di bufale e di templi

C’è voluto qualche giorno e forse neppure è bastato, perché ad inseguire i sogni (quelli veri, fatti di notte con la testa sul cuscino) qualche volta si finisce per cascarci dentro, con tutte quante le piume.
Così esattamente una settimana fa siam partire (Maite&Marie, Marie&Maite) emozionate come due scolarette per 3 giorni di mozzarelle. Sì. Di mozzarelle.
L’occasione era una manifestazione, Le strade della mozzarella, giunta un po’ in sordina alla sua quarta edizione e di cui ci avevano circostanziatamente parlato Lydia e Giovanna. L’avvio forse ci è pure sembrato lento, ma tre giorni hanno finito per dilatarsi nel tempo e forse anche nello spazio, perché la mozzarella era ovunque anche, e forse soprattutto, quando non c’era.

L’idea è semplice e insieme articolata: un prodotto, il suo territorio, il consorzio dei suoi produttori (non tutti) e l’invito rivolto agli chef più significativi della “scena italiana” per interpretarlo a modo loro.
Con la mozzarella è dunque successa (quasi) qualunque cosa: il risotto dei fratelli Costardi, la tavolozza scomposta di Uliassi, la crespella di latte di Cerea, la bolla di zucchero in trompe l’oeil di Aprea e anche il nulla, il niente, la rinuncia per principio di confrontarsi con un prodotto, un ingrediente, un fatto, evidentemente troppo ingombrante. Ne avevamo scritto, in buona compagnia, su Gastronomia Mediterranea in un post proprio a caldo, quando alla manifestazione mancava ancora il suo ultimo giorno e a noi di rientrare a casa a digerire. Ma davvero si può decidere di andare sulle strade della mozzarella e non portarla con sé?

Per parte nostra nella mozzarella ci siamo immerse fino al collo, a respirare il suo territorio e pure il suo mare vicino, a guardare negli occhi le bufale, a declinare il loro latte in mille gradazioni: dallo yogurt alla panna, passando per la ricotta in forma di cannolo. Di quella colazione da Vannulo (caffè, brioche, panna, yogurt, ricotta…) mi rimarrà l’idea che tutto si tiene: che le bufale lì hanno un nome (e una si chiama “stipendio”!!), una data di nascita, uno spazzolone rotondo per pulir loro la schiena, che la mozzatura a mano è uno dei gesti più sensuali che si siano mai visti in natura.

E qui quanto ce ne sarebbe da dire, sulla poetica della mozzatura sfrangiata, sulla capacità e sulla possibilità di imparare a degustarle le mozzarelle, quelle vere, quelle che il frigo non lo vedono né poco né quasi.

Ma non che sia stata una faccenda noiosa, o semplicemente ortodossa, tutt’altro. Perché c’è chi ci pensa, con tutta la testa e tutta la pancia. La compagnia del maccaturo ad esempio, gioco corale ideato da Raffaele Vitale che mette insieme grandi cuochi campani (presenti Paolo Barrale, Antonio Pisaniello, Lorenzo Principe, Pasquale Torrente), attorno al fazzoletto (quello con cui si avvolgeva il pranzo da portare al lavoro in campagna). Ed è un gioco di prestigio in effetti, loro entrano in scena e tutto cambia: il colore, l’ironia, l’intelligenza di tornare letteralmente a l’origine, della mozzarella, della bufala, di tutto.

Ma poi anche il gioco diverso di Paolo Parisi che sa mettersi in discussione e non si spaventa di proporre (e di proprorre proprio qui) una pizza di uova, di bianco anzi soltanto, che poi condisce con quello che sulla pizza normalmente ci va, mozzarella compresa, naturalmente.

E noi a scrivere, a mangiare, a provare a mettere in fila i bocconi, a risalire dai bocconi ai territori, sentendo lo yogurt, la panna certo, ma anche inevitabilmente se le mozzarelle hanno viaggiato, se hanno sofferto.
Perchè non c’è niente da fare e forse lì sta ancora la sua magia. Un prodotto è il suo territorio e qui non è come da nessuna altra parte che qui, come nel mio ricordo di bambina in viaggio verso un sud ancora più a sud: lungo la strada (eterna!) che dal Trentino portava alla Sicilia ci si fermava proprio qui, c’erano i templi e c’era un morso grande a una mozzarella piena di latte.

8 Commenti a “di bufale e di templi”

  1. lydia scrive:

    Mi sono emozionata

  2. ilaria scrive:

    no, vabbè..! dev’esser stato meraviglioso!

  3. cocozza scrive:

    Mi sento davvero fortunata ad abitare a neanche un’ora da quei templi in tutti i sensi!!!
    La Campania è anche questo!son contenta che i CALYCANTHUS hanno visitato questo posto meraviglioso
    a presto
    cocozza

  4. elisa scrive:

    je suis émmerveillée !
    Et je n’ai qu’une envie suivre aussi un jour la route de la mozzarella et me laisser porter par les sens, la mozzarella est une diva et vous la rendez
    sublime, votre enthousiasme est contagieux !
    nous sommes rentrés de Rome si heureux, il faudra la prochaine fois que nous nous rencontrions vraiment je vous fais signe dès le prochain voyage
    Je suis très admirative de ce que vous faites
    bien à vous
    Elisa

  5. [...] Torrente lo avevamo incontrato nella festosa giornata del Maccatuto alle strade della mozzarella e di lui e delle sue alici, della coluatura ecc ecc naturalmente sapevamo per fama e per merito. E [...]

  6. [...] non ne conosciamo altri esempi (se non in diversa proporzione il Maccaturo scoperto recentemente a Paestum). Del resto non bastano le sottili gelosie, le sgomitate su tavolate sempre troppo strette, gli [...]

  7. [...] minori…), ma anche probabilmente per scelta abbiamo saltato Identità golose, Taste, Le strade della mozzarella, Festa a Vico e le altre tante o poche manifestazioni a cui, pur con la nostra timidezza poco [...]