risotto shitake, rosmarino e limone

Nel tentativo pieno di frustrazione di mettermi a un livello decente di castigliano (con il catalano ho deciso di limitarmi alle parole scelte e sciolte) faccio uno scambio virtuoso di “lezioni” di cucina in cambio di “lezioni” di lingua. Il che tradotto significa grosso modo cucinare con una nuova amica, tentando di articolare concetti vagamente comprensibili affettando cipolle e pulendo calamari (la motivazione è tutto!).
Non so se funzionerà però è divertente.

Lo è, divertente, anche perché e soprattutto perché Amaya (l’amica allieva/insegnante) ha bisogno di qualche attenzione alimentare: deve stare in guardia con latticini, glutine e zucchero, oltre che con due o tre altre cosette (le alici e le sardine, ad esempio, che io adoro e infilerei ovunque). Dunque ci giostriamo tra i divieti nel tentativo di dimostrare che cucinare non è difficile, ma che anzi si può finire per divertirsi, che non ci vuole niente, anzi nada.
Ovvio che ci si aspetti che tutto questo abbia un suono italiano e così l’altro giorno abbiamo sdrammatizzato il risotto con quel poco che c’era il frigo (…che è poi il modo in cui più spesso finisco al risotto).

1 tazzina di riso per commensale (+ 1 per la pentola)
una tazza di funghi shitake
2 rametti di rosmarino
la scorza di un limone
una cipolla
due scalogni
4 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 bicchiere di vino bianco (nel nostro caso in frigo c’era Tito Pepe)
sale e pepe

Preparare un brodo facendo bollire acqua abbondante con la scorza di limone, la cipolla e un rametto di rosmarino, poco sale.
Soffriggere gli scalogni affettati finemente con l’olio, quando diventano trasparenti tostarci il riso, sfumare con un bicchiere di vino e quindi calare i funghi. Rimestare bene, bagnare di brodo e portare a cottura dolcemente. Aggiustare di sale e pepe e mantecare con poco burro se potete permettervelo.

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