soupe à l’oignon

Ma davver non l’avevamo fatta mai?  Sulle ricette francesi spesso questo interrogativo si spreca. Si spreca in ragione di tante cose, la prima delle quali è che 2 su 3 (più un pezzettino) viviamo a Roma, ma anche e soprattuto  in ragione del fatto che sempre 2 su 3 abbiamo vissuto a Parigi e il restante 1 vanta una nonna bretone. Ragione in più, si dirà, per mettere in menù cibo d’oltralpe, e invece succede che quelle cose lì che sembrano banali, soprattutto a Marie che è francese di nascita, di famiglia e dotata di accento franco-toscano, quelle cose lì non vengono mai in mente.
Così ci abbiamo messo quasi cinque anni a pubblicare una soupe à l’oignon e quando si è trattato di metterla in pentola niente libri, niente web, solo la memoria e l’approssimazione esatta che usano le nonne…

La ricetta (un po’ ad occhio ovviamente)…

Ingredienti
6 cipolle bionde di medie dimensioni
burro esagerato (50 g almeno)
brodo di manzo (ma se non lo avete e non avete tempo andate tranquillamente di acqua, non è lo stesso ma insomma si può pure fare)
1 cucchiaio di farina (ma è facoltativo)
1 bicchiere di vino bianco
un bel pezzo di gruviera (100 g più o meno)
mezza baguette
sale e pepe

Affettate sottili e regolari le cipolle (è la faccenda più lunga e quella che fa piangere) poi raccogliete tutto il vostro faticoso lavoro in una pentola a fondo spesso (l’ideale è una cocotte di ghisa come la Staub nella foto) con il burro e fate rosolare a fiamma dolce mescolando finché il burro non si sarà sciolto, quindi a fiamma dolcissima coprite con il coperchio e dimenticatevi praticamente che le cipolle esistano. In realtà mescolate di tanto in tanto, ma contate che le cipolle devono cuocere un’oretta se non di più diventando marroni, caramellate e morbidissime (se il coperchio è a tenuta non si brucerà nulla, altrimenti controllate spesso ed eventualmente accorciate i tempi).
Quando le cipolle saranno quasi crema aggiungete la spolverata di farina (ma c’è chi evita volentieri questo passaggio), quindi bagnate con il vino, mescolate bene e infine coprite con il brodo (o l’acqua) caldo. Fate cucinare per mezz’ora, tre quarti d’ora a fuoco più vivace mescolando regolarmente. A fine cottura regolate di sale e pepe (abbondante).
Nel frattempo grattugiate il gruviera, tagliate in fette il pane e grigliatelo nel forno. Quando la zuppa sarà pronta, sistemate le fette di pane sulla superficie e cospargete di gruviera grattugiato. Passate la pentola direttamente in forno con il grill accesso finché non si sarà formata una bella crosta d’orata, servite subito ma attenzione agli ottomila gradi!

PS nella foto modello e grembiule di eccezione, ma ne riparleremo…

14 Commenti a “soupe à l’oignon”

  1. Reb scrive:

    Alla prossima, mi invitate? Io l’amo, quella zuppa lì.
    Ed adoro anche voi, va avec, che resistervi sarebbe guerra persa.
    Hic, sospiro sospiroso.

    • maite scrive:

      e certo! e mannaggia pure le distanze, ma poi tu un saltino a nord est da quel tuo nord ovest non è che lo faresti? non dico muoversi in verticale verso sud e raggiungere Roma, ma magari in orizzontale?
      scherzi a parte, un abbraccio grande da qui a lì e la speranza di vedersi presto.

  2. martina scrive:

    Anche io non l’ho mai fatta. Bisogna rimediare!!
    un bacio
    Martina

  3. Elvira scrive:

    Ecco una di quelle cose per cui impregnerei volentieri la casina-ina-ina di umori sulfurei, e per cui spenderei volentieri molte lacrime.

    Non c’entra, ma sabato sera siete stati temstimoni inconsapevoli della pacificazione tra me e il pecorino, e anche della miei primi spaghetti cacio e pepe :)

  4. barbaraT scrive:

    oddio che bontà la soupe à l’oignon.. mi fa venire in mente tutte le volte che mi ci sono scottata la lingua in un posticino vicino Montmartre…
    che tuffo di parigitudine!!!
    grazie calicanti, bel regalo..
    p.s. ma 50 g di burro non sono mica esagerati, dai.. il burro non è mai abbastanza, come diceva Julia Child!

    “..Paris, c’était la gaieté, c’était la douceur aussi. C’était notre tendresse…”

  5. succulenta.
    E’ proprio il termine adatto.
    La adoro, e la mangio tutte le estati proprio in questa versione che descrivete… in un bistrot svizzero che prepara cosine per le quali varrebbe la pena giocarsi il Paradiso.. :)
    Ma adesso che elargite la ricetta filologica e originale… chi mi frena più! e fortuna che c’è rimasto uno scampolo d’inverno per mandar giù coccole ipercaloriche! :)

  6. giacomo scrive:

    è dura vivere sotto regime!! nel mio primo pranzo da libero la soupe sarà presente insieme alla sopa coada, a trionfo di cozze, stinco di maiale, mortadella qb.,cappon magro, dolce di sant’elmo

  7. UnaZebrApois scrive:

    amo questa zuppa, il suo profumo e il suo sapore…anche se poi…ehm…gli altri non amano me :D ogni passaggio ha il suo perchè e alla fine arriva la più sontuosa delle zuppe! Ora però resto con la curiosità del modello e del grembiule… :)

  8. ComidaDeMama scrive:

    La casa sa di cipolle e io ho gli occhi decongestionati.
    Avere una mandolina giapponese ha fatto sì che il tutto fosse molto veloce.
    I suffumigi di cipolla pre soupe sono da brevettare e da vendere alle case farmaceutiche :)

scrivi un commento