le uova della vicina

A pensarlo non c’è nulla di più perfetto: un guscio resistente e fragile, poroso e scontroso, capace di resistere e pure di cedere (non sempre al momento giusto…), un cuore giallo di “sole” e un’aria leggera intorno a fargli da bianca corolla. Ma tant’è le uova sono nel nostro paesaggio quotidiano  in formato da quattro, da sei e da dodici con anche la perfidia delle solitarie confezioni da due e di quelle da dieci, che servono solo a confondere le idee e i conti. Le uova sono cifre, ingredienti, astrazioni.

Deve essere colpa soprattutto dei dolci, penso, dove le uova compaiono per numero o peggio per peso, a volte intere ma più spesso divise, pura materia da montare, incorporare, legare. Perché alla fin fine anche se ti impegni a cercare le migliori, quelle eco, quelle bio, la prima scelta, a terra, all’aria, eccetera, sempre coi numeri hai a che fare: codici di provenienza, categoria e tutta la compagnia che per fortuna che c’è, perché altrimenti perderesti del tutto il cammino.
Ma quando poi, per percorsi spesso intricati, metti le mani sulle “uova per davvero” lo capisci che la differenza si tocca e che un uovo può essere un uovo. Forma e sostanza, guscio sporco compreso.

Le nostre uova “per davvero” venivano dalla Galizia, regione alla fine della penisola Iberica, alla fine di tutto per certi versi. Noi ci abbiamo fatto diversi viaggi di andata e di ritorno (tracce qui: http://lacucinadicalycanthus.net/?p=8872 ) , ma questa volta la rotta non era la nostra bensì quella della nostra vicina di casa qui a Barcellona, che si chiama Carmen, fa la gioielliera e della Galizia è originaria.
Una volta l’anno sua sorella la viene a trovare e porta con sè reperti di casa, a volte roba strana, stranissima (i percebes, quelle specie di unghie di dinosauro li abbiamo mangiati per la prima volta proprio da lei avvolti un candido strofinaccio bianco per tenerli al caldo) a volte cose solo apparentemente più normali, tetilla (a forma evocativa…), grelos (una delle rare verdure a foglia larga autoctone in Spagna) e uova appunto.
Stavano, le uova di Galizia, in un cartone di quelli lunghi da dodici o giù di lì, ma si vedeva ad occhio che non c’entravano nulla. Colori diversi, misure diverse, non ce ne era una che somiglisse alla vicina. Uova così non sono affidabili.

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