Un’ossessione chiamata kale

Qui i partiti si sono spaccati nettamente: in forte maggioranza abbiamo scoperto in questo cavolo, riccio e attualmente molto cool, un amore smisurato che sconfina ridicolamente nell’ossessione, sull’altra sponda, nel suo splendido isolamente, il Fotografo che inisiste, è roba da conigli.
Difficilmente verremo a compromessi, almeno per la sua versione nuda e cruda, quella che lo trasforma in chips croccanti, amarognole e prive di sensi di colpa, noi ruminiamo contente e il Fotografo si astiene.

E dire che per molto tempo avevamo resistito, roba troppo alla moda, il solito di trip da superfood che si sgonfierà in un anno, o forse meno e infatti , ora che la sua gloria è sulla via di un lento declino, ci siamo decisi a provarlo. La questione è banale e si riassume nel fatto che ci è piaciuto molto, certo potrebbe assomigliare al cavolo nero, ma ha una consistenza sua speciale nella versione ricciuta che lo rende ideale al consumo compulsivo. Mettiamoci pure che fa bene, anzi benissimo, che si pulisce in due minuti e che Marie è riuscita a pescarlo pure al mercato di Ponte Milvio (dove si ostina a dire che non si trova niente…) e il Fotografo ha di che temere: presto gliene presenteremo una scodella pure a colazione.

Pulite le foglie di kale (cavolo riccio), mettetele nell’asciuga insalata e fategli fare qualche giro per eliminare il più possibile l’acqua. Raccogliete le foglie tagliate a pezzi, senza la costola centrale più dura su carta da forno. Cospargete di sale e olio e mettete a cuocere per circa 15 minuti a 175 gradi. Tutto qui.

2 Commenti a “Un’ossessione chiamata kale”

  1. Gaia scrive:

    Che idea scrocchiarella!
    ;-)

  2. [...] era lì e occhieggiava… lo abbiamo messo di contorno, in forma chips (al forno… ricetta qui) e così ci siamo sbaffati allegramente il formaggio [...]