letti di notte

Stiamo quasi per chiudere le valigie, per chiudere la stagione qui a Barcellona e imbarcarci per vacanze che, come sempre, mescoleranno lavoro e viaggio, lavoro e (speriamo anche un poco di) riposo. Ma sono giorni di tante cose, di lavastoviglie in panne, di scrittura di corsa, di digestione (vedi alla voce: Tast a la Rambla) e di nuovi progetti. E in tutto questo tourbillon ci siamo presi il tempo bello di leggere, di notte. Chiaro.

Era infatti la notte bianca della lettura, giunta quest’anno alla sua quinta edizione e approdata grazie alle Nuvole, libreria italiana nel cuore di Gracia, qui a Barcellona. Ci siamo dunque mesolati alla festa, una festa che aveva come tema le città, quelle vere e quelle immaginarie, i libri e le parole ben al centro, e la Vigata del commissario Montalbano come scelta di affezione.

é stato così che mi sono messa a ragionare un poco su quel carattere di parola (se non proprio di letteratura…) che la cucina siciliana si porta dentro. Sì, perché quella siciliana è una cucina di “curtigghio”, in cui la parola, la ricetta, e soprattutto la sua storia e il suo valore sono parte del piatto e del boccone. Il cibo in Sicilia sta in bocca perché tanto si mangia, ma anche perché tanto e tanto di cibo si parla. Lo si assapora masticandolo, parlandone e naturalmente criticandolo.
Nessuna ricetta è uguale a quella che le sarebbe teoricamente sorella: cambiano e confliggono tra Palermo e Catania, ma anche nella stessa provincia, città, paese sperduto, quartiere sretto, e persino e soprattutto nella stessa famiglia. E questo vale in modo particolare per le ricette più consolidate, quelle che in teoria dovrebbero avere ormai trovando quiete, una sorta di canonizzazione: la parmigiana, la caponata, gli arancini, la cassata, i cannoli… ma in mezzo a battute sprezzanti, dinieghi, battibecchi e qualche volta litigi questo è forse il segno più tangibile di quanto la cucina in Sicilia sia ancora cosa viva.
Come dimostra anche la gran quantità di riferimenti al cibo che compaiono nei romanzi e nei racconti di Camilleri. La prova, a volerla proprio cercare, è quella Adelina che pur essendo un personaggio di colore è tutt’altro che sfondo nella vita e nelle storie di Montalbano. Conforto alimentare e casa, materna, accogliente, sicura… Povera Livia!

Tutto questo ci siamo portati alle Nuvole. Con i nostri libri a farci compagnia e un nuovo (nuovissimo!) arrivato che si intravede tra gli scaffali colorati. Grazie dunque a Cecilia che ci ha invitati e accolti, grazie alla Pasticceria di Gracia per gli arancini a tema e grazie allo scrittore Alessio Romano per la lettura delle sue parole. è sempre una grande magia quando qualcuno ti fa la lettura.

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