Pilaf di frumento intero con melograno (Hadighì pilaf)

 

Questa ricetta è in realtà una recensione: viene direttamente, così com’è, dallo splendido libro di cucina armena di Verijin Manoukian (Cucina armena, OEMME edizioni, Milano 1987), libro che ricevuto in dono prezioso da un’ospite armena, è sfogliato da anni a casa di Maite con un sentimento a due facce. Da una parte infatti la cucina armena ha un profumo esotico e fascinoso, che sa di Oriente, del Piccolo e Grande Arat, di una cultura millenaria compressa, perseguitata e dispersa, tenacemente ancorata alla necessità di conservarsi e di esistere, dall’altra questa stessa cucina ha un sapore universale, in cui si ritrovano un influsso mediterraneo, radici medio-orientali, un uso di stampi, forni (il tonir) e metodi di cottura antichissimi.
Questa ricetta, che è anche in copertina al libro stesso, volevamo provarla da sempre. Vi si ritrova pienamente tutto questo sentimento a due facce, o a due mani: in una mano il grano che ci ricorda la radice di ogni uomo al suo pane e nell’altra il rosso melograno che ci porta l’ingegnosa originalità di ogni cultura nel condire questo suo pane.

La ricetta la trascriviamo letteralmente perché ci pare abbia un senso farlo; alla fine, in basso, la terza puntata della fiaba dell’Amore delle tre melagrane e vale la pena di notare, senza intenti cannibalici, come questo piatto riassuma i due colori (e i due archetipi?) della fanciulla tanto cercata dal principe.     

 

La ricetta

“Hadig” è il frumento bollito e poi fatto seccare come il bulgur, ma a differenza di questo, i chicci di frumento vengono lasciati interi. Nel caso non fosse reperibile, lo si può sostituire con orzo perlato: il risultato è sempre ottimo.

350 g di frumento precotto
110 g di burro
9 dl di acqua o di brodo bollente
sale
1 grosso melograno, ben maturo e sgranato
1 cucchiaino di cannella

Far sciogliere in una casseruola il burro, aggiungervi il frumento o l’orzo e sempre mescolando farlo soffriggere per 2-3 minuti; aggiungere l’acqua o il brodo ed il sale necessario quindi far bollire vigorosamente scoperto per 4-5 minuti. Abbassare la fiamma, coprire la casseruola e sobbollire per altri 8 minuti, finché il luquido sarà stato assorbito.
Spegnere il fuoco e posare sotto il coperchio della casseruola un canovaccio ripiegato, meglio se di spugna e lasciar così riposare per almeno 15 minuti. Servire cospargendo il frumento con i grani di melograno e spolverizzare di cannella a proprio gusto -
(tratto da Verijin Manoukian, Cucina armena, OEMME edizioni, Milano 1987; pag. 103)

(…) La ragazza restò sull’albero, vicino alla fontana. A quella fontana, ogni giorno, andava a prender l’acqua la Brutta Saracina. Prendendo l’acqua con la conca, vide riflesso nell’acqua il viso della ragazza sull’albero.
-E dovrò io che sono tanto bella, andar per acqua con la concherella?-
E senza starci a pensare su, gettò la conca per terra e la mandò in cocci. Tornò a casa, e la padrona:  – Brutta Saracina! Come ti permetti di tornare a casa senza acqua e senza brocca!- Lei prese un’altra brocca e tornò alla fontana. Alla fontana rivide quell’immagine nell’acqua. “Ah, sono proprio bella!” si disse.
-E dovrò io che sono tanto bella, andar per acqua con la concherella?-
E ributtò per terra la brocca. La padrona tornò a sgridarla, lei tornò alla fontana, ruppe ancora un’altra brocca, e la ragazza sull’albero che fino ad allora era stata a guardare, non potè più trattenere una risata. La Brutta Saracina alzò gli occhi e la vide. -Ah, voi siete? E m’avete fatto rompere tre brocche? Però siete bella davvero! Aspettate che vi voglio pettinare.-
La ragazza non voleva scendere dall’albero, ma la Brutta Saracina insistette: -Lasciatevi pettinare che sarete ancora più bella-  
La fece scendere, le sciolse i capelli, vide che aveva in capo uno spillone. Prese lo spillone e glielo ficcò in un’orecchia. Alla ragazza cadde una goccia di sangue e poi morì. Ma la goccia di sangue, appena toccata terra, si trasformò in una palombella, e la palombella volò via.

…e domani un’altra ricetta al melograno e un altro pezzettino della fiaba…

maite, marie e il fotografo

10 Commenti a “Pilaf di frumento intero con melograno (Hadighì pilaf)”

  1. comidademama scrive:

    bellissime immagini e vedo spuntare una creusette!

  2. silvia scrive:

    Facile e buono: lo provo!
    Buona giornata,
    Silvia

  3. Virginia scrive:

    Io vi adoroooooooooooooo!!!!

  4. maite scrive:

    e noi adoriamo te @Virginia!

    @Silvia: facci sapere mi raccomando, anche se ti avviso che il fotografo si vorrà di nuovo far invitare a cena… e magari pretenderà pure una carne di accompagnamento al grano, perché così gli sembra un tantino troppo asciutto…e magari pure anche un po’ di Fino per buttare giù il tutto… Quante pretese!

    @comida: grazie per i complimenti, e sì, sì è proprio lei: abbiamo una passione autentica, direi proprio una mania (non costassero tanto… uff), domani ne troverai inquadrata un’altra! buona giornata.

  5. Ady scrive:

    Dev’essere davvero buono, il frumento in fondo è dolce di suo e l’acidità del melograno contrasta no?
    Je suppose, ma lo proverò appena riesco a trovare un melograno, l’aberello del giedino è ancora troppo piccolino per fare frutti!
    Buona giornata e a domani ;)

  6. marie scrive:

    si, è un po’ dolcino, molto delicato, si sposa benissimo direi con uno spezzatino di maiale. E vedrete domani che buona ricettina… gnam… ho già fame.

  7. Lory scrive:

    CCidenti il mio caffè domani me lo riprendo!!!
    Bella questa ricetta ,però ragazzi quelle mani con pelliccetta incorporata sono uno schianto!!!

  8. maite scrive:

    e vedessi il resto Lory, vedessi il resto…

  9. Maria Grazia scrive:

    Ricetta molto stimolante!
    Ho navigato per il blog…è bellissimo!!!
    Complimenti e slurps!
    Ciao!

  10. elisabetta scrive:

    Cercherò questo libro.