cotognata/cotognate

Nella mia vita la cotognata è stata a lungo un punto fermo: arrivava, rigorosamente in forma, prima di Natale nei pacchi della nonna con limoni, arance, noci, qualche centrino e molta cura e durava fino a primavera. Aveva una consistenza compatta che si intestardiva con i mesi, ancora umida a dicembre a febbraio cristallizava e a marzo, se ancora ne restava, richiedeva di essere ammollata, mescolata ad un impasto, ricoperta di cioccolato, persino intinta nel tè.
Ora che la nonna non c’è più di quella cotognata è rimasto il ricordo, le formine e pure, per fortuna, la ricetta. è quella che sta assieme a tante altre cose sue nel nostro libro di cucina siciliana, ma è anche quella di cui avevamo raccontato in un post a tre mani (anzia a sei) di una vita fa per un concorso di cavoletto.
Da lì in poi ci siamo un po’ astenuti, un po’ per malinconia, un po’ perché sembrava una faccenda epica. Le quantità della nonna erano infatti industriali, la preparazione durava giorni, impiegava tutte le formine ed occupava letteralmente un’intera stanza dove la cotognata doveva riposare prima di essere sformata, sempre solo e rigorosamente dalle dita della nonna (che saggiava il bordo con apprensione “chissà se questa volta sforma bene…” e sformava sempre bene, con quel suo dubbio propiziatorio che ha ripetuto per quarantanni!).
Ma le cotogne sono belle, profumano la casa, la biancheria, segnano l’autunno anche quando non si decide ad arrivare e in più, ovviamente, mi ricordano la nonna. Dunque quest’anno ci siamo rimessi alla cotognata con quantità molto modeste e cambiando la ricetta: la nonna usava anche la buccia, noi abbiamo sbucciato, niente formine, ma un piano da cui ritagliare quadrotti e incartarli come i ricordi del fotografo, ma questa è un’altra storia…
e voi come la fate la cotognata?

la versione in quadrotti prevedeva di strofinare le cotogne per togliere la peluria, lavarle e quindi metterle a freddo a cuocere in una pentola, appena morbide vanno sbucciate e private del torsolo. Si passa a setaccio, si pesa la quantità ottenuta e si aggiunge pari zucchero più succo di limone (diciamo 1 limone ogni 3 cotogne) e se piace qualche spezia, si rimette sul fuoco e si lascia cuocere sorvegliando bene, ci vorrà circa mezz’ora. A quel punto versare in una teglia e livellare la superficie, lasciar riposare, quindi ritagliarla e avvolgerla nella carta oleata o nello zucchero semolato.

5 Commenti a “cotognata/cotognate”

  1. Alle spezie non avevo mai pensato … Cosa ci vedete bene?
    A casa nostra non si è mai fatta la cotognata, per cui ho iniziato io la tradizione di famiglia :-) Ho messo una piantina nell’orto e con il primo piccolo raccolto ho preparato questi quadretti (buoni, peccato siano finiti …)
    http://giardinociliegi.blogspot.it/2013/10/cubetti-golosi-di-cotognata-e-di-come.html
    Che bello leggere dei vostri ricordi affettuosi …

    • maite scrive:

      Ciao Elena! chiodi di garofano, macis, così per pensare alle prime…
      Bella la versione in cubetti, ci siamo dilettati pure noi, il problema è che poi sembrano in tutto e per tutto caramelle e finiscono come le caramelle…

      • Ciao Maite! È vero caramelle, una dietro l’altra :-D
        Adoro il profumo del macis, vedi non ci avrei mai pensato … Adesso devo aspettare il prossimo raccolto di pere cotogne! Buon week end

  2. giusi scrive:

    ottima…la proveremo!

  3. [...] un pò di meno e si conserva in barattoli sterili di vetro e la versione più densa da tagliare a cubotti e conservare in una scatola ermetica di [...]