l’ultima frontiera del bianco

Siamo “andati in bianco” tante e tante volte oramai da perdere quasi il filo: ci siamo vestiti candidi in pic nic sotto le querce e sotto la luna, sui prati di Roma a Villa Pamphili e al quarto piano in una casa a Barcellona, eppure la serata bianca di sabato scorso a Rovereto ha avuto una cifra diversa e tutta sua, declinando l’abito bianco in una sfumatura nuova anche per noi.
Tutto nasce, ed è quasi sempre così, perché esiste un luogo (in questo caso un negozio) e dietro un luogo delle persone (nella nostra storia Elisa e Michele) che questo luogo lo abitano, lo vivono e lo animano, ma soprattutto lo vogliono così come lo fanno. Perché un negozio non è (necessariamente) solo un negozio, con un orario di apertura e soprattutto di chiusura, una cassa e delle cose dentro che si vendono; o meglio può essere tutto questo ma in tanti modi, alcuni molto, molto creativi. E così sabato sera il negozio si è schermato di bianco, ha messo in vetrina una vasca da bagno (che è il sogno segreto del fotografo… ma questa è un’altra storia..), e dentro si è animato di un lungo, lunghissimo tavolo coperto di un magnifico lino in pezze così grezze da renderlo ancora più seducente, riempiendosi piano piano di cose, di cibo e non solo.

La nostra parte in tutto questo è stata naturalmente la cucina, declinata di bianco pure lei e la cura bianca del tavolo. I fiori: ornitogallo (!!), fresie, lisianthus (che fa quasi rima con calycanthus) e margherite, poi i barattoli verniciati con qualche spasimo e tutto il piacere di disporre grissini di ricotta, insalata (non) russa con maionese allo zenero, dip di ceci e di cannellini, chouquettes, minne e alcune altre cosette nelle porcellane delicatissime e negli oggetti poetici delle ragazze di GioveLab. Ma sul tavolo c’era anche altra stoffa, perché si toccasse con mano la materia: le grandi pezze di lino di cui abbiamo già detto l’innamoramento e l’incanto e poi bottoni al grezzo e al finito, cerniere e scampoli di una pelle morbidissima che correva da una parte all’altra di quel tavolo lungo lungo. Materie di Transit, che è un nome bellissimo per una realtà sorprendente che ha un sapore di eccellenza come noi, per parte nostra, conosciamo in certi angoli del mondo del cibo: cura degli ingredienti, della filiera dall’inizio alla fine e poi una distribuzione che corre per mezzo mondo (42 paesi) facendo, forse purtroppo, il 90% e passa della propria vita commerciale fuori dal nostro paese.

Intorno a tutto questo c’era la musica di Stefano Raffaelli e Walter Civettini, la birra Math (in questo caso bianca) che per noi è letteralmente di famiglia e quel cocktail, che noi chiamiamo Zagarof, di cui siamo letteralmente assuefatti, opera delle manine sante e del genio di Walter presente e operante in rappresentanza, assieme a Giuliana, del Locos. Insomma giocavamo in casa.

E in questa casa fatta di andate e ritorni, di scoperte e riscoperte, i nostri libri si son trovati benissimo, il Pan’Ino, le torte di mele e la cucina siciliana in rappresentanza degli altri, tra pop corn, bottoni, lampade, vestiti, scarpe, sedie che non sono fatte esattamente per sedercisi sopra e l’emozione (tutta biografica) di ri-incontrare -!Il Bibliotecario!- che ha accompagnato con i consigli sempre giusti tutto il percorso (lungo persino più di quel tavolo bianco) dagli ultimi anni delle elementari fino al dottorato…
E sì certo un po’ di stanchezza, come sempre alla fine di un tour de force a ritmi sostenuti di impasta, cuoci, farcisci, glassa ecc ecc, ma tutto il piacere di avere il tempo di parlare, di raccontare la propria storia e di sentire quella degli altri che è diversa e, forse proprio per questo, sintonizzabile sulla tua. Si può chiamare contaminazione (felice), per noi è stato il piacere di uscire dal recinto a volte un po’ asfissiante del “solo cibo”: del cibo che parla di cibo, ascolta cibo, mastica cibo e chiacchiera cibo.

E alla fine di tutto, o quasi, c’è stato pure il tempo di festeggiare con solo 24 ore di ritardo un compleanno speciale, con una torta bianca ça va sans dire, ma costruita in trompe l’oeil… Auguri Michele!

PS e quasi mi dimenticavo di dire un grazie, grazie di cuore a chi ha avuto il pensiero di pensare ai denti futuri di chi sta per arrivare… Grazie!

8 Commenti a “l’ultima frontiera del bianco”

  1. Elisa e Michele scrive:

    per lavoro siamo destinati ad incontrare tante persone… ma quelle che hanno una luce bianca dentro si distinguono anche quando non sono vestite di bianco!
    Grazie di tutto
    Siete speciali tutti e quattro!

  2. Not Only Sugar scrive:

    Bellissima la torta.. raffinata, pulita, perfetta!!!

    Not Only Sugar

  3. Bravi! E’ una festa in bianco, ma piena di sfumature….:-)

  4. Reb scrive:

    Eh ma allora ditelo che mi volete strutta, sigh&sobh

  5. Cris scrive:

    Bellissimo é poco. Grazie!

  6. artemisia scrive:

    quello che mi piace è che con voi ogni tanto si vede cibo che si mangia (in bella convivialità)

  7. Gaia scrive:

    Il vostro stile è inconfondibile!

    ps.
    ora vado a cercare l’ornitogallo!

  8. Gaia scrive:

    ma che meraviglia quella torta!!! come l’avete fatta?? :)