marmellata di merangole (lunga tre giorni)

Questa è una storia lunga. Comincia da un giardino di quasi campagna ancora dentro Roma, ed anzi no, a ben guardare, comincia un po’ più in là, dal trasloco, quasi un secolo fa, di alcuni alberi di arance amare dal centro della città a quel giardino.
Lungo questi anni gli alberi di merangolo hanno fatto foglie, e fiori e frutti, buoni per molte cose, ma impossibili da mangiare a spicchi. La marmellata però, e pure sembra un certo liquorino, sono tra le cose più dense di profumo e di conforto che siano state inventate nella storia dell’umanità. Dunque quando alcuni sacchi di arance amare sono generosamente arrivate fino a Monteverde ci siamo dette certo, che ci vuole?, ne facciamo marmellata, a chili, magari pure a tonnellate.

Sì, ma la ricetta?

e qui Marie si è ricordata che la sua mamma ne fa una che è una meraviglia e dunque chiama, e cerca e scrivi, la ricetta è arrivata a testa in giù nella posta elettronica.
Con il computer girato al contrario ci siamo messe all’opera: primo passo l’esegesi. La ricetta, scritta più o meno in francese, era di un cugino a cui veniva benissimo, ma che spagnolo di partenza, francese di adozione, poi trasferito a Londra deve aver elaborato negli anni una sintassi sua propria. Poi naturalmente, per rendere le cose più facili, nel trasbordo elettronico erano state mangiate pure alcune paroline al bordo delle righe, ma in ogni modo, sudando e discutendo, sudando e interpretando, ne siamo venute a capo e passaggio dopo passaggio si è scoperto che la ricetta complicata non era in sè, ma di certo impiegava molto zucchero e molto tempo.
Per farla ancora migliore abbiamo raddopiato la dose (non lo consigliamo!) perché sai già che ci siamo…

La ricetta

Ingredienti
1 kg di arance amare
2 limoni
+ facoltativo alcuni kumquat (ma lo zio non li metteva!)
3, 5 kg di zucchero in zollette (così scrive lo zio)

Lavare le arance con molta cura, bruschinandole se serve per eliminare ogni traccia di nero. Idem per i limoni e i kumquat. Tagliare a metà le arance e spremerne il succo, conservare da parte i semini. Stesso procedimento per i limoni, mentre per i kumquat limitarsi a tagliare a metà e separare i semi.
Con pazienza (o anche con il mixer) tagliare a striscioline piccolissime tutti gli agrumi (Nota: noi abbiamo proceduto per 3/4 con il mixer e per 1/4 a mano libera). Raccogliere in un ampio recipiente possibilmente di vetro tutti gli agrumi in pezzi, aggiungere il succo e coprire con 3 litri di acqua. Lasciare macerare il tutto per 24 ore. I semi invece vanno coperti di acqua (almeno un dito sopra) e conservati coperti a parte.
Trascorso questo tempo, trasferire il composto di agrumi in una pentola grande e portare a ebollizione, da quando bolle contare un’ora, quindi spegnere e lasciare riposare ancora per 24 ore.
Il terzo giorno aggiungere le zucchero, mescolare bene, quindi raccogliere tutti i semi (che nel frattempo avranno formato una gelatina) in un sacchettino di cotone e spremerli bene aggungendo il tutto alla pentola. Portare a bollore e da quando bolle contare 25 minuti (attenzione a non far attaccare il fondo), quindi finalmente invasare in vasi pulitissimi e sterilizzati in forno.

PS grazie infinite a:
Adriana che ci ha fornito la materia prima e ci ha coinvolto nel suo progetto
a Maria Cristina, Matteo e Manola per il ponte radio
allo zio per la ricetta

17 Commenti a “marmellata di merangole (lunga tre giorni)”

  1. Alex scrive:

    Ultimamente ho una fortissima dipendenza da marmellata d’arance e non oso immaginare quanto sia buona questa. Mi viene in mente l’albero nel giardino di Enza e la ricetta della marmellata d’arance (anche quella di tre giorni) di un’altra mia amica, che però non ho mai replicato per pigrizia, ma soprattutto per mancanza di una buona materia prima. Mi godo la storia della vostra ricetta, sperando di avere da raccontare presto una mia.

    • maite scrive:

      e noi di leggerla Alex, anche perché condivido la dipendenza e sono certa che ne varrà la pena.

  2. Valentina scrive:

    caspita un procedimento lungo ma dalla foto davvero sembra ne valga la pena!

  3. silvia scrive:

    in inverno la mia cucina è arancia. costanti sul fornello le pentole per i canditi. anno scorso ho fatto la gelatina, fra poco provo la marmellata. anche la mia ricetta è di tre giorni. era di un’amica di mamma, ma molto simile a quells che spacciano i venditori di arance catanesi. alle prossime colazioni in arancio. abbracci tanti, sì

  4. Gaia scrive:

    uuuuhhhh la marmellata di arance amare è incredibilmente buona!!
    io sto aspettando che l’ortolano ce le procuri.. ma qui è difficile difficile… vanno tutte a finire in UK, dice…

  5. marie scrive:

    evviva le arance amare. :)

  6. sara scrive:

    io ho una dipendenza da marmellata di limoni, chissà….magari assaggiando questa delizia potrebbe nascerne una di nuova!!!

  7. ominodipolvere scrive:

    senz’altro un lusso antico quello di consentirsi tre giorni per elaborare una marmellata, ma a giudicare dalle apparenze ne vale sicuramente la pena

  8. Clara scrive:

    Ganzi………………
    le mie arance biologiche sona ancora in terrazza ma questa sera provvedo subito, non sono amare però. E’ una ricetta veramente bella da leggere e spero buonissima da assaporare, spalmare, mischiare. GRAZIE

  9. Luisa scrive:

    Amo molto la marmellata di arance amare, queste deve essere strepitosa.
    Simpatico pure il racconto.
    Brave.

  10. maite scrive:

    lo dico e lo ridico: vale la pena!
    Ps Clara se non usi quelle amare riduci la quantità di zucchero…

  11. jacopo scrive:

    Spettacolare, ve l’ho già detto “di là”.
    Nel giardino dei miei ci sono due alberi di merangoli che sono uno spettacolo (ma abbiamo ancora tanti di quel barattoli di marmellata della consuocera catanese che per quest’anno passiamo).
    Però quel certo liquorino…… :-D

    • maite scrive:

      il liquorino è la prima cosa che metto in cantiere appena mi passa sta febbraccia!
      ps fortunato però, alberi di merangoli nel giardino dei tuoi e con-suocera catanese, non ti fai mancare niente…

  12. che sogno.. che bontà… pericolosa da tenere in casa! perchè ci vorrai pur metter sotto una bella fetta di brioche.. e poi una seconda.. e poi una terza.. :)

    • maite scrive:

      ecco, il pain brioche… ci vorrebbe, ci vorrebbe proprio e pure un velo di burro salato, ma in effetti meglio che non ci sia, finirebbe male, molto, molto male…

  13. Mariella scrive:

    Ciao! Mi incuriosisce molto ma 3,5kg di zucchero mi sembra tanto!! Ci provo comunque!