festa a Vico 2012

Ne abbiamo già letto, ne abbiamo pure già scritto in buona compagnia su Gastronomia Mediterranea, ma se è trascorsa poco meno di una settimana e la festa a Vico edizione 2012 è definitivamente archiviata, ci è ormai chiaro che in fatto di digestione, soprattutto quando si tratta di eventi, siamo spesso un po’ lenti. E tuttavia il ritardo e la decantazione delle foto, rimaste prigioniere nella scatola nera formato digitale, ha il vantaggio di far riprendere il fiato. Così succede con il tempo quel che succede con il passino: metti via il cuore dell’esperienza, metti da parte quello che a parte può stare ed elabori una lista corposa di buoni propositi per la prossima volta.

Il senso della festa.
Questo è l’aspetto migliore e unico della Festa di Vico, ed è una meraviglia. L’idea di riunire in un luogo già magnifico di suo persone che fanno il medesimo lavoro e che evidentemente ne condividono la medesima passione è forse banale, certo, ma non ne conosciamo altri esempi (se non in diversa proporzione il Maccaturo scoperto recentemente a Paestum).
Del resto non bastano le sottili gelosie, le sgomitate su tavolate sempre troppo strette, gli sgambetti loffi e “gli intrighi di corte” a sminuirne il senso e la felicità.
Me la ricordo questa felicità, con tutto il personale stupore di una vita precedente, quando ripenso alla mia prima festa a Vico, la prima in assoluto, quando ci capitai per caso occupandomi nella vita di tutt’altro: tutte quelle divise bianche a farsi festa, a passarsi i bocconi dalle mani, sorrisi larghi, balli sfrenati ed ogni bendidio sceso su terra.
Oggi è certamente diverso, la festa è cresciuta, ha messo su in peso e perso in ingenuità ma è pure sempre anche quello, una festa. Speriamo che lo sappia e se ne ricordi.

Il dietro le quinte.
Mi accorgo scrivendo di scrivere quasi quello che scrivevo l’anno passato, non so se rallegrarmi di ritrovarmi coerente o dolermi di essere ripetitiva come un vecchio vinile sotto una puntina guasta. Ma insomma siamo lì. Il dispiacere, o forse meglio la curiosità, sarebbe quella di poter vedere ancora di più e ancora più da vicino, più da dentro, e c’è da notare che a Festa a Vico, soprattutto se ci si muove per tempo, si è molto, molto dentro. I momenti migliori sono infatti tra l’arrivo dell’orchesta e l’inizio dei balli: quando gli chef e le brigate in ranghi ridotti si danno da fare ad allestire, a preparare con i mezzi che, se non sono di fortuna, non sono comunque la comodità conosciuta delle reciproche cucine. E allora noti l’organizzazione che è dietro il mestiere e che è il mestiere stesso: sac à poche ricolmi e conclusi, dosatori, tecnica e manualità. Poi in un attimo diventa una follia: troppi piatti da assaggiare in poco tempo, troppi stimoli, qualche delusione, molta rincorsa a cercare di non perdere almeno l’essenziale.
Detta così sembra una guerra e di certo non lo è. è anzi un grande piacere, quest’anno incentrato più sulla rassicurazione che non sulla sorpresa, colpa forse dello sguardo di chi guarda e scrive (si perde di entusiasmo?) o colpa forse di un tema che faceva venire qualche timore: che cos’è mai un piatto da fine del mondo?
Il tema della festa di quest’anno era infatti questo E tutti giù per terra! Il mio piatto da fine del mondo che si è tradotto in molte cose, ma forse soprattutto, come scriveva Giovanna sempre su Gastronomia Mediterranea, in un ritorno al conosciuto, al rassicurante, alla tradizione per quanto, certo, rivisitata. Aggiungerei che, come a Identità Golose dell’edizione 2011, c’è stata molta terra: molte radici (in particolare quelle di Parini) e molti, molti fiori eduli.

Ma l’anno prossimo…
L’anno prossimo ci prepareremo meglio prima di arrivare (sebbene la lista preventiva dei piatti e dei partecipanti sia sempre molto molto trasformabile), avremo un taccuino in cui spuntare celo, celo, manca e un dittofono in cui appuntare nomi e piatti che ormai con l’età non si riscono più a memorizzare. Faremo il riposino il pomeriggio così potremo anche noi fare le 4 del mattino ballando sulla spiaggia e soprattutto ci porteremo le scarpe di ricambio, vero Marie?

5 Commenti a “festa a Vico 2012”

  1. Che sogno…c’eravamo anche noi “carambole” a Vico, quest’anno, ed è stata un’esperienza fantastica. Il vostro reportage è stupendo! Volevamo dirvi però che noi il taccuino ce l’avevamo, la lista sottomano anche ma…alla fine ha prevalso l’irrazionale e ci siamo lasciate guidare dall’istinto, cincischiando qua e là dove ci portava il “vento” ma soprattutto il cuore…Per noi è stata un’esperienza magica.
    Se vi va, questi sono i nostri personalissimi appunti su Vico:
    un caro saluto
    simona e sonia
    http://lalberodellacarambola.blogspot.it/2012/06/festa-vico-2012-piatti-da-fine-del.html

  2. Mademoiselle Manuchka scrive:

    che meraviglia..

  3. angelo scrive:

    Vi invidio, sappiatelo. a.