generi misti in formato vintage

Che sia amore immagino che lo abbiano capito anche i muri. Lo dichiarano a gran voce la collezione di tazzine impilate in bilico, l’eccitazione maniacale per ogni mercatino, banchetto, robivecchio; l’ammirazione compulsiva per le righe degli strofinacci, le cifre ricamate, le pentole smaltate, i piatti scombinati, le materie parlanti.
Gli oggetti con una storia dentro ci piacciono da morire, sono stati già amati, sono stati il centro o la periferia nella vita di qualcuno prima di noi, e nel caso di quelli che abitano la cucina hanno nutrito a volte più di una generazione, accompagnando i gesti e il pane, il latte, il pranzo, la cena, i fagioli o la polenta. Hanno dunque qualcosa in più nei graffi dell’usura, nell’imperfezione apparente con cui portano in sè la traccia dell’uso. Anche quando li compri, e non sono un regalo prezioso che ti rimane in famiglia, sono comunque sempre una sorta di piccola grande eredità. Li maneggiamo con cura e li amiamo a dismisura.

Nei nostri libri, ma pure su queste pagine e anche nella rubrica Allacciate i grembiuli che curiamo per Il Corriere della Sera entrano praticamente sempre. Le ragioni sono semplici e contenplano da un lato il fatto che per passione sono parte della nostra vita e della nostra cucina reale, dall’altra l’innegabile verità che gridano a gran voce: sono tremendamente fotogenici!
Su questa strada, che è la nostra, abbiamo deciso di dedicare una delle nostre Officine calycante alla fotografia di cibo in chiave vintage. Il corso si è svolto nel settembre ancora vicino negli spazi creativi di Generi misti a Rovereto, dove ogni cosa sembra trovare magicamente il suo posto.

Ci siamo divertiti a fermarci e a rifletterci sopra su questo amore ad occhi aperti, trovandogli la giusta chiave e la giusta luce. Composizione e tecnica, armonie e contrasti, la coerenza di quel che avviene prima e la magia dello stile che cambia in ogni occhio e in ogni sguardo, anche quando pensi che l’inquadratura sia una sola. Dobbiamo dunque dire ancora una volta grazie a chi è stato con noi: grazie davvero di cuore per l’attenzione, l’impegno, il mettersi in gioco. Grazie naturalmente a Elisa che ci ha ospitato e rifocillato. Grazie infinite ad Ilaria per la pazienza e la grazia con cui ha posato, ancora una volta.

vestito sottoveste: mercatino di Firenze (approssimativamente anni ’60)
pentola di smalto: collezione di nonna Pina (approssimativamente anni ’60)
grembiule: corredo della mamma (1970)

Vestito: mercatino Parigi (anni ’60)
spilla smalto: mercatino Firenze (anni ’60)
alzatina: contemporanea

ciotole: Richard Ginori (approssimativamente anni ’50), Firenze


Tazzina: collezione nonna Pina (approssimativamente anni ’50)

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