pane nostro

Oggi è il World Brad Day la giornata mondiale del pane, trovate tutte le notizie qui.
Noi per parte nostra quest’anno abbiamo deciso di provare a “infornare” parole, quelle molto speciali di un libro che non solo parla di pane, ma ne ha in qualche misura anche la stessa sostanza vitale.

“è nato nella cenere, sulla pietra. Il pane è più antico della scrittura e del libro. I suoi primi nomi sono stati incisi su tavolette di argilla in lingue ormai estinte. Parte del suo passato è rimasta tra le rovine. La sua storia è divisa tra terre e popoli.
La leggenda del pane affonda nel passato e nella storia. Si sforza di accompagnarli senza identidicarsi né con l’uno né con l’altra.
Il mattone servì da modello a colui che fece cuocere la prima focaccia. In età di cui non si serba memoria o testimonianza, terra e pasta vennero a trovarsi sul fuoco l’una accanto all’altra. Il legame del pane con il corpo umano si creò dall’inizio.”

(…)

è stato detto molte volte che il corpo e il pane si intendono tra loro: quando il pane è vero e il corpo sano.
Tutti e cinque i sensi, ognuno a modo proprio, sono collegati al pane. Il suo profumo è quello che più si distingue. Non raggiunge solo le narici, ma per loro tramite s’introduce nel nostro corpo, lasciando la sua traccia. E vi resta con i ricordi acquisiti in famiglia e nel paese natio, nell’infanzia e in gioventù.
Anche il sapore del pane è collegato ai ricordi, a quelli più recenti, a quelli più remoti, talvolta remotissimi. è rimasto quello di una volta, quando lo abbiamo assaggiato tanto tempo addietro? è peggiore o migliore, o magari uguale? e perché è ancora così, o per quali ragioni non è più quello di una volta?
Non si dimentica nemmeno il contatto con il pane. Se la crosta è dolce o ruvida, e la mollica morbida o compatta. In che modo le dita e la mano intera lo afferrano e lo tengono o lo spezzano. A chi e quando lo offriamo. Come e dove lo impastiamo.
Anche la vista ha i suoi parametri di misura. Che aspetto ha o ci pare che abbia il pane? Corrisponde alla sua immagine, a quella che abbiamo visto in passato o che ci siamo raffigurati nel sogno, o da svegli? Gli somiglia o è diverso? Gli occhi hanno pianto spesso per il pane.
è più difficile scoprire il rapporto dell’udito con il pane. Questo infatti è silente, è muto. Non provoca frastuono – a essere rumorosi sono coloro che si raccolgono intorno ad esso. Quando cade dalla mano o dal tavolo, il suono della fetta di pane è praticamente impercettibile – ma anche questo forse, è un segno.
“Bisogna tirarlo su da terra” consigliavano un tempo le madri ai bambini, invitandoli inoltre a baciarlo. Tuttavia ci sono momenti in cui il pane trova voce. Dopo averlo estratto dal forno, il fornaio o la donna di casa avevano l’abitudine di pizzicarlo sulla crosta per stabilire se era cotto a dovere. Per risposta ottenevano un sussurro o un suono, forse l’uno e forse l’altro, a conferma o a smentita della sua condizione.
Se il pane è collocato sulla mensa nel modo e nel momento giusto, il procedimento può essere il residuo di un antico rituale, più o meno dimenticato. L’imposizione delle mani di provenienza ebraica o cristiana ristabilisce il rapporto fra il pane e il corpo. In alcuni paesi islamici s’infila il pollice nella pasta prima di metterlo sul fuoco o nel forno, per confermare che a farlo è stata la mano  dell’uomo. “Il cuore del pane” -la mollica del’interno estremo- veniva posto sulle ferite da taglio per fermare il sangue e rimarginarle. Il corpo ferito lo recepiva, quasi sottomettendosi.
In tempo di pace, quando il popolo non faceva guerra né con gli altri né con se stesso,l e briciole di pane venivano raccolte sul palmo della mano, conservate, lasciate agli uccelli.”

da Pane nostro, di Predrag Matvejevic, Garzanti, Milano 2010.

Leggetelo. è bellissimo.

16 Commenti a “pane nostro”

  1. Reb scrive:

    Si può essere così sceme da arrivare quasi a commuoversi dinanzi una foto? Io, si può.
    Per sempre vostra, Pollicina

  2. [...] Mi regalate anche qualche minuto del vostro tempo? Passate dai Calycanti perchè il loro WBD post  è splendido. Condividi questo [...]

  3. [...] un salto anche dai Calycanti perchè il loro post è [...]

  4. Gaia scrive:

    senza parole.
    :-)

  5. e vabè, che posso dirvi.. solo con da VOI.. esistono certe emozioni..

    :+

    valuzza.

  6. Diletta scrive:

    Si vede che mi è piacutissimo il post? :)))
    Buon pane!
    D.

    • maite scrive:

      Dile, sì! grazie e buon pane a te e a tutti :)
      PS quella tua pagnottella su gastronomia mediterranea (oltre che da te) rende concretamente l’idea dei cinque sensi attivi, anche solo via video…

  7. maite scrive:

    ragazze grazie, siete troppo buone ma qui davvero sono le parole di Matvejevic che sono speciali, leggetelo, vedrete, non solo sul pane ma anche sul mare (nostro)

  8. lys scrive:

    I vostri post sono sempre emozionanti … questo lo è straordinariamente!! =)) un abbraccio Lys

  9. silvia scrive:

    davvero, io che le briciole sono, in un palmo della mano vorrei stare. grazie. seguo suggerimento.

  10. lydia scrive:

    L’ho scritto da Comida, da Alex, lo ridico qui: sogno un wbd tutti insieme ad impastare, infornare e fotografare.
    L’anno prossimo proviamoci

  11. [...] noi non abbiamo panificato ma abbiamo affidato la nostra “pagnotta” al calore delle parole di Matvejevic. Oggi, il giorno dopo, ci troviamo a ragionare su una faccenda che ci capita sempre di avere tra le [...]

  12. milena scrive:

    belle parole e bella anche la foto;-)

  13. giuseppe scrive:

    il libro” Pane Nostro ” profuma di pane appena sfornato , ripieno di storia ,religione e viaggi!!!
    davvero un grande libro