tast-a-la-rambla

Deve essere in qualche misura tempo di bilanci. Succede sempre di questa stagione: perché giugno è la fine di un anno scolastico che non è finito mai (e che sempre inevitabilmente ricomincerà a settembre…) e perché è la stagione dei compleanni (due su tre), con quello del blog di poco alle spalle. Quest’anno poi, molto più di tutti gli altri anni messi insieme, ci troviamo a contar candeline in attesa che Annina compia il suo primo anno e noi (due su tre) i primi sei mesi dal trasferimento nel cuarto primero di Barcellona.
In questo tempo lungo e corto sono successe un milione di cose, son cambiati i ritmi, la lingua, la cucina fisica e la comida, son cambiate in parte anche le prospettive e i punti di vista. Dunque quest’anno in ragione di cause maggiori (e soprattutto minori…), ma anche probabilmente per scelta abbiamo saltato Identità golose, Taste, Le strade della mozzarella, Festa a Vico e le altre tante o poche manifestazioni a cui, pur con la nostra timidezza poco social, abbiamo avuto il piacere di partecipare in questi anni. Del resto abbiamo postato poco, ma proprio poco, anche se per fortuna non abbiamo smesso di mangiare, di infornare libri (ma è ancora presto per parlarne…) e anche di dedicare un giorno della settimana a rivedere le basi della cucina allacciando il grembiule.

Così quando nello scorso week end ci siamo trovati immersi dentro la prima edizione di Tast a la Rambla, ci pareva una dimensione fantastica, a cavallo tra l’esotico e il nostalgico.  Barcellona inaugurava per la prima volta un percorso gastronomico nell’eccellenza delle sue cucine, coinvolgendo un considerevole numero di ristoranti, pasticcerie, taperie e tendenze riunite in un allestimento gradevole proprio alla fine della Rambla, quasi al mare. E noi, armi, bagagli e passeggino siamo salpati.
La prima incursione l’abbiamo fatta il venerdì, con il fotografo un poco scettico ed Anna assonnata appena uscita dall’asilo. Non sapevamo che si saremmo tornati il sabato e pure la domenica, sfidando nell’ordine l’afa, il sole e alla fine pure il temporale.

Carta alla mano ci siamo tuffati e ci abbiamo preso gusto. La formula era semplice, come spesso succede qui a Barcellona, ogni piatto 4,5 euro e la possibilità di un carnet da 4 assaggi per 16 euro. Niente code, niente ingresso a pagamento e il lusso vivendo nella città di distribuire gli assaggi su più giorni. Ristoranti e ristoratori con un solo piatto in degustazione (salvo rare eccezioni), porzioni non da cena o da pranzo ma per niente micragnose. Molti tavoli allestiti, ma soltanto in piedi, una folla immensa di cestini. Semplice.

Certo semplice e pure comodo e noi a colpi di celo-celo-manca-manca, e dividendo ogni cosa almeno per due, abbiamo fatto quasi 41, ovvero il numero degli assaggi presenti, divisi per 4 categorie: tapes e platillos, cucina tradizionale, cucina d’autore e pasticcerie.
Nella memoria è probabile che non tutto rimarrà nitido, ma chiudendo gli occhi e andando a sensazione il pinkissimo mojito giapponese  (Dos palillos), e il cappuccino di foie con schiuma di mela verde (Fonda España) li portiamo con noi.
Sul fronte cucina più tradizionale non dimenticheremo i calamaretti confitati con cipolla e tomaquet (Fleixa Tradiciò) e tutte le declinazioni dei gazpachos (Llamber e Neichel) anche in formato salmorejos (Bar del Pla). Insomma ci siamo divertiti.

E meno male che quella appena trascorsa avrebbe dovuto essere una settimana di disintossicazione e pentimento, costellata solo di buone intenzioni e di cibo casalingo… Ma tant’è non si poteva astenersi e, complice anche Anna incuriosita e pazientissima a cavallo del suo passeggino rosso, siamo riusciti a seguire pure un taller del Tickets, benché in catalano si sia perso parecchio…

Rimarrà da capire quanto è diverso e quanto è uguale a ciò che in Italia abbiamo conosciuto, nelle formule, nel cibo, nel pubblico. Per ora ci azzardiamo ad ipotizzare che ci sia meno entourage (ma forse solo perché non lo ri-conosciamo) e un uso ancora smodato del sifone. Il fotografo lo vuole in regalo per la sua festa.

3 Commenti a “tast-a-la-rambla”

  1. Gaia scrive:

    un bacio a quel musetto finale!

  2. francine scrive:

    che invidia!