strangolapreti alle foglie di cavolo (di torbole)

Probabilmente a questo punto, dopo i mercati di Barcellona, quelli di Firenze e di Roma, Osvaldo il macellaio, la pescivendola dai guanti azzurri, la signora Fausta e i venditori esotici di piazza Vittorio, lo si sarà capito: nutriamo una certa passione (smisurata!) per i mercati. Ed infatti anche quella di oggi è una ricetta (e una storia) sullo sfondo del mercato… non più a Firenze, non più a Sant’Ambrogio ma un po’ più a nord nella piazza delle Erbe (quella stessa della signora Fausta) che già di per sè ha un nome che è tutto un programma.
In piazza delle Erbe viene una volta la settimana Giustino-il-contadino. Il suo banco è sempre affollato, lui è sempre burbero, le chiacchiere e le battute (spesso taglienti) sempre a fior di labbra nonostante (o forse per quello) il freddo sia ancora in Trentino piuttosto pungente.
Giustino-il-contadino non vende semplicemente frutta e verdura, ma (ti) vende la frutta e la verdura che lui decide tu debba comprare, più o meno nella quantità che lui decide (ti) serva. I margini di trattativa sono esigui e dipendono fondamentalmente dall’estro del momento.
Dunque il giovane padre con il numerino prima del nostro (Giustino ha istituito i numeri per evitare risse tra i clienti, lui solo infatti ha il dritto di “maltrattarli”) ”doveva” comprare i piccoli cavoli di Torbole, la questione girava intorno al numero e Giustino-il-contadino per dare peso all’imperativo morale spiegava che le foglie (metà del cavolo in effetti) non vanno buttate (e sprecate), ma cotte a parte per farne strangolapreti… il giovane padre replicava che lui gli strangolapreti non li aveva mai fatti in vita sua,  Giustino-il-contadino era scandalizzato a morte:
- “Come non li hai mai fatti?”
il giovane padre provava a replicare:
- “Ma io sono di Pisa…”  
la logica però era implacabile:
- “E a Pisa preti non ce n’è?”

Inutile dire che il giovane padre ha comprato i cavoli di Torbole. Noi pure. Poi con la ricetta (molto) abbozzata di Giustino-il-contadino (che cominciava sempre e solo dalla fine) e l’aiuto fondamentale della nostra amica Sara li abbiamo fatti e mentre li facevamo ci siamo detti che in fondo questa ricetta, dopo tutto il lungo pensare, era, nella sua semplicità impastata di quotidiano, tra quelle a minor impatto inquinante e a maggior risparmio energetico tra quelle (a volte fantasiose) che avevamo valutato.
Certo non è pura e cruda come l’avremmo sognata per poterci…

 
…illuminare di meno
,

ma è semplice, costa poco, utilizza gli avanzi e gli scarti, esige prodotti locali, vanta una spesa fatta a piedi sotto casa e recupera tradizioni locali.


La ricetta

Ingredienti
200 g di foglie di cavolo cotte (o altra verdura a foglia, tipo ortica, borragine, spinaci, ecc.) 
130 g di pane raffermo bianco
latte q.b. per coprire il pane
2 uova
2,5 cucchiai di farina bianca
1 pizzico di sale

Curare le foglie del cavolo sfilandole con le mani lungo la cost centrale, lavarle e lessarle velocemente in acqua leggermente salata. Scolare bene le foglie e tenere da parte l’acqua. Ammollare il pane nel latte, strizzarlo bene, mescolare alla verdura triturata finemente, aggiungere le uova, la farina e un pizzico di sale. Con l’aiuto di un cucchiaino formare degli gnocchetti lsciandoli cadere  direttamente nell’acqua (quella di cottura delle foglie) quando vengono a galla (ci vogliono pochissimi minuti) sono pronti e vanno serviti con burro (o olio extravergine) e grana trentino grattugiato.
Nota: per sicurezza controllare la tentuta dell’impasto provando a cuocere un solo gnocchetto, se passa il test senza sciogliersi si può procedere seeni con gli altri. 

maite

 

23 Commenti a “strangolapreti alle foglie di cavolo (di torbole)”

  1. Sara scrive:

    complimenti per le foto…. ;-) soprattutto il primo piano del cavolo mi piace molto

  2. erika scrive:

    gli strozzapreti sono come degli gnocchi di pane e erbe allora? io pensavo a dei simili spaetzle. :-)
    bella ricetta e… mi mancono un sacco i mercati, i nostri mercati.
    grazie.

  3. marie scrive:

    si, mi raccomando la prova inziale con uno gnocchetto per vedere se la densità è quella giusta, direi che è una cosa fondamentale. :)

  4. maurizio scrive:

    giustino il contadino di piazza erbe non può che essere quello di rovereto…
    grande invenzione il broccolo di torbole, la parte migliore sta proprio nelle foglie.
    che ci fa calicanthus a queste latitudini?

  5. Pina scrive:

    qs ricetta la copio subito e la faccio realizzare durante il we mi sa!!! wow!

  6. marie scrive:

    @Maurizio, siamo come delle piccole trottole, sopratutto Maite (sai, usa il treno per farsi venire idee di ricette) e spesso passa da Rovereto.

  7. fe scrive:

    Che bello…Mi chiedo per quanto ancora avremo modo di fare la spesa così…
    In romagna gli strozzapreti sono fatti tutti diversi, con la sfoglia senza o con pochissimo uovo, abbastanza corposa formando poi tagliatelle che si passano tra le mani in modo da arrotolarle su se stesse. Il palmo della mano dà la misura della grandezza di ogni strozzaprete…Sì, non mi sono spiegata molto bene, è che questo nome è quello di un piatto talmente importante per me…Ci sono cresciuta, e non era neanche un piatto di mia madre, ma della vicina di casa, l’Anita. Ad ogni modo sono d’accordo con voi, ricetta stupenda la vostra fatta di semplicità, si potrebbe dire fatta di luogo, del luogo stesso. Sono cose importanti, antiche, e non si capisce se siamo noi a traghettarle dal passato al futuro, oppure loro a usarci come veicoli della loro ragione d’esistere.

  8. Maite scrive:

    @Sara: eh sì, viva i ritratti di verdure! e le amiche che reggono le foglie…
    @Erika: come la capisco la nostalgia dei mercati, ma dove stai non ce ne sono?
    @Marie: ehm… noi ne sappiamo qualcosa di gnocchi scomparsi, disciolti per sempre nell’acqua, vero? e la faccia, te la ricordi), davanti alla pentola vuota?
    @Maurizio: touchée… ma a questo punto deduco che anche tu lo frequenti Giustino, ci vediamo lì domani mattina?
    @Pina: sì, e si può fare con le foglie che preferisci
    @Fe: cerchiamo di averlo il senso del luogo (Augé ci fa una pippa a noi…) e siamo felici di trovare il tuo sentire vicino al nostro… per gli strozzapreti (e/o strangolapreti) in effetti so che ne esistono versioni svariatissime, a Roma, sostiene il fotografo, sono spaghettoni…

  9. marie scrive:

    @Maite, come dimenticare lo gnocco scomparso… :)

  10. cobrizo scrive:

    il broccolo di torbole sarà mai quello che dalle mie parti spacciano per broccolo di bassano? mah, vai a saperlo… ;-)

  11. caly scrive:

    a occhio non credo cobrizo, qui pare che i cavoli siano di mille variazioni da chilometro a chilometro… e tutti sono giustamente fieri del loro cavolo!
    PS bellissimo il tuo post su san servolo..

  12. maurizio scrive:

    @ Maite: a dire il vero io sono più affezionato a Claudia, quella dela banco vicino a Giustino. Ha le patate che se le mangi, le altre non le vuoi più vedere. Per non parlare dei piccoli frutti, dei cavoli cappucci e dei fagiolini gialli. E’ che col freddo resta nella sua Roncegno e non so bene quando tornerà. Sob…
    Domattina sarò da quelle parti, anche perché devo passare dal macellaio di fiducia (quello di via Rialto) a comprare chili e chili di porco, ché domenica mi trovo con gli amici a fare salami. E salsicce.
    :)

  13. Elvira scrive:

    A riutilizzare le foglie del cavolo davvvero non ci avrei mai pensato…e chissa’, potrei provarci (quando riusciro’ a tornare in Puglia) con le foglie del cavolfiore violetto che qui in Campania non trovo.

    Viva Giustino, viva i mercati, quasi quasi lunedi mi prendo qualche ora e faccio un giro al mercato del paese!

  14. Mademoiselle Manuchka scrive:

    mi fanno tanto pensare ai malfatti..
    che buoni.. ma vorrei assaggiare i vostri..

  15. cobrizo scrive:

    è questo! http://www.comune.bassano.vi.it/mercato_ortofrutticolo/it/Prodotti.htm
    comunque se vi capita, è buonissimo!!!

    grazie dei complimenti, ma ti assicuro che la realtà superava di molto il mio racconto! ho dei bellissimi ricordi!!!

  16. barbaraT scrive:

    si anche a me ricordano i malfatti (aka gli gnudi) però in quelli io ci metto la ricotta invece che il pane raffermo…

    ragazze mie, come vi capisco…
    “… e per la serie “chi l’ha visto… lo gnocco dopo che l’ho tuffato nell’acqua bollente”, trasmettiamo ora la puntata di approfondimento “eppure.. lo giuro, era lì…”

    …….

    fuori tema:
    in pausa pranzo, complice la oramai rara giornata di sole capitolina, mi sono fatta quattro passi fino a via mario de’ fiori, giusto per comprare da c.u.c.i.n.a. una padellina in ferro per farci la tortilla (e naturalmente, come volevasi dimostrare, ne sono uscita con 2 buste pesantissime ed altrettanto gravi conseguenze sul mio conto corrente…) comunque…
    e che ti vedo tra le foto esposte?????

  17. maite scrive:

    @Maurizio: fagiolini gialli? salsicce fatte in casa? sto per sentirmi male….questa è una provocazione, pensare che devo chiudermi in casa a lavorare tutto il week end..
    Scherzi a parte, bellissima questa storia delle salsicce e dei salami con gli amici, ti invidio un po’…
    @Cobrizo: di San Servolo ho anche io ricordi stralunati e quasi mitologici…
    @BarbaraT: marie ed io abbiamo perso in pentola gnocchi di zucca e gnocchi di castagne, la prima volta abbiamo addirittura conservato la “sindone” cioè l’acqua con le castagne dissolte, (anche perchè mi ero assai divertita a lessare, spellare e passare a setaccio le castagne…)la seconda volta invece abbiamo sepolto tutto con una risata… alla teza abbiamo imparato

    fuori tema ma non tanto: che bello! anche qui condividiamo la stessa esperienza di sorpresa perché anche noi abbiamo ritrovato la foto perduta (che è stata la protogenesi di questo blog) per caso, entrando in quel negozio con il solito intento un po’ morboso di solleticarci il desiderio… come avrai visto però l’immagine non è esattamente la stessa, oltre alla mia mano ce n’è una misteriosa maschile… che qualche volta si degna di scrivere anche qui…

  18. barbaraT scrive:

    si, infatti, avevo notato una certa peluria sospetta…

  19. cobrizo scrive:

    Maite: racconta dai!

  20. maite scrive:

    @cobrizo: storia lunga sai, di epopee familiari, mio padre lavorava a san servolo in manicomio gli anni della contestazione e della legge basaglia. Ci arrivò una sera di inverno su un vaporetto avvolto dalla nebbia quando aveva meno degli anni che io ho adesso, una laurea in tasca e una figlia in arrivo e sebbene io ne ho ricordi e visioni molto a posteriori me lo immagino benissimo con la barba di quegli anni e la certezza (che molto gli invidio) che si potessero davvero cambiare le cose.. e poi mille aneddoti, racconti, immagini che sono anche un po’ mie che a furia di averli ascoltati li porto un po’ dentro..

  21. cobrizo scrive:

    ma tu pensa…
    sai, ho dormito in quelle camerate, ancora prima che venissero terminati i lavori. i letti in metallo, i soffitti altissimi,…
    certo per tuo padre non deve essere stato facile…
    per me era una vacanza, ma per tutti loro era davvero un ghetto!
    scusa, forse non era il posto, nè il modo più adatto per fartene parlare, ma a me ha fatto piacere il tuo racconto. grazie.

  22. Azabel scrive:

    Li ho preparati giusto l’altro ieri, modificando un po’ la ricetta che ormai non facevo più da qualche anno… che delizia, che delizia!

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