la vita.

Sul fronte cibo l’impresa di raccontare si fa ardua, se non improbabile, dunque in qualche misura rinuncio subito, metto le mani avanti e le alzo pure.
In ordine sparso e assolutamente non esaustivo posso dire di alcune cose che non si sciolgono nella memoria della prima serata, quella dedicata ai giovani chef. Il paninetto e la grazia di un ragazzo con un curriculum in mezzo mondo, Lorenzo Cogo, che ha creato un piccolo “hamburger” maneggiando l’impasto della xistorra (carne di Paolo Parisi) e condendolo con una salsa ottenuta dalla marinatura della rapa rossa nel Martini. Sarebbe piaciuto da morire anche al fotografo (che come al solito non c’era) noi per consolarlo ne abbiamo mangiati (tanti…) anche per lui.

Antonia Klugmann e la sua grinta testarda, friulana e giovanissima, che ha spiegato cento e cento volte il suo esperimento di marinatura vera e di marinatura “falsa”: se si scottano i pomodori datterini piccoli e compatti e li si immerge nel succo di vegetazione della malanzana arrostita il risultato sarà sorprendentemente vero, che cosa poi si possa fare marinando per davvero la rapa rossa è una faccenda che ha a tal punto a che fare con la texture che diventa difficile da descrivere battendo sulle lettere della tastiera.

La cipolla caramellata ma soprattutto soffiata, come fosse un palloncino di vetro di Murano, di Matias Perdomo. Ne abbiamo volute due a testa perché sembrava una magia infantile di zucchero, consistenze e colore: l’involcruo (forma e colore di cipolla di tropea stilizzata) era di zucchero soffiato, dentro composta di cipolle e caprino appena caldo. L’esperienza di romperla con il cucchiaio e metterla in bocca mi sa che non la dimetichiamo.

Triste e lungo invece è il capitolo delle cose che abbiamo perduto: il panino ai tre fegati di Gionata Rossi (carne di Paolo Parisi) che ci hanno raccontato buonissimo, e mille, mille altre cose che la mattina di martedì abbiamo scoperto di aver mancato (!) perché bisogna dirlo noi ervamo certamente impreparate, ma c’è un modo di prepararsi a una cosa del genere? 50 giovani chef in una sera?

Per la sera successiva, quella degli 80 (e passa…) chef confermati e stellati (molti), avevo meditato di essere più performante, più metodica, non avrei perso nulla, ma proprio nulla, anche perché Marie era già ripartita e mi sentivo sulle spalle tutto il compito della sintesi esaustiva.
Immagino che non serva dirlo, ma sono tornata sconfitta nelle intenzioni e dico subito he ho perduto il macaron di foie gras di Valeria Piccini, quando me lo hanno raccomandato era già finito, ho invece dimenticato (colpevolmente) le lumache di Canavacciuolo, perché quando ci ho ripensato ero già arrivata al dolce e tornare indietro sembrava ormai difficile, ho perduto il paninetto di porchetta alla porchetta di Uliassi non so bene perché…
Ho invece fatto in tempo, e per fortuna, per il piatto di Moreno Cedroni che era un miracolo di equilibrio: una salsa impalpabilmente leggera di cavolfiore e un rombo marinato concluso da cavolo cappuccio e alghe kombu.

Ho fatto intempo, e anzi è stato il primo fortunato assaggio, per il vitello all’olio (rivisitazione di un classico della cucina lombarda) di Vittorio Fusari buonisssimo, perfetto e presentato con una grazia sorridente.

E c’è da dire che mi sono consolata del mancato macaron con il gelato di piselli, scaglie di parmigiano e aceto balsamico tradizionale sempre di Valeria Piccini.
L’anno prossimo però, è certo, se ci andremo, partiremo armati. Uno fotografa, l’altro prende appunti e qualcuno bisognerà pure che mangi. Così faremo un post ordinato e preciso in cui ricorderemo anche il nome, oltre che la fiera bellezza, della fanciulla che affettava pata negra a Li Galli e sapremo indicare pure la marca degli occhiali di Paolo Parisi. Ma per quest’anno è ancora tutto così confuso e felice, chef, facce amiche, odissee e sfizi.

16 Commenti a “la festa di Vico 2011”

  1. lydia scrive:

    Svegliata da 1 sms che mi annuncia di essere diventata zia, sono qui a leggervi prima di andare a conoscere mio nipote, che ha fatto il favore alla zia di aspettare che questa intensa settimana avesse fine.
    Le foto splendide, secondo me stavolta è passato un buon 70%.
    Mi mancate.
    A presto

  2. Alex scrive:

    Tutta l’atmosfera è arrivata fin qui. Belle persone.
    Auguri Zia Lydia!!

  3. giovanna scrive:

    Che foto! Mi fai vergonare profondissimamente delle mie. E che belle facce. Ne vedo una, in particolare… ;-)

  4. agiu scrive:

    ma che belle foto.
    che bello leggerti, come sempre.
    sorrido.

  5. guglielmo scrive:

    che voglia
    che voglia
    vorrei essere stato li’
    ma vedere queste foto e’ un po’ come esserci

    grazie

  6. Mademoiselle Manuchka scrive:

    altro che odissea nello sfizio

  7. il fotografo è ufficialmente disoccupato ;o)

  8. adottatemi.
    vi prego.

    :))

    valuzza

  9. gaia scrive:

    che bella gente!
    ;-)
    e che bei cuochi…
    ;-))

  10. jacopo scrive:

    Che spettacolo: un reportage degno…… di voi !!! :-D
    Un tripudio di sapori e bella gente (compresa la Sciùra Lydia (Rino) Gaetano :-D)
    Braviiii

  11. sbalordita, incantata… posso dire wow!

  12. verdecardamomo scrive:

    Bellissimo reportage fotografico!!!!!! Non conoscevo il vostro blog…forse ero rimasta l’unica ..ma grazie a Gente del Fud …ora so chi siete!!!!
    Complimenti!!!!

  13. Symposion scrive:

    dopo avervi conosciuto vi leggo con rinnovato piacere :)
    peccato che mi sia perso la festa a vico e soprattutto quella cipolla soffiata, che meraviglia!
    a presto!

  14. roberta cobrizo scrive:

    che belle facce. che bei sorrisi. che belle mani.

  15. Sonia scrive:

    come rosicoooo! :)

  16. Edda scrive:

    Un po’ di sana invidia c’è ;-)) Che bei ritratti e che atmosfera frizzante…