Jaime J. Renobell

Il nome, già da solo, suona bene. Romantico, esotico e molto catalano è l’insegna di un luogo un po’ magico, un po’ quotidiano in cui con mille scuse trascorriamo molto del nostro tempo qui a Barcellona.
Non è che le scuse siano difficili da trovare per varcarne la soglia, ma nel nostro ménage personale si aggiungono alle ragioni oggettive, anche la vicinanza a casa e soprattutto la prossimità al parco della Ciutadella dove Annina trascorre molti dei suoi pomeriggi ormai assolati.
Nell’incrocio di queste rotte personali tocca metterci pure il mercato del Born, recentemente restaurato e inaugurato come centro culturale, a cui il fotografo è molto affezionato per ragioni non solo e non propriamente storiche e sobrie (all’interno c’è infatti una sede distaccata, diciamo così, della birreria Moritz). Sempre lì vicino la Paradeta, il Museo del cioccolato, la Calle Princesa, insomma praticamente il centro dell’universo.
Ma insomma com’è come non è per passare di qui c’è sempre una ragione.
Dentro ci si trova tutto quello che può servire per onorare una dispensa: farine di ogni tipo, genere e forza; zuccheri plurali (divisi per provenienza, caratteristiche e integralità) e poi soprattutto legumi di ogni calibro e tipologia, con certi fagioli autoctoni impensabili, ma pure ceci, fave, piselli spezzati e pure interi e lenticchie di ogni sorta. Poi le granaglie dal kamut più integralista fino al miglio per uccelli, passando naturalmente per tutti i gradi intermedi. La frutta secca con almeno quattro “modelli” di pinoli divisi per provenienza, calibro e naturalmente prezzo, nocciole e soprattutto mandorle con le Marcona a farla da padrona ma declinate in ogni forma (con la buccia, senza, tostata, a lamelle, in polvere, in scaglie) e poi le spezie, i pimientos, la cannella in stecche infinite e  il cacao, il cioccolato, semi di lino, di sesamo bianchi- neri- crudi- e tostati, la frutta essciccata, i fiori di ibiscus “confitadi”, insomma è un antro di meraviglie un po’ come in quella favola delle mille e una notte del facchino e delle tre ragazze che lo conducevano attraverso il mercato a comprare ogni bendidio….

e a pensarci pure a noi il facchino, o meglio un gentile aiutino, ci servirebbe assai, perché mezzo chilo di questo, mezzo chilo di quello e già che ci siamo di quell’altro ancora fanno un discreto peso da trascinarsi sulle scale qui al quarto quinto piano senza ascensore. Che poi se compri sfuso, e lì tutto è sfuso in grandi sacchi pieni di fascino, tocca poi invasare e quindi comprare barattoli, far costruire una mensola nuova in cucina e tutto il tralàlà.

Ma ne vale la pena, eccome se ne vale la pena…

Jaime J. Renobell
Oaseo Picasso, 34
08003 Barcelona

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