struffoli della signora Anna

La signora Anna è la mamma del nostro amico Aldo e i suoi dolci sono mitologia, ma mitologia vera, assoluta, e per fortuna nostra pure concreta. 
Da quando conosciamo Aldo i dolci della signora Anna confezionati in salde tortiere di alluminio hanno viaggiato in su e in giù lungo la penisola, pure loro in treno, al seguito dell’architetto napoletano in trasferta. Hanno allietato capodanni e feste comandate, ma anche pranzi di “non compleanno”, cene “qualsiasi”, pure qualche pic nique, e ogni volta assaggiando la pastiera (di cui occorrerà assolutamente riparlare), il babà, il sanguinaccio, la pizza di crema, la torta di tagliolini capiamo di nuovo perché suo figlio sia tanto goloso e così poco incline a lasciare le gioie della cucina di mammà.
Per gli struffoli poi la cosa non si gioca soltanto sul piano del sapore, ma pure sull’estetica: tanto che qualcuno ha provato ad indossarli… ne è venuta fuori una maschera Dadà che farebbe pandant con il campargello futurista…

La ricetta (note comprese) è scritta a quattro mani da Aldo e dalla sua mamma ed è anche lei un capolavoro.

La ricetta

Gli struffoli della bisnonna

Ingredienti
Per la pasta:
farina: 400 g
uova: n. 4
alcool puro: un cucchiaio
sugna:  20 g  (o una noce di burro)
zucchero: un cucchiaio
limone: raschiatura di mezzo limone
sale: un pizzico

Per condire:
miele: 300 g
zucchero: due cucchiai
diavolilli: 50 g
diavoloni: 50 g
cannellini bianchi (quelli con dentro il finocchietto)
e confetti piccoli tondi argentati: a piacere
scorzette di arancia candita: 50 g
cedro condito: 50 g
decorazione a piacere: con frutta candita.

«Con gli ingredienti suddetti fate una pasta di media consistenza lavorandola bene e lasciandola riposare almeno un’ora, coperta da una ciotola.
Prendendo un pizzico di pasta alla volta e rotolandola sotto le dita, forgiare tanti bastoncini più sottili di un dito mignolo e tagliateli a tocchetti di circa mezzo metro di lunghezza (o anche più piccoli), che disporrete sul marmo infarinato; friggeteli poi, a pochi per volta, in una padella d’olio caldo a fuoco moderato, finché non saranno biondi.
[nota di mia mamma: personalmente, per fare più presto, uso la macchina per la pasta fresca. Ne ricavo delle strisce , dette in napoletano “pettole” (ma anche le lasagne si chiamano pettole) piuttosto alte (più o meno mezzo centimetro) che taglio in tante listarelle e poi, ciascuna di esse, in tanti pezzettini. Se non si dispone di una macchina per la pasta fresca, si possono ugualmente fare delle strisce a mano con il matterello e proseguire come già detto].
Sgocciolateli bene e poneteli su una carta assorbente. Se dopo un po’ che si frigge l’olio comincerà a fare la schiuma, fuoriuscendo dalla padella, non resta che cambiarlo.
Mettete in pentola, possibilmente a fondo rotondo, il miele e lo zucchero con 1 dito di bicchiere di acqua e lasciate bollire per un po’, schiumando di tanto in tanto, fin quando il composto non comincia a diventare giallo. Diminuite allora il fuoco, che deve essere il più basso possibile; versate gli struffoli e mescolate bene, in modo che si rivestano uniformemente di miele.
Versateli poi subito, a grosse cucchiaiate, in un piatto rotondo, precedentemente appena appena unto di olio, e con le mani bagnate di acqua fresca, date loro alla svelta la forma di una ciambella ben compressa, con un grosso buco in mezzo. Subito dopo spargetevi sopra i diavolilli, i confetti argentati e i cannellini bianchi, tagliate poi in striscette sottili le scorzette di arancia candita, la frutta candita e decorate la ciambella a piacere.
Gli struffoli si conservano benissimo per una settimana e più (se durano, ma ne dubito –questo sono io Aldo a dirlo eheh) ed è preferibile farli con qualche giorno di anticipo (se avrete cura di tenerli avvolti in foglio di pellicola –e lontana dalle grinfie di Aldo) perché nell’attesa miglioreranno.»

Nota storica:
Gli struffoli potrebbero avere millenni di vita perché i greci li preparavano in modo quasi identico al nostro chiamandoli “lukumates”, nome che indica genericamente le ghiuottonerie e la parola “struffoli” deriva probabilmente dal greco “stroggulos” (tondeggiante). Non è quindi difficile immaginare che i coloni greci che fondarono Partenope li abbiano portati e tramandati. Se così fosse, sarebbero quindi uno dei dolci più antichi della cucina napoletana
.

maite, marie e il fotografo, aldo e la signora anna

 

19 Commenti a “struffoli della signora Anna”

  1. agiu scrive:

    omadonna, sono sotto shock!
    io
    non ho
    parole
    (grazie di esistere accidenti a voi).

  2. Alex scrive:

    Una delle maschere più belle che abbia visto quest’anno :-)

  3. lugiandro scrive:

    I complimenti alla Signora Anna e a Aldo! La ricetta più appropriata per questa fine di Carnevale prima del digiuno quaresimale..lo voglio vedere poi io questo digiuno quaresimale!

  4. lenny scrive:

    Una mirabile interpretazione degli struffoli!!!!
    Complimenti

  5. Ady scrive:

    Eheheh ti conosco mascherina, ogni Natale e ogni Pasqua, da quanto tempo non li vedevo!!!
    Buon carnevale!!!

  6. maria chiara scrive:

    bellissima la ricetta, oltre che buonissima.. è un piacere leggerla, si vede che ci mette il cuore quando li prepara e TE li prepara! Aldo, complimenti alla tua mamma!!

  7. Virginia scrive:

    E’ indelicato che io chieda chi è la gnoccolona dietro gli struffoli???????
    Il dolce è stupendo (chevelodicoaffà?) anche se io non sono un amante del genere…
    Baci, Calicanti…ritento di andare sotto i ferri…ci risentiamo presto!

  8. marie scrive:

    @Virgi, certo che lo puoi chiedere e concordo..è Maite…
    In bocca al lupo per i ferri, facci sapere..
    Baci grandi.

  9. marie scrive:

    @Virgi, dimenticavo… la gnoccolona tanto per cambiare è in treno… e ti fa tanti auguri per l’ospedale. Baci

  10. ilfotografo scrive:

    virgi, mi aggiungo ai lupi, ma a quelli buoni che non ti sbranano. Dai che poi quando torni te la faccio anche a te una foto dietro magari a un muffin o a un biscottino. baci

  11. Mademoiselle Manuchka scrive:

    Gli struffoli della Signora Anna sono pezz e’ core.. (si scrive così?)
    un bacino @lla gnoccolona, @ Virginia per un in bocca al lupetto, @i calicanti..
    @nche io però la voglio la fotina sotto una cascata di cioccolata e panna montata.. :-)
    bisous @ tous..

  12. Virginia scrive:

    Ah, ecco…praticamente come nel mio sogno! Grazie cari…a presto!
    Aggiudicata anche la foto dietro al biscottino (anche se temo di non starci…)

  13. ilfotografo scrive:

    allora proviamo dietro un grissino, virgi. per manu la cascata di panna con spuma di cappuccino.

  14. Elga scrive:

    Carinissima l’idea di utilizzare questo dolce come maschera di carnevale, che vorrei tanto indossare anche io, anche se rimangono pochi minuti allo scadere delle danze:))

  15. Devo assaggiarli, una vera opera d’arte :-)

  16. artemisia scrive:

    tra i più bei struffoli, o cicirchiata, che abbia visto :)

  17. Marina scrive:

    Che strana questa ricetta, il nome è quello dei dolci di Carnevale che si fanno a Perugia, grosse castagnole morbide glassate con il miele. L’aspetto invece è quello della nostra anconetana “cicerchiata”, dice di Carnevale fatto di palline fritte legate con il miele.

  18. agiu scrive:

    più o meno si Mademoiselle Manuchka (piezz ‘e core, almeno facendo uno spelling, perchè in napoletano non so scrivere, beh manco parlare benissimo, considerando che è una vera lingua e i più purtroppo parlano ormai un orribile slang, me compreso).

    grazie Maria Chiara

    bacini

  19. [...] (quasi) esclusivamente per imparare a farla e imparare alla fonte. Sì perché di pastiere, come di struffoli, abbiamo avuto il piacere di mangiarne in questi anni generose porzioni trasportate in macchina, [...]