lo stato dell’arte: Moreno Cedroni al Maxxi

Qualche giorno fa siamo stati invitati, assieme ad altre blogger romane, ad una serata organizzata dal Maxxi di Roma e da Telecom Italia, nell’ambito del progetto MaXXIinWEB.
La serata concludeva un percorso di dieci incontri inaugurati da Massimiliano Fuksas e animati da alcuni nomi importanti dell’arte e della cultura contemporanea (tra i quali Luigi Ontani, Enzo Cucchi, Michelangelo Pistoletto ecc ecc) raccolti attorno al tema dell’innovazione e della creatività.
Tutto bene, tutto lodevole, tutto encomiabile ma… qualche piccolo dubbio in effetti ci è rimasto tra le dita.

1. “non solo un cuoco”
Moreno Cedroni è stato invitato, così crediamo, perché gli si riconosce l’estro, la creatività, la fatica della ricerca di un percorso suo personale che naturalmente svolge sul suo specifico territorio, ovvero quello del cibo. Ci è parso però che nel corso della presentazione si insistesse per “emanciparlo” dalla sua specificità, come se essere un cuoco (di un certo specialissimo tipo!) non bastasse, come se fosse necessario farlo uscire dalla cucina per farne un artista.
Ora può darsi che il nostro sguardo sia troppo da dentro a un contesto, quello del cibo, che tende ad essere parecchio autoreferenziale, ma al contempo c’è da dire che se si usano le parole (o i titoli) non si può fare con il paracadute: Moreno Cedroni, se è un artista, lo è a pieno nella sua cucina e nel suo modo di farla e di pensarla, o forse più semplicemente è un grande, grandissimo cuoco. A noi questo basta.

2. un cuoco o una star?
Di cuochi si fa in effetti un gran parlare, un po’ come qualche anno fa accadde al fenomeno delle archi-stars. Va tutto bene, va tutto benissimo, la fama, il grande pubblico, ma attenzione forse a non perdere per strada proprio la profondità che ha caratterizzato certi percorsi. Quando Moreno Cedroni ha lavorato sul concetto di immortalità del cibo non ha fatto semplicemente scatolette, quando nel 2000 al Clandestino ha tolto l’”h” al sushi (=susci) non era per scimmiottare la moda nipponica. Questi concetti sono certamente emersi nel corso della presentazione al Maxxi, ma il dubbio rimane perché quando si ha a che fare con le star, come ricordava Edgar Morin, si entra nel campo della mitologia.

3. “me lo spieghi il tuo piatto?”
Dei piatti certo si può ed anzi si deve parlare. Ma per farlo, come e forse più che per ogni altra materia (vista la qualità fortemente sinestesica del mangiare), ocorre avere gli strumenti. Quando nel corso della presentazione scorrevano sopra la testa di Moreno Cedroni le diapositive dei suoi piatti la mente correva ad altre situazioni (Identità golose per prima ma non solo) in cui il cuoco è cuoco e pure anche star, ma è messo in condizione di mostrare realmente il suo fare, di rendere comprensibile la propria scelta, il proprio stile, la propria arte.

Delle chiacchiere golosissime scambiate di persona con Moreno Cedroni parleremo magari un’altra volta.

8 Commenti a “lo stato dell’arte: Moreno Cedroni al Maxxi”

  1. Mario scrive:

    Adoro questo modo trasversale di leggere un evento proponendo spunti interessanti a quanto viene solo offero “a scatola chiusa” per la semplice adorazione di un popolo bue.
    Articolo interessante, da giornalista direi, me lo sono goduto davvero.
    Complimenti!

  2. ilariaperlaria scrive:

    Non posso che appoggiare il commento prima del mio…un racconto che pone spunti di riflessione specialmente in qusto settore è decisamente degno di nota ;-)
    Anima filosofica….

  3. Ottima rilessione, e mi sorprende positivamente il fatto che venga fatta da una “del settore”. In effetti è quello che a largo raggio accade nell’arte contemporanea… Dalla merda d’artista in poi si è gridato al miracolo anche di fronte a performances che di “artistico” (e, da modernista, intendo il termine nel senso più squisitamente estetico.. “bello è buono” per intenderci) a mio parere non hanno proprio nulla. Ricorderete tutti la scena di Sordi in visita alla Biennale di Venezia.
    E questa ultima moda del cuoco-vip mi sembra poi talmente ridicola. Il problema è il prendersi troppo sul serio e giocare ad essere tutto. Architetti, artisti, cuochi, filosofi, contadini… Pier Hermè è favoloso ed i suoi macarons fanno morire ma più che arte la chiamerei creatività.. e comunque rimane un unico caso isolato al culmine delle vette dell’arte (sic!) pasticciera! In buona sostanza si corre il rischio di impiantare nell’Olimpo degli artisti chi mima una tumulazione, chi pianta ravanelli dove prima sorgevano erbacce, o chi si inventa una “mousse di pesche balcaniche con riduzione alla menta azerbaijana e meringa molecolare”. Della serie: non serve, grazie. Ma anche no, come dicono dalle mie parti.
    Io pratico di più la cucina delle nonne, di tutto il mondo, ma pur sempre sane nonne… e non star.

    • maite scrive:

      beh in realtà pur non essendo un’esperta di arte contemporanea ci sono molte cose che pure mi piacciono anche nel panorama contemporaneo, insieme a tante altre che non mi dicono niente.
      Sono pure d’accordo sul “non prendersi troppo sul serio” se questo però non significa semplificare tutto e buttare il bambino e l’acqua bagnata, per chi, come nel caso di Moreno Cedroni, sicuramente prende sul serio il proprio lavoro, il proprio impegno e la propria creatività.
      Su Pierre Hermé, figurati, è più che favoloso, detto da una che i dolci nemmeno li ama tanto….
      Quello su cui, personalmente, sono un po’ meno d’accordo è la contrapposizione marcata e barricadera tra cucina delle nonne (per semplificare certo) e cucina di innovazione (sempre per semplificare). è una barricata che non sento nel mio palato e non vorrei (con tutti i miei limiti tecnici e tecnologici: non ho nemmeno un sifone) nella mia cucina. Ne parlavo se ti va di darci un’occhiata a proposito di Identità golose qui: http://lacucinadicalycanthus.net/?p=3765
      baci.

  4. Ho letto adesso l’artiolo :) in effetti non mi sono spiegata bene e probabilmente ne è emersa una mia posizione sicuramente anacronistica, ancorata alla cucina “delle origini”. Non intendevo questo. Apprezzo l’innovazione, la creatività.. quando non è puro esercizio manieristico, quando non è gusto enciclopedico, diciamo! (ottimo il risotto con la quinoa.. a dir la verità vacillo all’idea di ricavare corteccia dal topinambur..) E’ che prediligo uno sguardo più schietto e meno involuto su quello che riguarda il cibo. Senza fare troppi sofismi. Forse, tanto per analizzarmi mentre scrivo, mi piacciono le ricette riproducibili da chiunque abbia amore per la cucina e rierchi le migliori materie prime.. un po’ come facevano le nonne. :)
    Il macaron ha una sua storia ed è stato “assunto in Cielo” grazie all’innovazione, appunto, e alla creatività di Hermè.. accadrà lo stesso con Cedroni, sicuramente, o con pochi altri… Il fatto è che, come per l’arte contemporanea, si tende a gridare al miracolo un po’ per qualsiasi cosa. Ed è questo clima che non mi piace. Senza scomodare Wittenstein :) Perdonami sono stata lunghissima e probabilmente inopportuna.. era solo un pensiero :)

    • maite scrive:

      né lunga, né soprattutto inopportuna. Mi piace questo modo di ragionare, di fare i pensieri.
      Un grande abbraccio

  5. [...] a un mio personale disappunto rispetto all’ondata di post tutti uguali rispetto a un evento: sono in pochi a saper contestualizzare, a generalizzare, a indurre riflessioni, e succede che il post sul nuovo [...]