un’accademia americana a roma: about the RSFP

Ci sono post più difficili di altri. Situazioni, luoghi, persone per i quali si vorrebbero saper trovare parole migliori, più calzate, più giuste e nello stesso tempo più vaghe, tanto larghe da non risultare strette, capaci magicamente di riportare tutta intera un’atmosfera, un’energia, qualche cosa di speciale che si ha avuto la fortuna, il privilegio, la chance di incontrare sulla propria strada.
Questo è puntalmente uno di quei casi, se è vero, come è vero, che dal nostro pranzo all’Accademia Americana di Roma sono passati un mese tutto intero e altri quindici giorni di più, senza che si trovasse il modo di concentrarsi sulle parole per dirlo.
Lo facciamo oggi perché siamo arrivati alle soglie dell’estate, è cambiata la luce ed è arrivata l’ora, e soprattutto perché Mona Talbott, che di questa magia concreta è stata una delle artefici, sta per lasciare Roma e dedicarsi a nuovi progetti dopo aver tanto seminato e cresciuto nei sui tre anni romani.
Ma vediamo di riavvolgere il filo e di raccontare con ordine.

Era giovedì, era maggio, era a pranzo, avevamo fresie bianche in un mazzetto di erbe aromatiche raccolte in giardino e un inglese alquanto sdentato. Ci introduceva, ci accompagnava, ci rassicurava Elizabeth Minchilli, una carissima amica americana che in Italia vive da tanti e tanti anni ormai e che all’Accademia sta proprio un po’ a casa sua. C’era il sole, c’era Mona Talbott Chef (e pure qualcosa di più) dell’Accademia, c’era una brigata di ragazze e ragazzi giovanissimi ed entusiatsi e c’era Alice Waters in persona, personalmente.

Ora è forse inutile ribadire che il nome di Alice Waters è noto dentro e fuori l’autoreferenziale, e qualche volta claustrofobico, mondo del cibo. Che lo è soprattutto (?!) per quell’operazione geniale e presidenziale che ha seminato ortaggi nel cuore della casa bianca, facendo dell’orto di Michelle Obama un progetto insieme concreto, concretissimo, e un vettore potentissimo di immagine e di immaginario. 
Ma Alice Waters, consulente della Casa Bianca, patronne del celeberrimo Chez Panisse, fautrice e pioniera negli USA di una cucina, e ancora meglio di un cibo, lento e sano, stagionale e ragionato è anche l’anima, l’ispirazione e pure la mano di un pezzo di America a Roma.

A lei e a Mona Talbott si deve la rivoluzione che da circa tre anni ha investito la cucina, la sala da pranzo, ma anche i giardini dell’Accademia americana a Roma. La condizione per accettare la sfida di questo progetto (RSFP, ovvero Rome Sustainable Food Project) , ci ha raccontato lei stessa, era di avere carta bianca, su tutto. Rifornimento delle materie prime, ma anche autoproduzione, ideazione dei menù, fino alla gestione degli scarti di cucina, insomma la filiera tutta intera laddove possibile.
Dunque un orto, anzi due (uno invernale e uno estivo), piantati nel parco dell’Accademia, assieme ad angoli dedicati interamente alle aromatiche, ma anche l’utilizzo intelligente della frutta degli alberi che già si trovavano lì, al punto che tutta la marmellata che accompagna le prime colazioni, ma anche il tè del pomeriggio, è autoprodotta.
Gli scarti di cucina sono utilizzati per compostaggio, così sbucciare fave e piselli del proprio orto ha un doppio vantaggio: accorcia la filiera e rimette in circolo tutto, ma proprio tutto, azoto, mani, abitudini, tempo e convivialità. L’aspetto più sorprendente di questa grande esperienza sta proprio qui: un fare che fa, concretamente, giorno dopo giorno, ma che allo stesso tempo ha un alto valore simbolico ed educativo, che dimostra che si può fare e si può fare bene, buono e giusto.

Chris Boswell, Sous Chef  all’Accademia, ce lo spiega e concretamente ce lo dimostra mentre, tutti insieme, sbucciamo fave, piselli e fagiolini su un grande tavolo di legno nel cortile. Farlo lì, all’aria aperta, nel cuore caldo e vivo dell’Accademia come se fosse l’aia di una casa di campagnia, aiuta tutti a misurarsi con il cibo, da dove viene, come è fatto, come scrocchia sotto le dita, dove vanno a finire le bucce… così succede che chi passa di lì, studenti per lo più (vincitori del prix Rome in discipline artistiche) si ferma, si siede, dando una mano e trovandolo pure divertente.

Noi ci siamo divertite, emozionate, esaltate pure. In mezzo alle piante di fave, all’insalata autoprodotta, in cucina e sul tetto dove, un architetto (Fritz Haeg) ospite dell’Accademia ha immaginato il proprio progetto attorno a un orto totalmente recuperato, dai semi, alla terra, a ogni forma possibile di oggetto contenitore. Ma è soprattutto sotto il portico attorno al tavolo di legno che ci siamo goduta tutta intera l’idea e la sua concretezza.

Grazie di cuore a Elizabeth per averci introdotti, ad Alice per tutta la sua dolcezza, a Mona per la sua accoglienza e il suo grande sorriso, a Mirella per averci raccontato la sua storia di cui riparleremo, a Chris per averci spiegato tutto, a tutte le ragazze e i ragazzi intorno al tavolo perché erano lì.

Per diventare Amici dell’Accademia e godersi un pranzo a questa mensa informazioni qui:

http://aarome.org/support/join-renew

24 Commenti a “un’accademia americana a roma: about the RSFP”

  1. Mario scrive:

    Al di là delle immediate e forse semplicistiche considerazioni emozionali di questo delizioso reportage mi piace cogliere (spero di non sbagliare…) un senso concreto di avvicinamento al cibo che si riflette a sua volta su un modus vivendi più sostenibile…nei ritmi, nella scelta della qualità così come in un approccio minimale ma non meno sentito ad una arte (gastronomica) recentemente più mercificata che altro.
    Grazie per la bella condivisione :))

  2. Artemisia scrive:

    Roma grande e piena di sorprese. Bello sapere di questo orto.

  3. Diletta scrive:

    Che bello!!!
    Stupenda l’atmosfera delle foto in cui si puliscono i fagiolini…..sanno di casa!

    Un sorriso luminoso,
    D.

  4. sulemaniche scrive:

    splendido, davvero un’atmosfera di altri tempi

  5. silvia scrive:

    riesci, riuscite, sempre a trovare le parole giuste. come voi in questo contesto. l’orto sul terrazzo, sul tetto è il mio work in progress, ma quanto devo imparare ancora.

  6. Bellissima post!!! Grazie, grazie grazie!!
    Vorrei aggiungiare, per tutti quelli che leggano qui, che potete diventare “Amcici del’ Academia”, ‘Friends of the Academy in Italy’. E cosi’ potete venire a pranzo all’Academia.
    Ecco il link:
    http://aarome.org/support/join-renew

    Elizabeth

  7. daniela scrive:

    è valsa la pena aspettare un mese per un post così evocativo

  8. maite scrive:

    @Mario: sì, su tutta la linea. In fondo è, o sarebbe, semplice. Ce lo dimentichiamo, o lo abbiamo dimenticato e nulla è più difficile da recuperare solo con “la testa” di quel che ci è naturale.
    @Artemisia: già, grande e piccola insieme. Che poi quest’orto mi sa che è proprio vicino ai tuoi tragitti romani più casalinghi :)
    @Diletta: sì, sanno proprio di casa. A parte una certa soggezione di fondo nel trovarmici con Alice Waters (che tra parentesi è una persona dolcissima e disponibilissima) mi sembrava di essere seduta in Sicilia al tavolo sotto il pergolato a “munnare fasolino” con mia nonna, mia madre e gli amici che passavano di lì.
    @sulemniche: grazie. Ma, credimi, è proprio di questi tempi!
    @silvia: troppo buona tu, troppo buona…
    @elizabeth: grazie a te di nuovo e sì certo, lo inserisco anche nel post il link degli Amici dell’Accademia. A prestissimo!
    @daniela: grazie, sei un tesoro a scusare anche le lentezze ;)

  9. Paola scrive:

    Quanta intelligenza (…della vita, delle cose, di sé, degli altri, degli odori, dei colori, del tempo, dei luoghi,…) in tutta questa bellezza!

  10. verdecardamomo scrive:

    che meraviglia e tutto questo nel cuore di Roma!!!! ne avevo sentito parlare a dire il vero da uno dei miei capi agronomi quando lavoravo in uno studio di agronomi a Roma..bellissime foto. Complimenti

  11. pina scrive:

    L’accademia è un luogo emozionante, sono andata da loro lo scorso autunno, ne uscì un reportage sul Gambero Rosso di Gennaio (http://www.gamberorosso.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=264775:cucina-italiana-a-stelle-e-strisce&Itemid=78).
    Ancora ho gli occhi pieni del pranzo sul tavolone di legno nel portico. Garndi, bravi tutti :)

  12. Alessandra scrive:

    Alice Waters mi piace moltissimo. Come vi invidio!!!

    Ciao
    Alessandra

  13. maite scrive:

    @Paola: esattamente, e pure con tanta tanta leggerezza.
    @verdecardamomo: ma sai che l’agronomia, assieme all’antropologia, stanno diventando i miei più grandi rimpianti universitari?
    @pina: ci torniamo una volta insieme?
    @Alessandra: in effetti ci siamo sentite molto, molto fortunate.

  14. pina scrive:

    quando vuoi ;)

  15. claudia.f scrive:

    Avete un modo di dire le cose voi che sembra di stare lì. Grazie.

  16. agnese scrive:

    che meraviglia! non sapevo di questo progetto. bell’esperienza e belle foto

  17. Donatella scrive:

    Ho provato la ricetta del cake agli asparagi,ottimo davvero!
    Naturalmente vi ho linkati qui

    http://ilcucchiaiodoro.blog.tiscali.it/2011/06/23/cake-agli-asparagi-per-un-incontro/#more-4855

    Donatella

  18. ci voglio andareeeee!!! corro a veder come funziona! Ne avevo sentito parlare benissimo da una mia amica però nn avevo ben capito di cosa si trattasse. Grazie per le belle foto e tutte le informazioni!!

  19. Symposion scrive:

    interessante post…
    ho letto e visto anche le belle foto della festa in bianco e con invidia :D
    un abbraccio e buon we!

  20. maite scrive:

    @claudia: grazie!
    @agnese: sì in effetti non è una cosa conosciutissima, almeno in Italia, ma è una bellissima esperienza vera.
    @donatalla: visto, grazie! molto ben riuscito.
    @chiara: fattici portare dalla tua amica, ne vale la pena.
    @Symposiium: buon we anche a te e la psrossima volta vieni anche tu…

  21. enza scrive:

    lo sapete io ho la mania del verde e il mio piccolo progetto.
    Mentre voi scartabellavate fagiolini e piselli io stavo lì a contare fotograficamente quante piante di insalata possono starci in un metro.
    Proporzioni geometriche che mi servono come il pane a mettere in atto tutta una serie di sfide che il nuovo fazzoletto di terra mi invita a raccogliere.
    per quella truppa lì tutta la mia ammirazione.
    per il menu, anche perchè è semplice, e nella sua semplicità va al di là.
    perchè voi siete voi e vi riconoscerei tra mille.

  22. [...] abbiamo già parlato qui e pure qui, perché in effetti la nostra giornata all’Accademia americana a Roma in compagnia [...]

  23. [...] riformata dell’Accademia. Potete leggere in dettaglio questa storia che sembra una favola qui, ma potete pure fare di meglio. Se siete a Roma questo week end (e precisamente sabato 3 novembre [...]

  24. Sara scrive:

    Ciao, io ho appena finito l’internship al rsfp, se ti interessa puoi leggere qui delle mie esperienze… http://foodfairiesroma.blogspot.it/2013/03/rsfp-una-giornata-nel-mondo-della.html
    Sara