quasi come un trifle

La prima volta che l’ho sentito nominare veniva dalle parole piene di seduzione di comida de mama. Mi vergognavo un poco di non sapere che fosse e nello stesso istante scoprivo di possedere (inconsapevolmente)  una collezione ragguardevole di ciotoline, coppette, bicchierini e bicchierozzi perfetti per il trifle.
Da allora non l’ho mai dimenticato, qualche volta l’ho praticato, ma soprattutto ho saputo che titolo dare a certe “invenzioni” dell’ultima ora che combinano il non-c’è-niente-per-dolce con l’ultimo appello per la frutta (quasi) dimenticata in frigo.

In questo caso erano albicocche, comprate in sovrannumero e poi diventate un po’ troppo morbide per i gusti di casa che esigono morsi croccanti da conigli. Dunque bagnate di quel che c’era in dispensa (moscato, ma pure fondo di prosecco, rum, vino santo, insomma tutto quello che passa il convento) hanno marinato brevemente con zucchero e una manciata di spezie. Se ci fosse stato ci avremmo messo qualche fetta di ciambellone avanzato, ma ci siamo limitati ai biscottini che c’erano, inzuppati nella marinatura della frutta. Poi il tutto è stato montato in tazza, facendo a meno della trasparenza che caratterizza il trifle (ma vuoi mettere usare finalmente quel servizio british di cui proprio non si poteva fare a meno al mercatino?!) a strati ci si è messa pure la panna, corretta, con disappunto del fotografo, con yogurt greco per far finta di risparmiare due calorie. In frigo e via.

Viva il trifle!

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3 Commenti a “quasi come un trifle”

  1. Mila scrive:

    Quelle tazzine mi ricordano un servizio che ho eredita e sinceramente mai usato!!!

  2. pillow scrive:

    una cosa che leva il fiato, a partire dalle ceramiche!
    grazie!

  3. Giovanna scrive:

    Le albicocche per me sono un po’ come le ciliege: una tira l’altra, se non finiscono prima dritte nella pentola per farne confettura. Dovrò ricordarmi di dimenticarle (ah ah!) così avrò la scusa per preparare questo fantastico trifle. Meraviglioso!