Il forno e la granja

Nelle nostre micro-cronache da Barcellona quella di oggi è una giornata importante: aspettiamo infatti, trepidanti, l’arrivo del forno e della lavastoviglie quassù al quarto/quinto piano senza ascensore. Se tutto andrà a buon fine a quasi due settimane dal nostro arrivo e nel giorno in cui finisce gennaio e finisce pure l’anno cinese, la nostra cucina sarà pronta per iniziare a lavorare.
Ci sarà allora da decidere (son problemi eh…) da dove cominciare, con che cosa inaugurare il nuovo forno? Ricetta comprovata, sicura, sicurissima con cui testare l’unicità di questo specifico forno, oppure nuova, nuovissima per iniziare insieme e da capo? E poi dolce o salato? Italiano, spagnolo, catalano? Son problemi, val la pena di ribadirlo, che si scioglieranno come neve al sole (a proposito qui ci sono 18 gradi!) difronte alla banalità degli ordini di priorità: i nuovi libri in cottura, la tempistica delle consegne, la nostra rubrica sul canale cucina del corriere che dettano pure qui menù invero un poco strampalati.
E poi, poi c’è il mercato, anzi i mercati, che sono a Barcellona meraviglia di esotico e di conosciuto e hanno cambiato già non poco la nostra dieta quotidiana: pesce, pesce a non finire che non solo c’è in grande quantità ma è conveniente e super disponibile, perchè armate di enormi coltellaci e guanti di gomma azzurra le pescivendole (in genere chissà perché sono femmine…) tagliano filetti perfetti di qualunque bestiolina di mare, grande o piccina, filettini di alici, salmoni, sogliole, ma pure merluzzi e persino code di rospo. Il fotografo, che è fobico in modo imbarazzante delle spine, gongola e forse smetterà persino di scrutare il piatto con sospetto, inforcando gli occhiali come zio paperone in cerca di qualche spinuccia sopravvissuta fin dentro alla sua porzione.
Insomma c’è da credere che alla fine nel forno nuovo finirà una cosa quasi a caso, si accenderà, sarà la prima volta, ma poi non ci sarà il tempo né lo stupore di pensarci e con la pirolisi (!) non avremo paura nemmeno degli schizzi del gallo nero del Penedès. Aspettiamo dunque, fiduciosi, arriverà, arriverà anche quassù… se è arrivato il frogorifero, arriverà pure il forno… arriverà e ci passerà… non cadrà della scale… non si graffierà… non…

E la lavavjillas? la lavastoviglie? quella la aspettiamo con ansia quasi pari, se non maggiore, ma con un tantino di senso di colpa in più. Sembrerebbe infatti una cosa quasi superflua, infondo i piatti si possono lavare a mano, e così abbiamo fatto in queste settimane, a turno e con guanti troppo piccini per le manone del fotografo. Ma con una bambina piccina e le camere attaccate alla cucina è un esercizio che ha il sapore delle ultime due rampe delle nostre scale: fino al terzo arriviamo quasi tranquilli, ma quarto e quinto pianerottolo ci tagliano il fiato, così a colazione troviamo i piatti della cena, a pranzo quelli della colazione, a cena ovviamente quelli del pranzo. Non c’è scampo.
Ci siamo salvati solo in fatto di merende che da quando siamo qui si sono conquistate un posto nobile nella nostra giornata: da quando Annetta la fa, la facciamo pure noi e con grande lustro. Ci dedichiamo infatti a reperire e recensire mentalmente tutte le granjas della città, assaggiando churros e cioccolata, ma pure pastel de queso e altre robette deliziose. La granja, che letteralmente sarebbe in spagnolo fattoria, diventa in città un locale diurno dove fare colazione o merenda, e anche qualche volta piccoli spuntini. Nelle più autentiche e vetuste vendono ancora generi alimentari misti, un po’ come dal nostro pizzicagnolo dove è (era?) possibile farsi fare un paninetto.
Ecco noi la granja la adoriamo, ci coccola, ci conforta e finirà pure per farci amare la ciccolata in tazza che qui fanno con l’acqua e non con il latte. Son cose. Intanto noi aspettiamo (ancora) il forno.

2 Commenti a “Il forno e la granja”

  1. graziella scrive:

    complimenti, pure sul corriere cucina; questa notizia mi mancava . un pensiero sincero ai trasportatori 4 piani pesano!

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