Merano il vino e il resto


In quel perpetuo movimento leggermente asincrono che caratterizza le nostre vite (singolarmente o congiuntamente considerate) lo scorso week end (cioé quello prima di questo conclso da poche ore) eravamo a Merano per il Merano Wine Festival.
Per chi non lo sapesse si tratta di una delle maggiori e più rinomate manifestazioni dedicate al vino, giunta quest’anno alla sua ventesima edizione ed ospitata nell’impressionante complesso asburgico della Kurhaus, una roba che occhieggia da ogni balconata, balaustra o colonnino alla principessa Sissi.
L’esperienza è stata di quelle da giramento di testa, non tanto e non solo per la gradazione alcolica quanto per la quantità di stimoli, di produttori, di bottiglie, di assaggi che su di noi, in effetti amanti del vino ma poco avvezzi alle grandi kermesse enologiche, ha avuto un effetto di stordimento; morale abbiamo assaggiato ben poco.
Di numeri, di filosofia, di impressioni generali abbiamo parlato già su Gastronomia Mediterranea, qui riprendiamo il filo più emotivo di quel che abbiamo visto e soprattutto assaggiato.


Per festeggiare il ventennale, infatti, il Merano Wine Festival presentava quest’anno anche un’area dedicata al cibo, Culinaria, una selezione di prodotti alimentari di qualità che però avrebbe probabilmente bisogno di essere ripensata (nell’originalità e nella qualità degli espositori e dei prodotti).
Oltre allo stand fieristico di cibarie assortite, era stata allestita (in una specie di angolo) una GourmetArena dove, un po’ come è diventato di moda post Identità Golose, si alternavano alcuni chef nella preparazione presentazione di alcune chicche gastronomiche. Il titolo degli show-cooking era shock-cusine, una cosa che personalmente in effetti mi terrorizza, ed è stato un gran peccato che le premesse e le promesse si siano trovate schiacciate da un contesto forse non sufficientemente pensato. L’idea di accostare il cibo e il vino sembrerebbe infatti una di quelle scoperte in brodo di acqua calda, ma è tutt’altro che pacifica, come ha dimostrato anche questa esperienza. I due mondi (vino e cibo) non dialogavano a Merano, ma erano semplicemente accostati come in un elenco di cose da mettere in valigia: il vino, il cibo, la birra e certo anche i sigari.
Peccato perché quello che abbiamo assaggiato nella presentazione di Manuel Astuto (26 anni!!), madre altoatesina e padre siciliano e chef dell’Hotel Laurin era degnissimo di degnissima considerazione. Peccato che nessuno abbia nemmeno pensato a cosa farci bere assieme alla sella di capriolo con fieno e pino mugo, niente nemmeno per i ravioli di grano arso e la vellutata di sedano rapa e nemmeno per la créme brulé di Kopi Luvak… e pensare che a pochi metri c’era il meglio della produzione vincola nazionale e internazionale.

PS sembra che in occasione di Identità golose Milano sia stato pensato un evento che promette di mettere insieme Chef e Vignerons, speriamo!

4 Commenti a “Merano il vino e il resto”

  1. oltre che chef e vignerons… sapete per caso se mettono anche “i magnerons”???
    perchè se è si.. io ho già pronto il biglietto..

    :**

    buon inizio settimana…

    ps. sappiate che le vostre foto mi hanno fatto venir voglia di un assaggiare immediatamente tutti i vini del mondo..peccsto ahimé.. che siano le 9 del mattino.
    :)

    Valuzza.

  2. MarinaV scrive:

    Mi piace: si vede tanta gente giovane invece dei soliti vecchi babbioni!
    E complimenti sempre al Fotografo: bellissime foto.

  3. Enrica scrive:

    Bello, tutto, … la mia città nalale ma quest’anno non c’ero. grazie del bel post!

  4. Alex scrive:

    Che bella Merano! Mi manca un po’ il mondo asburgico…
    Ottimi vini e fantastiche manifestazioni gastronomiche.

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