cheesecake, calycanthus e california

Sono giorni tosti questi, di corsa tanto per cambiare e con grandi cambiamenti alla porta. Ma sono anche i giorni del calycanthus, inteso come fiore questa volta, che comincia a fare capolino in forma di profumo dietro ai muri dei giardini. Cammini e ti fa girare la testa, eccolo, lo riconosco, è ritornato come ogni anno, persino un po’ in anticipo a smentire un inverno che quest’anno quasi non sembra arrivato.
La pianta che cresce (stentata) nel giardino di Roma non ci pensa nemmeno a fare fiori, si riempie di foglie e tira dritto probabilmente in mancanza del pungolo del freddo, ma qui in Trentino il calycanthus è un regalo che ci profuma la vita.
I rami quest’anno sono quelli della Fausta, annunciati con sorpresa nelle chiacchiere del martedì (“ma lo sa che è già spuntato il primo calycanthus? ci ho decorato il regalo che mio figlio ha portato al compleanno di una sua compagna di scuola, si vergognava, ma ha fatto un figurone…”) e ritrovato puntualmente al mercato del sabato mattina.
Sono bellissimi i rami, contorti come corna di alci o di stambecchi, duri, secchi e fragili, costellati di boccioli tondi che si aprono in stelle gialle di profumo. Un incanto bello e buono.
Lo abbiamo usato questo incanto (e perdipiù su inaspettata iniziativa del fotografo!) per accompagnare una scoperta di cui rischiamo di fare uso e abuso nei mesi e negli anni a venire: non semplicemente un/una cheesecake, ma il/la cheesecake. E qui partiamo subito con le confessioni e con le mani avanti: per noi scarsamente anglofoni e di scuola latina (in declinazioni francesi e spagnole pure) è il cheesecake, maschile perché maschile è il cake. Ora sappiamo che dovremmo correggerci e virare al femminile, ma è più forte di noi, continuiamo a chiamarlo il cheesecake, che la cheesecake non ci suona. Ma insomma via, qualche volta ci si può passar sopra alle questioni di genere, soprattutto quando finalmente (!) abbiamo trovato una ricetta che ha il sapore di una riscoperta e che sembra riportarci indietro a un sapore perduto, esattezza di consistenza e gusto. E sorvoliamo pure sulle ragioni misteriose per le quali questo dolce abbia in sé un sapore da madelaine proustiana (tutti hanno da qualche parte il ricordo di un cheesecake meraviglioso e perduto, assaggiato in qualche parte di mondo o sulla tavola di una zia) per dedicare qualche riga e molto affetto alla ricetta e al libro che ce l’hanno finalmente riportata.

California Bakery è un luogo (anzi più luoghi…) dentro Milano, aperto da un tempo insospettatamente lungo, tanto da avere e da essere una storia. Storia di persone come è sempre, di cambi di rotta, di desideri e forse per questo ci è piaciuta. Fisicamente ci siamo stati solo di passaggio, una volta sola, in un pranzo un po’ veloce cariche di valigie e in transito, tanto per cambiare.  Ma per il loro primo libro, in compenso, ci siamo prese il tempo, lo abbiamo abitato molto, in lungo e in largo. Lo abbiamo letto insomma, cosa che non capita sempre e forse nemmeno spesso per i libri di cucina: letto sì, perché racconta una storia e ci ha fatto capire da dove venivano i cesti sospesi al soffitto, da dove l’idea e l’innamoramento che, evviva!, non è solo marketing. Grazie dunque ad Alessio Baù che questa storia ha raccontato e grazie, davvero grazie per il cheesecake di cui non sospettavamo di avere così tanta nostalgia.

La ricetta

per la crosta
300 g di biscotti a base di farina integrale e frumento, sbriciolati finemente
80 g di burro, fuso
3 g di cannella in polvere
5 ml di miele di acacia

per la crema
400 g di robiola
300 g di ricotta fresca di mucca setacciata
200 g di zucchero semolato
150 ml di panna fresca
40 g di yogurt intero naturale
4 uova freschissime
1 scorza di limone non trattato, grattugiata
1/2 dei semi di un bacello di vaniglia
3 g di farina bianca

Per la crosta
Mettete in una ciotola i biscotti sbricolati, aggiungete la cannella, il miele, il burro e lavorate il composto con una mano fino a ottenere un composto omogeneo.
Distribuite alcune manciate di impasto nello stampo (a cerniera, 20/22 cm di diametro) e create il bordo premendo con le mani lungo le pareti.
Ultimato il bordo procedete allo stesso modo per la base. Riponete in frigorifero per almeno 30 minuti.

Per la crema
Amalgamate con un cucchiaio il formaggio con la ricotta, lo yogurt, lo zucchero, la scorza di limone, i semi del bacello di vaniglia, un uovo alla volta, la panne e  per ultima la farina.
Scaldate il forno a 160°C.
Versate la crema nello stampo e cuocete per 55 minuti; per gli ultimi 5 abbiate cura di aprire leggermente lo sportello del forno per far uscire il vapore.

Tempi di raffreddamento  degustazione
Sfornate la cheesecake e lasciatela raffreddare per 3-4 ore prima di riporla in frigorifero per altre 2-3 ore almeno.
toglietela dal frigorifero 20 minuti prima di degustarla, poi sformatela e trasferitela su un piatto da portata. Conservatela in frigorifero e consumatela entro 2-3 giorni
(…ma non durerà tanto!)

19 Commenti a “cheesecake, calycanthus e california”

  1. cristina scrive:

    io vado in crisi quando dite …biscotti a base di farina integrale e frumento ma senza far pubblicità che biscotti prendo???? :-O

    • maite scrive:

      cristina tranquilla!!! quelli che hai in dispensa, quelli che mangi di solito, che inzuppi nel latte la mattina… i nostri a dire il vero non erano neppure integrali, ma per precisione di ricetta (che sul libro era esattissima) abbiamo trascritto preciso preciso

  2. Giorgia scrive:

    ok… ma è possibile leggervi in santa pace tanto per trovare solamente un po’ di compagnia senza per forza ritrovarsi un’incontenibile voglia di cucinare, senza averne il tempo ne tanto meno tutti gli ingredienti che occorrerebbero, ed essere così costretti a rimanere in agonia fino a domani??????? io mi chiedo….. eppure vi conosco e ogni volta ci casco…. ;)
    aspetterò fino a domani, spero che l’acquolina in bocca non cresca esponenzialmente al desiderio di cimentarmi in questa ricetta.
    baci
    e grazie comunque per la compagnia

  3. ale scrive:

    volevo sapere come fare per fare attaccare l’impasto dei biscotti lungo il bordo della tortiera , risulta molto difficile in quanto puntualmente crolla e sono costretta a coprire solo il fondo. grazie per la risposta

    • maite scrive:

      ciao Ale, in effetti forse è il passagio più complicato di tutta la ricetta che a parte questo risulta molto semplice. Io ci ho messo un po’ di pazienza, ho inumidito le mani a un certo punto e ho cominciato prima dalla base e poi dai bordi, ma solo perchè mi rassicurava

  4. Verdesalvia scrive:

    Ho comperato il libro perché bellissimo prima di Natale e ho provato la ricetta, buona la torta
    ho solo un appunto io ho messo molta meno cannella di quella indicata in ricetta 3 grammi sono davvero tanti e il suo sapore ha sovrastato moltissimo secondo me troppo
    mi confermate che deve essere così?
    ciao Verdesalvia

    • maite scrive:

      ciao verdesalvia, in effetti sono tanti e in generale i dolci americani sono molto abbondanti in cannella! un’amica cara è tornata dagli States che praticamente non può più sentirla tanto è andata in overdose… ma alla fine è questione di gusti.

  5. Tpxa scrive:

    Salve!!
    complimenti complimenti…
    ma solo 3 gr. di farina?

  6. Verdesalvia scrive:

    Ah dimenticavo… Ho comperato anche il vostro “La cucina siciliana” e da li che vi ho conosciuto il blog!!!
    Bellissimo!

  7. Lalla scrive:

    http://www.cavernacosmica.com/le-virtu-del-calicanto/

    Qui c’è la storia del calicanto!!!!

  8. Chiara scrive:

    Anche io ho acquistato da poco il libro “California backery” . e sono daccordo con voi, mi ci sono persa in un’ affascinante lettura da cui traspare passione in ogni riga !! ne sono rimasta incantata, oltre al fatto che sto provando tutte le ricette, e devo dire che sono descritte nei minimi particolari, cosa che non sempre succede. Meraviglioso il cheesecake Newyorkese.Complimenti per il vostro blog, vi leggo sempre !! Bravissimi anche voi!!

  9. Chiara scrive:

    Sono d’accordo con voi per quanto riguarda il libro “California backery” !, bellissimo, l’ho acquistato anche io, e spesso mi ci perdo nelle sue stupende foto e ricette paraltro gia’ sperimentate e di sicuro successo!. Da ogni riga, come dite voi traspare passione e cura per i particolari, affascinante e coinvolgente da leggere, anche la storia della loro avventura.Complimenti anche a voi per il meraviglioso blog, vi leggo e vi ammiro !!

  10. Oh finalmente qualcuno che sostiene -il- cheesecake e non -la- cheesecake che proprio non ce la faccio ne’ a sentite ne’ a leggerlo…. La ricetta mi sembra un trionfo, peccato che qui in Spagna la robiola non ci arriva.. :-\

  11. non ci crederete ma non ho mai fatto una cheesecake in vita mia, questa sarà la mia prima…. ops il mio primo!!!!
    Stupenda come sempre