l’aringa in cappotto

Della cucina russa noi fin qui si sapeva ben poco. è toccato lasciare Roma e trasferirsi a Barcellona per cominciare ad avere assaggi dal vero e dal vivo di una tradizione ricchissima e stratificata. Cose misteriose: cioè andare a ovest e incontrare l’est.
In realtà spesso nella vita finisce che la geografia la facciano le persone: nel nostro caso Giulia e Luis, (di cui avevamo già parlato a proposito di una certa mousse di cioccolato vegan) e la zia Tatiana.
Russa, russissima ma trasferita a Murcia la zia Tatiana ha lavorato professionalmente in cucina e si è portata dietro la sua esperienza e la sua memoria infallibile. A lei dobbiamo al ricetta di un borsh superlativo (le cui istruzioni occupavano due pagine e mezza trascritte in cirillico, catalano e infine italiano) pubblicato nella nostra rubrica Allacciate i grembiuli sulla Cucina del Corriere qualche tempo fa. A lei dobbiamo anche questa suntosa aringa col cappotto, eseguita passo passo dalle manine pazienti di Giulia.

E qui ci sarebbero da aprire un milione di parentesi. perché come in qualunque tradizione viva anche in quella russa esiste La versione e soprattutto LE versioni. Come dire che ognuno ha la sua e la reputa la migliore. Alla zia Tatiana in particolare piace un po’ esagerare… dunque perché un solo giro di strati? meglio due! e sì, mettiamoci anche la mela che ha qualla punta di acidino che ci sta benissimo.

La ricetta (e le interpretazioni della zia Tatiana):
500 g di aringa in salamoia pulita e tagliata a pezzetti
1 cipolla grande tagliata sottile
3 carote grandi bollite
3 patate medie bollite
3 barbabietole medie bollite
2 uova sode
maionese casalinga
olio di semi di girasole
aneto fresco
(+ mela  facoltativa)

Direttamente sul piatto da portata sistemare uno strato di aringa, uno di cipolla, poi patata (grattugiata), carota (grattugiata e eventualmente la mela grattugiata. Intercalare gli strati con poco olio di girasole e pochissima maionese. La zia Tatiana fa due giri, ma tradizionalmente ci si contenta di uno. Ricoprire con la maionesee decorare con le uova grattugiate, pezzetti di aringa e l’immancabile aneto

E sì, si chiama proprio così, aringa sotto il capotto e pure di pelle… ovvero seliodka (aringa), pod (sotto) shuboi (il cappotto di pelle).
Grazie alla zia Tatiana, a Giulia e pure a Luis.

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