Unfor-

Ci capita spesso, ci è capitato spesso, ultimamente un po’ più spesso di quanto spesso, prima, ci capitasse.
La sensazione è quella di vivere su due diversi fronti, una sorta di schizofrenia che a volte diventa difficoltà del non saper che dire, o anche se dire e soprattutto come. Scriviamo su queste pagine dal 2008, abbiamo pubblicato tanti libri di cui siamo felicissimi, partecipato (benché piuttosto schivi e timidi) a una miriade di eventi, abbiamo conosciuto tante e tante persone, ci siamo regalati solide amicizie e piacevoli relazioni. Non possiamo dire di conoscere tutti, ma nemmeno di non far parte di un certo entourage che ruota (a volte vorticosamente) intorno al cibo: ce lo dicono gli eventi, ce lo dicono le conversazioni su facebook, ce lo dice la condivisione quotidiana di contenuti, sentimenti, opinioni sempre intorno al cibo, ma soprattutto sempre intorno a chi del cibo parla, si occupa, fa.
Il rischio, è facile renderesene conto, è quello di un avvitamento autoreferenziale, un serpentone che si mangia letteralmente la coda, che racconta a se stesso quello che organizza, che vede, che mangia, che interroga la propria pancia ma sa già, necessariamente, la risposta. E il problema è probabilmente molto più banale di quanto non lo stiamo presentando. A chi parliamo, raccontiamo, comunichiamo quando pubblichiamo una ricetta, un appunto, una notizia piccola o grande, su queste pagine?

La domanda ce la siamo fatta, ancora una volta, l’altra mattina, giovedì per essere precisi, il giorno dopo essere stati alla presentazione di Unforketable il nuovo progetto di Niko Romito e di pasta Garofalo.
Ma andiamo con calma e cerchiamo di distendere i pensieri.

Noi, di Unforketable avevamo già lungamente sentito parlare nei giorni, e anche nelle settimane precedenti la presentazione romana: ne avevamo letto, ascoltato, annusato.
Sappiamo benissimo chi è pasta Garofalo e cosa fa e come lo fa sul piano del prodotto e della sua comunicazione.
Sappiamo bene anche chi è Niko Romito, sappiamo delle sue tre stelle, del suo percorso, della sua scuola, abbiamo un’idea della sua faccia e della sua cucina (benché non abbiamo mai avuto il piacere e la possibilità di mangiare nel suo ristorante) e persino del suo carattere, avendolo incontrato a Identità Golose, giusto per citare un esempio. Insomma in un certo senso sapevamo prima di sapere.
E allora? dove sta il problema?

Il problema, se di problema si può parlare, rischia di stare a cavallo tra due scarpe. In primo luogo in noi, nella nostra capacità di mantenere lucido lo sguardo, di non dare l’esperienza per scontata, di essere capaci di stupirci (o anche no…), di essere curiosi insomma, e di porsi di fronte alle cose un po’ nudi. Che non vuol dire ingenui, che non vuol dire incapaci di fare distinzioni, di informarsi e di capire, ma lontani, questo sì, dal sentimento désabousé che nei circhi chiusi, pieni di personaggi unici che si fanno il verso, spesso si respira. Sembra facile, ma al fondo non lo è.
L’altro versante della questione, legato stretto stretto a questa nostra temperatura corporea riguarda chi ci legge, o meglio chi noi immaginiamo (e almeno in parte sappiamo) ci legge.
In semiotica e in narratologia si direbbe che è un problema di enunciazione (ma questa è un’altra storia e fa parte di un’altra vita, dunque) qui ci limitiamo a dire che è importante (almeno per noi lo è molto) immaginare di parlare a qualcuno. Un qualcuno che non è detto ci somigli, non è detto sappia quello che noi sappiamo, non è detto che conosca pasta Garofalo (sebbene su queste pagine sia stata nominata spesso), che sappia chi è Niko Romito e che nemmeno lontanamente sospetti che strano gioco di parole sia Unforketable.
Il rischio dell’autoreferenzialità è tutto qui: ripetersi l’un l’altro la stessa litania come le cantilenee nei giochi di bambini e non sospettare nemmeno che là fuori qualcuno non ci comprenda.

Sì, va bene ma Unforketable?
Unforketable è una parola inventata, lo slogan ammiccante di un progetto ambizioso di cui, dopo aver visto un po’ più da vicino le intenzioni, ci siamo chiesti se e come parlare. Si perché da una parte Unforketable è una parola già “vecchia” perché noi se ne potesse veramente dire, una parola già masticata (e forse consumata?) in una piscina colma fino all’orlo di autoreferenzialità.
Ne hanno già parlato tutti, davvero vogliamo farlo anche noi e per dire cosa?

Già “per dire cosa” e anche “a chi”? Tocca farsela questa domanda e darsi pure una risposta. Quel che noi abbiamo trovato senza andare a fondo, ma anzi restando molto in superficie (restando cioè semplicemente abbarbicati a quello che siamo) è che noi teniamo un diario, un diario pubblico certo, ma pur sempre un diario. Dunque come nei temi di scuola possiamo raccontare di quel che ci succede, sperando di non parlare solo alla nostra pancia, o anche (e pure peggio!) al nostro ego. Possiamo dire e vogliamo dire quello che ci è sembrato, immaginando di parlare anche e soprattutto a chi nuota in piscine diverse.

E dunque l’altra sera mercoledì siamo andati, con carrozzina al seguito, alla presentazione romana di questa cosa un po’ difficile da pronunciare per chi, come la sottoscritta, ha difficoltà irrisolte con l’inglese.
C’erano molte persone conosciute, amici cari, blogger, giornalisti, ecc ecc… c’era Emidio (Mansi),  c’era Giorgio (Marigliano). E già qui tocca fermarsi  per dire che questa già di per sé è un’anomalia: Emidio è il responsabile commerciale del pastificio Garofalo, Giorgio (Marigliano) si occupa di pubbliche relazioni e comunicazioni, ma sono persone che ci consocono e che conosciamo da anni e  veramente. Li chiamiamo per nome non per vezzo ma perché ci abbiamo parlato, perché ci seguono e li seguiamo, perché per noi hanno rappresentato un modo diverso di fare marketing, che probabilmente costa loro molta fatica, ma che fanno molto bene e che credo funzioni. Un invito da parte loro per noi è diverso, non tanto, o meglio non solo, perché li conosciamo e sappiamo quello che fanno, ma soprattutto perché loro conoscono noi.

Sì, ma un invito per cosa? cos’è Unforketable?
è un progetto che Garofalo ha pensato e realizzato con Niko Romito, una cosa semplice a pensarci ma probabilmente molto complicata da realizzare. Una scuola di cucina, in qualche misura, realizzata sul web, cioè sul sito www.unforketable.com con al centro la tradizione italiana, senza stravolgimenti ma con un’idea di alleggerimento e di interpretazioni.
Le ricette sono filmate e si comprano (costo 3 euro l’una), spaziano tra una varietà di argomenti e insistono sulla semplicità.

Cosa ci è piaciuto?
La semplicità in primis e la grande, grandissima “umiltà” che fa scegliere a uno chef con 3 stelle Michelin di insegnarla, mostrarla, condividerla. Dire: “è facile”, o addirittura “facilissimo”, “proviamoci insieme!” non è banale. Non è banale in universo, quello della cucina, che vive da una parte di semplificazioni povere e perverse (in cui la scusa bugiarda del tempo fa abdicare insieme alla tradizione, al gusto, alla salute e pure al senso) e dall’altra, al contrario, si compiace di un elitarismo estremizzato in termini di prodotti, preparazioni e accostamenti che sempre sommano e mai sottraggono. Niko Romito poteva farlo strano, ed invece lo fa semplice.
Anche l’alleggerimento ci pare una buona notizia, perché la tradizione va bene ma siccome non viviamo e non consumiamo come un tempo qualche soffritto si può pure superare, magari con una dose tenace e ragionata di tecnica in più.
Ci è piaciuta pure la forma che tutto questo contenuto ha preso: i video che presentano ogni ricetta sono di Elisia Menduni che, pure lei, ha lavorato con una pulizia e una semplicità che tutto sono tranne che scontati. Anche qui si tratta di piegarsi a far vedere, a far comprendere, senza frinzoli ma con cura, e lasciare in piena luce tutto il gioco e il lavoro delle mani.

Cosa non ci è piaciuto?
L’inglese. Troppo. Guarda, cucina, assaggia suonano benissimo pure così.

6 Commenti a “Unfor-”

  1. Reb scrive:

    Il taglio del post -dalla scelta lessicale raffinata al periodare incisivo e di ampio respiro- dà, da solo, la misura di quel che possano essere i lettori.
    Di voi (anche con un verbo improvvisamente coniugato poi al singolare, che mi ha lasciato un sorriso umano), del vostro rielaborare io -almeno- ho senza dubbio bisogno.

    • maite scrive:

      Reb grazie, e noi di te! a proposito dove sta sto verbo che qui con la pupa in collo perdiamo grammatica e ortografia?

  2. Questa iniziaiva è una grammatica del cibo raffinata e autentica. Vi seguirò con entusiasmo.
    Giovanna

  3. luciana scrive:

    concordo col troppo inglese, non ero con voi ma siamo in Italia e cerchiamo di parlare italiano, magari corretto ma italiano, a beneficio di tutti, insegnanti e non.
    vi aspetto per la gara di crostate padovana
    luciana

  4. maddalena scrive:

    Io leggo voi, e da qui mi sono andata a guardare un po’ di “inforchettavola” (italiano sia, dunque!). E, sì, nuoterete anche in piscine diverse, e, sì, io sono solo una utente dell’ultim’ora, ma sì, lontano dalla voglia di essere polemica, dico : MILLE VOLTE CALYCANTHUS. Ok piscine diverse, ma sempre di acqua e di nuoto si tratta. E allora mille volte più interessante seguire voi. Viva viva!

    • maite scrive:

      grazie Maddalena, troppo buona! ma non è che arrivassimo a voler pensare di traudrre pure il titolo divertente di unforketable (tipo l’italianismo di regime…) anche perché è un progetto che ha chiaramente una vocazione internazionale e dunque benissimo in un inglese simpatico e comprensibilissimo. Quel che ci aveva un po’ colpiti era il fatto che nella sezione italiana si usasse comunque watch, cook, taste, ma son sensibilità personali, tutto qui.
      Quanto alle piscine nessunissima polemica, nemmeno sottesa, solo il dubbio che ogni tanto affiora di rischiare di essere autoreferenziali e non saper più bene a chi scriviamo. Dunque grazie, grazie, grazie di scrivere tu a noi e di ricordarcelo ;)