Non è che ci sia una ragione particolare per designare in spagnolo queste pere allo sciroppo, ma il fatto è che il fotografo, rientrato da poche ore, c’ha ancora la parlata ispanica sulle labbra e così finisce che nomina le fotografie in spagnolo. Del resto -almibar- ha un suono così dolce ed esotico che si finisce per preferirlo allo sciroppo di casa nostra che è troppo scivoloso e facilmente fa pensare alla medicina, magari proprio a quella per la gola che comincia ad essere acciaccata. Qui tra i monti la temperatura è scivolata in picchiata da 28 ° a 8° nel giro di una notte e oltre a correre a ripescare calzini a casaccio nel fondo degli scatoloni, si è riacceso insieme il mal di gola e il tormentone del mettere-via-per-l’inverno.
è matematico, imprescindibile, puntuale come la più puntuale delle leggi di natura: appena si affaccia l’autunno viene voglia di conservare, fare raccolta di barattoli, marmellate, conserve di pomodori e insomma di tutto il conservabile. Forse è un po’ un modo per tenere da parte (in barattolo!) qualche raggio d’estate per i prossimi mesi e noi, come piccole formichine, ci siamo messe ad ammassare, conservare tutto quello che ci passava tra le mani.
Queste sono semplicissime pere sciroppate, ma l’idea ci è venuta sfogliando il bellissimo libro Conserve fatte in casa, di Laurence e Gilles Laurendon, con le bellissime foto di Akiko Ida (e tra le mani da qualche giorno ne abbiamo pure un altro, di libro, tutto nuovo e strepitoso che rischiamo di replicare dall’inizio alla fine, ma questa è un’altra storia…).
Le pere poi erano di quelle buone, sode e un po’ asprigne, di nostro ci abbiamo aggiunto la vaniglia che gli dà profumo e il cucchiaio d’argento, trovato al Marché d’Aligre a Parigi. Anche lui deve essere un po’ una conserva di memorie Il papà di Marie, raccontava sempre che in collegio era il numero 53 e Maite non si ricorda del numero che aveva la nonna Pina. Nei collegi, ogni persona era un numero, ed ogni numero la cifra per ogni oggetto personale. A chi sarà appartenuto questo qui? Chi sarà stato il n.154? che vita avrà avuto?
Ingredienti (per ogni barattolo da 1 litro)
1,3kg di pere mature e sode
2 cucchiai di zucchero semolato
il succo di 1 limone
(abbiamo aggiunto di nostra iniziativa mezza stecca di vaniglia)
Preparate i barattoli lavandoli con cura e risciacquandoli. Riempite una grande pentola di acqua, portate a ebollizzione, immergetevi i barattoli e lasciateli bollire per dieci minuti. Quindi fateli sgocciolare su uno strofinacccio. Nel frattempo lavate le pere sotto acqua fredda, asciugatele, sbucciatele, tagliatele in quattro ed eliminate il picciolo e i semi.
Poi mettetele nei barattoli e cospargete di zucchero, di succo di limone e mettete mezza stecca di vaniglia. Chiudete ermeticamente e immergete i barattoli in una grande pentola piena d’acqua. Quindi portate a ebollizione e lasciate bollire per un quarto d’ora circa, facendo poi raffreddare i barattoli nella pentola.
Riponete in un luogo fresco e al riparo della luce.
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La cucina di Calycanthus è il diario di cucina di due amiche e di un fotografo. Le amiche cucinano e il fotografo fotografa, ma spesso invertiamo le parti…
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Stessi autori e stessa fotografa, ho il bel libro Ricette e altre storie di polli, molto bello, purtroppo rinchiuso nello scatolone, lontano da me :(, e stessa fotografa anche per il libro le gateau de mamie, insomma giusto per dire che mi piacciono tanto le sue foto :)
Mi avete fatto ricordare che tra un po’ spariranno le buone pere estive e torneranno quelle invernali, che io non so comprare!! Becco sempre quelle troppo dure o troppo granulose :(
Un abbraccio a tutti, olé :)
che bella la vostra foto con il cucchiaino retrò.
il fotografo ha ragione: “almibar” è un suono bellissimo e mi ha incuriosita molto. sa di morbido!
Ma che delizia queste pere vorrei un cucchiaino per affindarlo in quella meravigliosa crema! Ciao
magari provo a farle con delle pere pericine, nome molto poco esotico rispetto ad almibar che suona anche più chic :)